Chiesa e Convento di San Mattia

Via Spineta, 84091, Battipaglia, SA, Italia

La Chiesa e il Convento di San Mattia è un complesso molto articolato di costruzioni, edificato in una zona ove sono stati rinvenuti insediamenti romani.

L’abbazia presente al suo interno, fu edificata nel X secolo per volere di Guaimario IV Principe di Salerno, al tempo dei Longobardi e doveva ospitare almeno 12 monaci.

Conserva anche una chiesa dedicata a San Mattia che si fregia di un bellissimo altare in marmo policromo.

Il monastero fu distrutto una prima volta nel XIV sec. ed una seconda volta nel XVI sec. ma è stato sempre ricostruito. Fu sconsacrato nel 1801 ed al momento versa in stato di abbandono.

Come da prassi ormai assodata nell’Alto Medioevo, intorno all’abbazia venne a costituirsi un discreto centro abitato che assunse la denominazione di Castrum S. Matthiae de Tusciano in pertinentiis Ebuli et Montis Corbini.

Da Abazia la struttura divenne poi Priorato e poi Prepositura ma sempre alle dirette dipendenze della Badia de la Cava con una consistenza numerica variabile tra gli 8 e i 10 monaci guidati da un Priore.

Sulle rive del Tusciano e del Sele è accertata inoltre la presenza di alcuni mulini che il Conte Guglielmo del Principato nel 1127 affida dopo una controversia all’Abbazia di S.Mattia e l’anno successivo dona all’abate Simeone terreni e la gestione dei traffici portuali degli approdi lungo il Sele e il Tusciano.

L’Abbazia di San Mattia al Tusciano nei secoli successivi acquisì enormi poteri temporali nella piana, nel 1181 ottiene un lascito in località Castelluccio (di Battipaglia) e nel 1183 a Fasanara acquista un terreno da Sichelgaita, figlia di Raone.

La struttura nel frattempo si era ampliata, verso la fine del 1502 fu distrutto a causa del violento scontro tra Ferdinando il Cattolico e Luigi XII d’Orleans.

L’intero complesso abaziale venne ricostruito fino ad assumere l’aspetto col quale nel 1866 fu soppresso ma non ebbe più l’importanza assunta e divenne una semplice grancia alle dipendenze di Cava mentre i coloni ripresero a coltivare i terreni, allevare animali e produrre formaggi.

La Cappella di San Mattia nel 1852 risulterà di proprietà del barone Bellelli fino alla chiusura che come avevo predetto avvenne nel 1866.

A vederla oggi S.Mattia è inglobata in un’azienda agricola privata e quindi non visitabile ma le vestigie del passato s’ergono in attesa di una rinascita che stenta ad arrivare.

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