Ruderi dell’Abbazia Benedettina di San Pietro

Strada Provinciale 44, Aquara, SA, Italia

L’Abbazia Benedettina di San Pietro fu fondata prima dell’anno mille dal re longobardo Desiderio e sorgeva nel casale di San Pietro a metà strada fra Aquara ed il fiume Calore.

Il villaggio, che era attraversato dall’antica via regia, fu distrutto nei secoli più volte: prima dai saraceni e in seguito, nel 1246, dalle truppe di Federico II, ed una terza volta per lo spaventoso terremoto del 1456 e fu abbandonato durante la peste del 1556. Alla fine del XV secolo la badia era una delle maggiori aziende agricole della valle del Calore, in cui confluivano 251 lotti di terreno bonificato e 83 coloni con le loro famiglie.

Il monastero, che fu restaurato nel 1512 non aveva altari laterali ed era posto a mò di rettangolo molto allungato, che fu ridotto quasi ad un terzo nel 1600, quando fu necessario demolirne la facciata pericolante. Sulla parete a destra dell’ingresso era posto un Crocifisso scolpito in legno di proporzioni naturali, che fu portato nella Chiesa parrocchiale. Vi era anche un’antica statua in legno di San Pietro piuttosto simile a quella bronzea di Roma.

Il campanile era collocato sul lato sinistro del monastero, rispetto all’ingresso, e la sua base veniva a trovarsi a metà della chiesa, con l’ingresso dalla parte interna della sagrestia. La sua base serviva da forziere per contenere gli oggetti di maggior valore, come il vasellame sacro in metallo prezioso e il busto con le reliquie di San Lucido, che fu trasferito nella Chiesa parrocchiale.

La base del campanile comunicava con la chiesa mediante una piccola apertura, attraverso cui i fedeli potevano vedere il busto del Santo. Davanti al monastero vi era un piazzale con magnifici giardini, un pozzo ed una fontana.

La badia esisteva già prima dell’età angioina; gli abati titolari avevano diritto alla mitra e al pastorale e la giurisdizione spirituale sul villaggio, e ad essa spettavano anche le dipendenze delle chiese dirute di S. Elia, S. Domenico e S. Valentino, riunite nella cappella di S. Maria del Piano.

Oggi non esiste più il piazzale con il pozzo e la fontana, soltanto qualche rudere ricorda l’esistenza della cattedrale, dell’abbazia e della torre con le mura di cinta, ma la costanza ed il tenace interessamento dell’arciprete Pasquale Marino hanno dato ottimi risultati fino ad unire i tasselli dei pochi ruderi ricostruendo una piccola cappella che ospita oggi la statua di San Pietro.

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