Le Grotte dei Saraceni

Atena Lucana, SA, Italia

Sito Web

0975 - 76001

Le Grotte dei Saraceni, trattasi di un percorso che presenta tratti in salita e discesa e, elemento importante è percorribile da persone di tutte le età in quanto presenta tre “porte di ingresso” – Atena Scalo (nelle immediate vicinanze dell’uscita autostradale A3) – centro storico (nella piazza principale) –  C.da Colomba (nelle immediate vicinanze dell’uscita della superstrada Fondo Val d’Agri) e da tutti e tre i punti è possibile decidere se effettuare l’intero percorso o solo una parte.  Le grotte sono situate lungo il percorso e sono tutte visitabili. Lungo il sentiero sono dislocati punti di avvistamento (con un po’ di pazienza o fortuna è possibile ammirare il falco lanario in volo, specie protetta, il gheppio e la gazza) e belvedere dai quali ammirare uno spettacolo naturale mozzafiato, i “faraglioni” e alcuni speroni di roccia dalle forme particolari. Alla “porta d’ingresso” di Atena Scalo ampi spazi per il parcheggio, area attrezzata con giochi, tavoli per il picnic, barbecue, bagni, centro informazione e medicheria.  A metà strada, per gli appassionati, una parete attrezzata per le arrampicate sportive.

La storia trae origini da Arechi II il quale, avendo sposato Adelperga, figlia del re dei Longobardi Desiderio e sorella della più famosa Ermengarda andata in sposa a Carlo Magno, stabilì a Salerno la sua residenza principale, facendo erigere un palazzo per sè e la sua corte, rinnovando le vie d’accesso alla città e fortificandone le mura. Ad Arechi II successero i figli: Grimoaldo III, Sicone, Sicardo e Siconolfo, che dopo una lunga e cruenta serie di battaglie contro Radelchi, aspirante anch’esso a divenire Principe di Benevento, firmò con questi un trattato di pace e di spartizione del Regno dando vita al Principato autonomo di Salerno, comprendente la gran parte della Campania, i gastaldati di Acerenza (per la media parte), di Latiniano, di Laos, di Lucania e di Conza, mentre solo la restante parte del gastaldato di Acerenza, la regione del Vulture, rimaneva nel Principato di Benevento.  Ancora una volta divisa, nel corso del IX sec. la Lucania prestava il fianco agli assalti dei Saraceni, in un contesto di grande miseria. I nuovi principi Longobardi non erano in grado di fronteggiare l’avanzata musulmana, ancorchè dissidi interni ne limitavano ulteriormente la capacità offensiva. Le vicende storiche si incrociano a questo punto con la leggenda che narra come una truppa di Siconolfo che si recava in Lucania riuscisse a sfuggire ad un agguato teso dai Saraceni e li inseguissero lungo le colline di Atena. Lo sparuto gruppo di Saraceni rimasto in vita riuscì a nascondersi nelle grotte, lungo il vallone Arenaccio, facendo perdere le proprie tracce agli inseguitori. Da quell’evento i Saraceni usarono spesso quel percorso e anche se la leggenda non trova riscontri storici precisi, gli anziani del luogo narrano che, durante la seconda guerra mondiale, nell’esplorazione delle grotte usate come rifugio dai bombardamenti, avevano rinvenuto alcune testimonianze che portavano a credere che il passaggio dei Saraceni non fosse solo una leggenda. Gli stessi anziani raccontano come questi sentieri fossero molto usati per spostarsi da una contrada all’altra e, le grotte, luogo di riparo dalla pioggia e di appuntamento per innamorati.

Le grotte

La grotta della Cava, l’ingresso è costituito da uno scivoloso terreno a bassa pendenza, dopo circa 3 metri il piano di calpestio diventa sabbioso e verso il fondo breccioso. Sulle pareti sono presenti lumaconi, lepidotteri e chirotteri. Al fondo della saletta si diparte un cunicolo triangolare in forte pendenza lungo circa 7 mt. con evidenti segni antropici di scavo sulle pareti.

