Comune di Caggiano

Via Nestore Caggiano,2 84030 Caggiano

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Il comune di Caggiano è collocato su un rilievo dell’Appennino lucano, al confine del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. È il secondo comune più alto della provincia di Salerno (il primo è Montesano sulla Marcellana).

Il Municipio è situato in Viale Giovanni Palatucci, 4 cap. 84030.

Nel territorio sono stati rinvenuti resti preistorici, in particolare nelle “grotte dello Zachito” ai piedi del monte sulla cui cima si trova oggi il paese, luogo particolarmente favorevole per la vicinanza del fiume Melandro.

Nell’VIII-VII secolo a.C., l’area entrò probabilmente in contatto con le colonie greche sulla costa. Il territorio doveva essere abitato da popolazioni di stirpe sabellica: le vallate erano percorse da genti nomadi dedite alla pastorizia, armate di frecce di pietra ed archi e con scudi di vimini, mentre sulle alture sorgevano villaggi protetti da mura. Senza particolari prove, la contrada di Veteranuso, a causa del suo nome, è stata ritenuta il sito di un’antica città (Ursentum o Urseo), capitale del popolo degli Ursentini, che sarebbe sorta nella località di “Tempa dei Tiesti”, dove alcuni ruderi furono interpretati come resti di un centro abitato.

Il territorio entrò a far parte dei domini romani dopo le tre guerre sannitiche (343 – 290 a.C.). Durante la seconda guerra punicaAnnibale vi tese un agguato al console romano Marco Claudio Marcello e non lontano Spartaco fu definitivamente sconfitto pressoDianum (l’antico centro da cui prende il nome il Vallo di Diano).

Sotto il dominio dei Romani il territorio faceva parte dell’ager Volceianus, territorio della città di Volcei, attuale Buccino e i suoi abitanti fecero parte della “tribus Pomptina”. Sono attestate numerose epigrafi e la famiglia degli Instei costruì una tomba monumentale nella località San Stasio. Con la riorganizzazione dioclezianea il territorio di Caggiano fece parte della nuova Regio III Lucania et Bruttii (provincia della Lucania e del Bruzio).

Durante il periodo delle invasioni barbariche il territorio fu percorso da Vandali e Visigoti e fu interessato nel VI secolodalle guerre tra Goti e Bizantini.

Il territorio passò quindi sotto il dominio dei Longobardi, a cui si deve probabilmente un rafforzamento delle fortificazioni, databile tra l’VIII e il IX secolo. Da alcuni importanti centri sulla costa rimasti in potere dei Bizantini si rifugiarono verso l’interno preti e monaci, per lo più di rito greco, perseguitati dagli iconoclasti.

Con l’indebolimento dei Longobardi, nel X-XI secolo si ebbe una nuova espansione bizantina verso l’interno, e questo rinnovato legame con il mondo greco è testimoniato a Caggiano dall’edificazione di chiese di rito greco, come Santa Caterina e Santa Maria dei Greci.

Nell’XI secolo l’Italia meridionale venne conquistata dai Normanni guidati da Roberto il Guiscardo. A Caggiano, il loro arrivo, intorno al 1070 fu segnato dal rafforzamento delle fortificazioni preesistenti e dalla costruzione di un castello, sul sito di precedenti opere fortificate. Il luogo aveva infatti notevole importanza a controllo delle vie verso la Calabria e laPuglia, percorse dai pellegrini diretti in Terra Santa.

Il sito dove sorgeva la chiesa di Sant’Agata e la mansio dei Templari

Intorno al castello si sviluppò quindi un piccolo borgo, primo nucleo dell’attuale abitato, con alcune dimore ed altri edifici che ben presto ottenne il titolo di università feudale. Nel XII secolo i Templari vi eressero una mansio in contrada “Sant’Agata”, mentre l’ordine degli Ospitalieri (il futuro Ordine di Malta) gestiva l’ospedale dedicato a San Giovanni. Con la soppressione dei Templari nel 1312 anche la mansio di Caggiano fu ceduta agli Ospitalieri.

Il primo signore di Caggiano di cui si abbia notizia è un certo Guglielmo de Cauciciano, citato in un atto di donazione del 1092 conservato nell’archivio della Badia di Cava. Da questi la signoria passò al figlio Roberto, che in un primo momento vi associò anche i fratelli Guglielmo e Omfrida, e successivamente al figlio di Roberto, Ruggero.

Nel 1246 i fratelli Roberto e Guglielmo, presero parte alla congiura di Capaccio contro il ghibellino Federico II di Svevia e a favore delguelfo Carlo I d’Angiò: con il fallimento della congiura i fratelli dovettero rifugiarsi a Roma, mentre il feudo di Caggiano venne loro confiscato e nel 1250 alla morte di Federico II, venne attribuito all’illustre medico salernitano Giovanni da Procida.

In seguito alla vittoria di Carlo d’Angiò su Manfredi di Svevia a Benevento nel 1266 il feudo fu nuovamente restituito Roberto di Cauciciano, figlio dello spodestato Guglielmo, insieme ai casali di Sant’Angelo Le Fratte e di Salvitelle.

Nel 1284 il feudo passò a Mattia Gesualdo, che aveva sposato Costanza, ultima discendente legittima della famiglia dei Cauciciano.

Il nuovo signore di Caggiano si mantenne fedele agli Angioini: nel 1284 fu nominato da Carlo I “Giustiziere della Basilicata” e quattro anni dopo fu nominato cavaliere da Carlo II. Espanse inoltre i suoi domini, acquisendo anche Pertosa, Castiglione e Paterno. Nel 1330 gli successe il primogenito Niccolò e a questi prima il figlio Giovanni e poi l’altro figlio Mattia, che acquistò la signoria di Pescopagano e fu ciambellano di Roberto d’Angiò e della regina Giovanna.

