Cattedrale di Sant’Andrea

Piazza Duomo, Amalfi, SA, Italia

Sito Web

089.871324

09:00-12:00 16:00-19:00

La Cattedrale di Sant’Andrea è il principale luogo di culto cattolico di Amalfi, sede vescovile dell’omonima arcidiocesi. Dedicato a Sant’Andrea Apostolo, si trova in piazza Duomo, nel centro della città.

In origine le basiliche ad Amalfi erano due, ed entrambe a tre navate: la prima corrisponde al Duomo vecchio eretto dal duca Mansone II attorno all’anno 1000: la seconda eretta a metà del IX secolo è più ampia. In quei tempi i due luoghi di culto venivano ad essere officiati contemporaneamente come avveniva in tutte le chiese paleocristiane della Campania.

La basilica venne trasformata nei primi decenni del XIII secolo sotto l’arcivescovo Matteo Capuano e il cardinale Pietro Capuano, entrambi unirono i due luoghi di culto in uno solo a cinque navate. Ulteriori ampliamenti e ricostruzioni avvennero tra il XVI secolo e il XVIII secolo che gli ha conferito la veste attuale.

La facciata attuale è stata costruita nel XIX secolo da Errico Alvino coadiuvato da un’élite di discreti architetti; la riedificazione è avvenuta dopo il presunto crollo di quella originale. Il progetto dell’Alvino si presenta con una facciata neomoresca, con influenze neogotiche, preceduta da un corridoio che collega il campanile, il chiostro del Paradiso e la chiesa-cappella del Crocifisso.

Il 24 dicembre 1861 sotto l’azione di un forte vento, un tratto del coronamento della facciata della Cattedrale, in cattivo stato di conservazione, cadde sfondando una o due volte del sottostante atrio. La Cattedrale subì danni lievi e non precari. Ma il parere favorevole al restauro stilistico della Giunta delle Belle Arti ha fatto sì che, per un danno leggero, le stratificazioni sulla facciata (dell’epoca rinascimentale, barocco, etc.) siano state cancellate, ricostruendo la Cattedrale secondo lo stile dell’architetto Lorenzo Casalbore, che demolì l’insigne portico, i capitelli, le cornici, lo stesso intonaco e le basi e le paraste del Settecento, messe in opera da Arcangelo Giulielmelli.

Così volle riprodurre l’originario stile della chiesa, mirando alla distruzione delle altre stratificazioni avute nel corso dei secoli; e la rimozione dell’evento dalla memoria collettiva degli amalfitani contribuì a fortificare la tesi che mise in atto il sindaco del paese Salvatore Amatruda per giustificare questo “rinnovamento” della facciata, ovvero che la chiesa era, quasi del tutto, crollata. Alcune fonti scritte, probabilmente appartenenti agli esperti di restauro che furono nominati dalla Giunta delle Belle Arti, dicono: “Se questo ragguardevole monumento fosse liberato e svestito dalle sovrapposizioni barocche che in tempo più vicino a noi lo hanno deturpato e travisato, presenterabbe una singolare novità di stile, così nell’insieme della sua struttura, come nelle decorazioni veramente stupende. Intanto è opera certamente lodevole il poter ridare a questo monumento almeno l’antico aspetto nella parte che riguarda la fronte esterna”.

Il Campanile esistente dal 1180 e compiuto nel secolo successivo; nel XVIII secolo venne restaurato e successivamente manomesso. L’esterno si compone di un piano di bifore e uno di trifore, con coronamento arabeggiante e copertura ad embrici maiolicati gialli e verdi.

Il portale maggiore presenta una lunetta, che racchiude al suo interno un affresco di Domenico Morelli e Paolo Vetri, ed una porta in bronzo, fusa a Costantinopoli.

L’interno, rimaneggiato in forme barocche, ha una pianta basilicale con transetto e abside; il tutto è rivestito da marmi commessi e racchiudenti colonne antiche.

Le navate sono coperte da un soffitto a cassettoni. Sull’altar maggiore barocco si trova una grande tela raffigurante Il martirio di sant’Andrea Apostolo, patrono di Amalfi, dei pescatori e dei marinai. Su quello postconciliare, invece, si trova un moderno Crocifisso ligneo dipinto.

Nelle cappelle sono conservate opere di arte gotica e rinascimentale. In una cappella si trova un gruppo ligneo raffigurante l’Apparizione di san Michele Arcangelo a san Felice; in un’altra c’è una Madonna tra san Filippo e un vescovo.

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