La grotta del Fico, dopo l‘arrampicata sportiva si diparte rispetto al percorso principale un piccolo sentiero che conduce ad una nicchia di modeste dimensioni al di sopra del quale una pianta di fico cela l’ingresso di una ulteriore piccola cavità raggiungibile con una arrampicata di circa 2 mt ed un traverso esposto su roccia friabile di circa 1 mt. Si tratta di uno scavernamento in frattura largo circa 2 m e profondo 4 mt. Proseguendo si raggiunge una ulteriore nicchia nella quale un devoto ha deposto una Madonnina. Le dimensioni ridotte di dette nicchie sono tali da non rientrare tra quelle accatastabili.

La grotta della Madonna, dopo l‘arrampicata sportiva si diparte rispetto al percorso principale un piccolo sentiero che conduce ad una nicchia di modeste dimensioni al di sopra del quale una pianta di fico cela l’ingresso di una ulteriore piccola cavità raggiungibile con una arrampicata di circa 2 mt ed un traverso esposto su roccia friabile di circa 1 mt. Si tratta di uno scavernamento in frattura largo circa 2 m e profondo 4 mt. Proseguendo si raggiunge una ulteriore nicchia nella quale un devoto ha deposto una Madonnina. Le dimensioni ridotte di dette nicchie sono tali da non rientrare tra quelle accatastabili.

La grotta del Corvo piccola cavità di origine tettonica originatasi in calcari intensamente fratturati con alcuni segni antropici di scavo evidenti al fondo sulle pareti. Il piano di calpestio all’ingresso è costituito da terriccio mentre all’interno la breccia calcarea e alcuni clasti di dimensione decimetrica originatasi con probabili crolli della volta. Al di sopra della grotta affiora sperone di roccia avente configurazione simile ad una civetta.

La grotta Grande, si apre in calcari intensamente fratturati. L’ingresso è costituito da ampia caverna che si sviluppa in direzione nord-ovest per una lunghezza di 50 metri. Le pareti laterali presentano una serie di nicchie più o meno profonde, dalle forme comunque tondeggianti; il fondo si presenta con pendenze pressoché costanti di 20° dal fondo verso l’ingresso ed è ricoperto di deposito ghiaioso, tra il quale emerge talvolta qualche blocco di vecchio crollo. La volta presenta un’altezza costante nel tratto iniziale mentre nella parte verso il fondo si alza improvvisamente fino ad arrivare ad un’altezza di 15 metri. La grotta è popolata da una colonia di pipistrelli.

La grotta dell’Istrice la cavità si apre a circa 50 mt in direzione Est dalla Grotta III sopra la Grotta Grande di Atena CP 509. Si tratta di uno scavernamento causato dal crollo della volta. Dopo circa 5 mt dall’ingresso si dipartono due rami, l’ingresso del ramo dx è occupato da un muretto a secco, il ramo termina con due nicchie separate da un setto di roccia. Il ramo di sx presenta nel primo tratto alcuni massi di crollo di dimensioni metriche ed al fondo una vasca di probabile origine carsica. All’interno della cavità si rinvengono aghi di istrice.

La grotta dello Scoiattolo, l’ingresso si presenta con ampio scavernamento sul fondo dal quale si apre un cunicolo di forma regolare lungo metri 1,5 ed alto 1,2. Dopo una piccola deviazione si arriva in un ambiente molto più largo ed alto; si tratta di una sala a forma subrettangolare larga circa 4 metri e lunga 8 metri con altezza di circa metri 2. Il fondo è completamento occupato da ghiaietto pulito e sub-arrontondato che presenta una debole pendenza di 5° gradi dal fondo verso l’interno. Verso il fondo è occupato da terriccio e clasti provenienti da due evidenti frane. A circa 10 mt da tale grotta in direzione Sud, nascosto tra gli arbusti, c’è l’ingresso diuna modesta cavità. L’entrata ha una altezza di 60 cm e larghezza di 80 cm e da accesso ad una saletta di circa 2 mt di diametro (non accatastabile).

La grotta del Tasso, ampio scavernamento lungo 10 metri all’ingresso, suddiviso verso il fondo in 3 piccoli ambienti da setti di roccia. La parte più viva ad ovest è in risalita, mentre negli altri 2 ambienti ci sono delle vasche di erosione abbastanza grandi. La volta si mantiene ad una altezza costante di circa 5 metri.

MAPPA PERCORSO

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