Comune di Battipaglia

Piazza A. Moro - 84091 Battipaglia

Sito Web

0828 677111

Il comune di Battipaglia è ubicata a ridosso della collina Castelluccia in zona pianeggiante, attraversata dal fiume Tusciano si trova nella provincia di Salerno.

Il Municipio si trova in Piazza A. Moro, cap. 84091.

Ufficialmente nata per volontà di Ferdinando II di Borbone come “colonia agricola” nel 1858, il governo del Regno delle Due Sicilie fece costruire il primo nucleo urbano (le cosiddette “Comprese”) per ospitare i terremotati di Melfi, fornendo a questi i mezzi necessari per sfruttare agricolamente questa porzione di Piana del Sele.

Pur avendo origini risalenti all’XI secolo, Battipaglia rappresentò il migliore auspicio all’idea di bonifica (voluta dal governo Fascista) delle aree paludose e malariche, trasformando la Piana del Sele in una delle zone più fertili e industriose del Sud. Battipaglia divenne Comune autonomo con Regio Decreto il 28 marzo 1929 costituito da parti dei comuni di Eboli e Montecorvino Rovella dall’impegno di Alfonso Menna, dirigente degli affari generali del Comune di Salerno.

Il 1943 è l’anno più doloroso nella storia di Battipaglia. Violentissimi bombardamenti anglo-americani nei mesi di giugno-settembre 1943, rasero al suolo completamente la città. La stima ufficiale dei costi umani è di 117 vittime, ed il Presidente della Repubblica nel 2006, Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito al Comune la Medaglia d’argento al merito civile. La distruzione della città negli attacchi aerei cominciati il 21 giugno 1943 e terminati il 14 settembre, fu operata con i bombardieri statunitensi “Thunderbolt P-47”, volando a bassa quota e sganciando bombe a grappoli.

Il grande regista William Wyler, nel 1943, essendo regista di guerra e Maggiore dell’Aviazione militare americana, documentò le cose facendo montare le telecamere direttamente sui bombardieri in azione per rendere bene l’effetto delle bombe.

I filmati documentaristici bellici del grande regista molto legato all’Italia, ed autore nel 1953 del film Vacanze romane sono stati per anni coperti dal segreto militare ed ora giacciono inutilizzati nella Cineteca della Rai. Essi documentano la tragedia della popolazione di Battipaglia e l’importanza strategica della città come nodo ferroviario, stradale ed aeroportuale, con l’aeroporto di Montecorvino che l’11 settembre 1943 era in mano americane e dopo due giorni tornava ai tedeschi per essere riconquistato dagli americani al termine di strenui combattimenti.

Distrutta quasi completamente dai bombardamenti del 1943, Battipaglia fu ricostruita in tempi brevi, grazie alla tenacia dei suoi abitanti e alle risorse del territorio.”Terra Promessa”, a cui affluirono sempre più numerose dall’entroterra correnti migratorie, nel miraggio di un lavoro, conobbe un incredibile incremento demografico tra il 1951 e il 1960, superando più del doppio quello del vicino comune di Eboli, di cui era stata frazione. Da colonia agricola a comune rurale, a città nuova, nel 1960 Battipaglia divenne polo di sviluppo industriale.

Alle tradizionali industrie di trasformazione dei prodotti agricoli, si affiancarono industrie siderurgiche e di apparecchiature elettriche a ciclo continuo. Nel 1953, la città entro prepotentemente nella cronaca in quanto il sindaco in carica, Lorenzo Rago, venne rapito e mai più ritrovato.

Il 9 aprile del 1969 si ebbero gravi incidenti a Battipaglia, al diffondersi della notizia della decisione di chiudere due aziende storiche come la manifattura dei tabacchi e lo zuccherificio. Per la città è una tragedia, dal momento che metà della popolazione vive su queste due fabbriche, sulle coltivazioni e sull’indotto. La chiusura di queste aziende significherebbe quindi disoccupazione e miseria. Vengono indette manifestazioni di protesta e cortei, e lo scontro con le forze dell’ordine è drammatico. L’assedio dei dimostranti diventa un attacco, e la polizia perde la testa e spara sulla folla uccidendo due persone: Carmine Citro, operaio tipografo di 19 anni, e Teresa Ricciardi, insegnante in una scuola media di Eboli, che viene raggiunta al petto da una pallottola mentre è affacciata alla finestra di casa sua.

Le cariche della polizia si susseguono per tutto il pomeriggio, ed in tutto si contano 200 feriti (di cui 100 da arma da fuoco) fra i dimostranti, e 100 tra i membri delle forze dell’ordine. Il giorno seguente la gente scende in piazza inferocita, blocca ferrovie, strade e autostrade, dalle 17 alle 22 la città è in mano a tremila dimostranti, che devastano la stazione, incendiano il municipio, danno fuoco a duecento auto e poi assediano il commissariato di polizia e la caserma dei carabinieri. A Roma arriva invece la notizia che ci sono stati cinquanta morti e, temendo una insurrezione generale, viene subito trovato un accordo per la riapertura delle due aziende.

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