Luigi Gesualdo partecipò alla congiura dei baroni contro Ferdinando II d’Aragona e fu quindi privato del suo feudo, mentre il castello veniva in parte demolito. Il feudo venne affidato a Giacomo Caracciolo, conte di Buccino, che fece ricostruire le fortificazioni. Dopo la firma dell’armistizio di Lione tra Luigi XII di Francia e Ferdinando d’Aragona, nel1504, Luigi Gesualdo fu reintegrato nei suoi precedenti possedimenti. Morì nel dicembre del 1518.

Nel corso del XV secolo Caggiano aveva anche dato i natali agli umanisti Gabriele Altilio e Crisostomo Colonna.

Nel 1674 la signoria dei Gesualdo ebbe termine con Gianbattista Ludovisio, principe di Venosa e di Piombino e signore di Caggiano, che vendette il feudo a Prospero Parisani di Tolentino. La famiglia, secondo l’opuscolo “Veritatis Statera” di padre Arcangelo da Caggiano discendeva dalla nobile famiglia dei Suardo, di origini tedesche.

Il marchese Vincenzo Parisani Buonanno si distinse per un governo particolarmente duro ed oppressivo e fu denunziato nel 1754 al “Tribunale Regio”. Il marchese fu sottoposto ad un lungo processo che si concluse con un’assoluzione. Dopo aver inutilmente tentato di assalire il castello i cittadini caggianesi lo denunziarono nuovamente e il nuovo procedimento giudiziario si protrasse fino alla vigilia della rivoluzione francese.

La diffusione degli ideali rivoluzionari fece nascere anche a Caggiano un “Club della Libertà”, guidato da Vincenzo Lupo e da Giuseppe Antonio Abbamonte. Il regime borbonicoarrestò il primo e costrinse all’esilio il secondo, che divenne in seguito Segretario generale del ministro delle finanze nella Repubblica Cisalpina. Nel 1799 quando il generalefrancese Championnet proclamò a Napoli la repubblica napoletana, Abbamonte, conosciuto a Caggiano come “don Peppe”, fu nominato presidente del Comitato Centrale.

L’ordinamento delle amministrazioni locali istituito durante l’occupazione francese e i regni di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat (1809-1810), con il consiglio comunale (decurionato) che eleggeva il sindaco, sopravvisse alla Restaurazione

I Caggianesi presero parte ai moti del 1820-1821 e del 1831. Il paese venne inoltre colpito da una notevole crisi economica e si sollevò ancora nel 1848, In seguito alla nuova suddivisione amministrativa del regno di Napoli, il paese fece parte del distretto di Sala nel Principato di Citeriore e fu capoluogo di circondario.

Nella notte tra il 16 e il 17 dicembre del 1857 fu colpito da un forte terremoto.

Dal 1860 al 1927, durante il Regno d’Italia divenne capoluogo dell’omonimo mandamento appartenente al Circondario di Sala Consilina.

La crisi si perpetuò fino alla fine del XIX secolo incrementando il fenomeno dell’emigrazione soprattutto verso gli Stati Uniti, il Venezuela, l’Argentina e il Brasile.

XX secolo: primo e secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]
Soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, il paese si è sviluppato ed esteso a valle delle vecchie mura di cinta ed il centro storico si è progressivamente spopolato. OggiCaggiano è così diviso in due aree: il centro storico di origine romano-medioevale, racchiuso tra le mura, e l’area moderna. In questi ultimi anni, però, forestieri hanno cominciato ad acquistare case proprio nel centro storico per trascorrervi i periodi di ferie ed il fine settimana.

La popolazione ha accusato sensibili flessioni demografiche in corrispondenza di 3 ondate migratorie verso le Americhe (essenzialmente USA) all’inizio del XX secolo e tra le due guerre mondiali, ed ancora le Americhe (oltre che verso gli USA anche in direzione di Venezuela ed Argentina) ma progressivamente sempre più spesso l’Europa(essenzialmente la Germania Occidentale) ed il nord Italia nel secondo dopoguerra.

In particolare, tra il 1921 ed il 1936 la popolazione è passata da 3516 abitanti a 3061, perdendo 455 unità (13% ovvero una media di 30 persone l’anno);
nel ventennio 1951-1971 si è passati da 3817 abitanti a 3397, perdendo 420 unità (11% pari a 21 persone annue).
Oggi la popolazione si è attestata poco sopra le 3000 unità.

La prima guerra mondiale causò diverse vittime tra i paesani (38 morti in combattimento, 7 dispersi, 9 in prigionia ed altri 10 per malattie contratte in guerra) e altre ne fece laseconda guerra mondiale (18 morti in combattimento, 4 dispersi e 7 per malattia). Dal 1859 al 1927 è stato capoluogo dell’omonimo mandamento appartenente al Circondario di Sala Consilina.

Le principali attività economiche sono l’agricoltura, l’allevamento, l’artigianato ed il commercio. I maggiori prodotti ricavati dal terreno sono cereali, olive ed uva. Scarsa è la superficie boschiva, per la maggior parte di demanio comunale.

Sono, inoltre, presenti alcune piccole aziende manifatturiere, meccaniche e di trasformazione alimentare.

Il terremoto del 23 novembre 1980, contrariamente a quanto avvenuto nei comuni limitrofi, ha solo sfiorato Caggiano senza provocare né morti né feriti, tanto che nell’occasione già nelle prime ore successive all’evento partirono gruppi di volontari per soccorrere i paesi vicini. D’altra parte anche in passato eventi sismici distruttivi hanno più spesso risparmiato Caggiano di quanto non sia successo ai comuni che lo circondano.

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