Convento della Santissima Trinità

Via Convento, 2, Baronissi, SA, Italia

Sito Web

089.878005

09:00-12:00 16:;00-19:00

Il Convento della Santissima Trinità è un convento dei Frati Minori Francescani che sorge su una collinetta anticamente chiamata “Monticello”, al centro del comune di Baronissi, nella frazione di Sava.

La data della fondazione resta ancora oggi incerta. Il Padre Niccolò Gasparino da Spinazzola lo vuole fondato dal beato Simone d’Assisi verso il 1212, ma questa affermazione non resiste alla critica storica. Sicuramente però il convento e la chiesa esistevano nella prima metà del secolo XV, poiché in detto convento nel 1449 sicuramente abitavano gli Osservanti, e nel 1451 morirono in concetto di santità il beato fra Paolo da Olevano sul Tusciano e fra Bernardo da Capaccio, i quali senza dubbio erano della gloriosa schiera degli Osservanti di Terra di Lavoro. Questo fatto suppone evidentemente che il convento in tale data era in piena efficienza e quindi doveva essere stato fondato già da qualche tempo. Inoltre nella chiesa, a destra di chi entra, c’è la tomba del cavaliere Giulio de S. Barbato, morto nel 1462. Quindi è molto probabile che il convento fu fondato nei primi decenni del Quattrocento, sotto l’impulso di san Bernardino da Siena e di san Giovanni da Capestrano, quando furono fondati anche altri conventi di cui manca la bolla di fondazione.

Nel 1532 questo convento fu colpito da un forte incendio. Probabilmente la chiesa subì danni soltanto nel soffitto e negli arredamenti. Ciò si deduce dal fatto che in essa, oltre la tomba del cavaliere Giulio de S. Barbato morto nel 1462, si trova anche il magnifico sarcofago del giurista Giacomo de Gayano, morto il 12 luglio 1512 e sepolto nella cappella di Sant’Antonio. Forse più ingenti furono i danni subiti dal convento, tanto che nel 1582 non era stato ancora interamente ricostruito. Probabilmente questo incendio ebbe ripercussioni anche nei secoli successivi, dal momento che nel Settecento fu necessario rinforzare il lato est che minacciava rovina. Tuttavia gran parte dei danni subiti furono riparati dagli Osservanti i quali, però, non poterono godere a lungo il frutto dei loro sacrifici perché il 12 novembre 1594 il convento fu ceduto ai Riformati.

Verso il 1644 iniziarono i lavori di ampliamento del convento che terminarono dopo il 1660. Questi lavori compresero anche la sacrestia ed il refettorio.

La sacrestia, terminata nel 1648, fu commissionata da padre Giammaria da Sanseverino che fece abolire un piccolo corridoio che dal chiostro immetteva nella selva e ne ricavò un ampio locale. Inoltre commissionò a frate Innocenzo da Francavilla gli armadi che presentano intagli ed intarsi di grande qualità.

I lavori del refettorio, invece, terminarono nel 1681, come indica la data dell’affresco di Angelo e Francesco Solimena raffigurante Gesù servito dagli angeli nel deserto. Sulla parete opposta, all’ingresso del refettorio, un altro affresco reca la data 1723 ed il monogramma delRicciardi. Esso rappresenta le Nozze di Cana, ed ha un intento intimistico, comprensibile dalla stessa scena impostata in una semplicità quotidiana.

Il Convento in quegli anni ospitava inoltre un’infermeria che con il passare del tempo fu ricovero di frati provenienti anche da molti altri Conventi. Si rese necessaria dunque la costruzione di una nuova infermeria, più grande e situata a mezzogiorno. Nel 1719 presero l’avvio i lavori e nel 1722 la costruzione era in stato avanzato, ed era terminata sicuramente nel 1724, come si desume da un’epigrafe.

Altra attività praticata in questo Convento era l’arte della lana. La prima notizia sull’esistenza del lanificio risale al 1621 e questa attività fu sempre florida. Nel 1841 furono acquistate importanti attrezzature per la filatura e la cardatura in modo da assicurare un rendimento maggiore. Purtroppo in seguito alla soppressione del Convento avvenuta nel 1866 si persero tutti i macchinari e cessò questa antica attività.

Ancora nella seconda metà del XVIII secolo furono necessari alcuni lavori di rinforzo del complesso, che in alcuni punti minacciava rovina. Furono così costruite le verande sulla facciata sud e su quella est. Senza dubbio, i secoli in cui il Convento ha vissuto il periodo più fiorente sono certamente il XVII e XVIII. Basti pensare, oltre alle numerosissime attività sopracitate che vi si svolgevano, anche alle importanti personalità fortemente legate a questo centro spirituale come il P. Diego Campanile da Sanseverino, Custode di Terra Santa, o il missionario e martire d’Etiopia, Fra’ Felice de Felice da Sanseverino, gli artisti come Angelo e Francesco Solimena, Niccolò Fumo, Luigi Rodriguez, Michele Ricciardi, Teodoro d’Errico e moltissimi altri.

All’inizio del XIX secolo, con l’emanazione delle leggi di soppressione dei Conventi, anche questo complesso rischiò di chiudere, ma fu risparmiato perché il numero di frati che vi abitavano era superiore a quello stabilito dalla legge. Ma purtroppo non subì la stessa sorte nel 1866. Da questa data il Convento passò al Comune di Baronissi, che lo vendette al Liceo di Salerno, che a sua volta, per oscure questioni, lo rivendette al Comune di Baronissi. I frati per riavere il loro Convento dovettero aspettare il 1892, anno in cui il Comune glielo vendette per la somma di 18000 Lire. Appena riaperto, il Convento ospitò il chiericato di filosofia e teologia. Tale attività durò per un decennio, ossia fin quando fu istituito il Collegio Serafico. Durante la prima guerra mondiale il Convento fu occupato dall’autorità militare ed ospitò i prigionieri di guerra. Durante la seconda guerra mondiale invece vi trovarono riparo i militari tedeschi, e per questo motivo fu attaccato dagli americani, fortunatamente senza recare gravi danni. Dal 1947 cominciarono i lavori di sopraelevazione del Convento, terminati pochi anni dopo. E proprio questi nuovi locali, in seguito al terremoto del 1980, sono stati utilizzati come sede provvisoria del Comune di Baronissi. Attualmente il Convento, oltre ad emergere come importante centro religioso ed artistico, ospita il Museo dell’Opera del Convento, in cui si possono ammirare anche opere importanti provenienti da altri Conventi, la sede della biblio-mediateca comunale “Peppino Impastato”, nonché il F.R.A.C. (Fondo Regionale d’Arte Contemporanea), la Casa della Poesia (organizzazione che rivolge i propri interessi al campo della poesia, della letteratura e dell’editoria) ed una sala conferenze.

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