Il Castello Normanno-Angioino

Largo Castello 84021 Buccino SA

Il Castello Normanno-Angioino di Buccino rappresenta un tipico esempio del castello baronale dell’entroterra salernitano, presenta diverse fasi di vita che ne attestano un uso prolungato compreso tra il XII e il XX sec. d.C..

Il maniero, anche se allo stato di rudere, è stato di recente restaurato nell’ambito dei programmi del Parco urbano dell’Antica Volcei. Sono stati conservati i diversi elementi architettonici attraverso i quali è possibile leggere l’evoluzione cronologica e funzionale del sito.

Il suo progressivo ampliamento strutturale è avvenuto con numerosi interventi di ristrutturazione e di rifunzionalizzazione che si sono susseguite in varie epoche.

Le prime notizie del feudo di Buccino documentate risalgono al XII secolo ed attraverso questi scritti conosciamo i nomi dei primi dominus: Nicola di Principato, conte (1128); Giudice Aminabad (1141); Riccardo Philippi (1141).

Al XII sec. d.C. risale la costruzione della torre quadrata rimasta l’unica testimonianza della fase normanna del Castello. Tale impianto rimane inalterato fino alla fine del XIII – prima metà del XIV sec. d.C. , quando il Castello, sotto l’impulso della dominazione angioina, è interessato da una imponente riorganizzazione strutturale.

Con l’avvento degli svevi il castello dovette perdere d’importanza, dato che esso non è menzionato nello Statutum de reparatione castrorum imperialium . Neanche in seguito si hanno notizie circa la presenza di castellani e di serventi all’interno del castello. Da questi dati si desume che il castello buccinese non svolgeva un ruolo particolarmente importante, dal punto di vista militare, nello scacchiere delle fortificazioni del Regno, la collina viene munita di un apparato difensivo costituito dal fossato con due torri circolari e da una doppia cinta muraria. 

Quella interna, immediatamente a ridosso del maschio e difesa da due torri circolari sul versante orientale, definisce la corte destinata ad accogliere gli spazi abitativi e di lavorazione: quattro ambienti di diverse dimensioni lungo il versante settentrionale e orientale, una grande cisterna con annesso ambiente di servizio nella parte meridionale.

Nel 1269 il castello, insieme a quelli di Campagna, Eboli, Auletta e Quaglietta, fu assegnato a Roberto, primogenito del conte di Fiandra. Già nel 1271 fu revocato alla Curia regia, per essere poi assegnato, fino al 1274, a Gualtiero de Sommerouse, milite e giustiziere del Regno.

Nel corso della V indizione di Carlo I d’Angiò (1276-1277) il castello fu sottratto a Tommaso conte di Marsico per essere assegnato a Guidone d’Alemagna, milite, giustiziere, consigliere, familiare regio, tesoriere e ricevitore fiscale.
Nei due secoli successivi, il castello fu in possesso della famiglia d’Alemagna, quindi passò alle famiglie Caracciolo e Di Sangro.

Tra il XVI ed il XVII sec. d.C. il Castello subisce un progressivo abbandono, testimoniato dai progressivi strati di riempimento del fossato e dai livelli di obliterazione rinvenuti nell’ambiente identificato come scuderia. La ripresa di un’occupazione intensiva della collina si colloca tra il XVIII e il XIX sec. d.C.

Nel corso del XIX sec. il castello assume la fisionomia di una fabrica testimoniata da quattro grosse calcare, localizzate lungo il versante settentrionale della collina, e da numerose fosse di spegnimento della calce nella parte meridionale.

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