Convento di Camerota

Via San Vito, Camerota, SA, Italia

Il Convento dei frati cappuccini di Camerota fu fondato nel 1602 dai padri Sisto da Bollita, padre Stefano da Camerota – provinciale dell’Ordine – e dal feudatario Orazio Marchese.

Soppresso una prima volta nel 1806 – al tempo dell’assedio a Camerota da parte dei francesi – con decreti di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat (7 agosto 1809), fu riaperto nel 1818 per diretta richiesta – rivolta a S.R. Maestà Ferdinando IV di Borbone – del sindaco pro-tempore di Camerota, Tommaso Cusati, dei decurioni, dei consiglieri e dei cittadini. Durante l’ assedio molte opere furono trafugate o distrutte. Fra queste la ricca biblioteca donata dal vescovo di Policastro Mons. Giacinto Camillo Maradei negli ultimi anni del XVIII secolo.

I volumi superstiti furono restituiti al seminario Vescovile di Policastro Bussentino. Successivamente fu nuovamente soppresso ed i frati definitivamente allontanati con Decreto Luog. n. 25 del 17 febbraio 1861 per le province napoletane, seguito dalla legge 7 luglio 1866 che sopprimeva tutti i Conventi sul territorio italiano.

Costruito sulla collinetta del rione San Vito, è un complesso monastico alquanto articolato. Formato da trenta vani fra celle per i frati e ambienti come il refettorio e la sala, si sviluppa su due piani con quattro corridoi. Al centro è sito il piccolo chiostro con il pozzo. Al lato nord è annessa la chiesa.

L’entrata è caratterizzata da un pronao voltato preceduto da quattro scalini in pietra. All’interno ospita, nella parte soprastante, il coro (gli elementi lignei che lo costituivano non sono più esistenti). Particolare è il portone d’ingresso realizzato in legno di castagno che ancora conserva le antiche chiusure ed i battenti in legno. L’interno si presenta a due navate, una centrale molto ampia coperta da una volta a botte, e una laterale, situata sul lato nord-est, coperta da più volte. All’ingresso di questa navata è la cappella detta del Crocifisso per la presenza sull’altare di un Crocifisso ligneo scolpito e dipinto risalente al XVII secolo.

L’interno si presenta arricchito da un discreto patrimonio storico artistico, costituito da sculture lignee e dipinti su tela che adornano gli altari laterali in stucco. Sia le sculture che i dipinti si fanno risalire ai secoli XVII – come il San Vito ed il citato Crocifisso – XVIII e XIX. Pregevoli sono invece le opere realizzate su tela che costituiscono il polittico sistemato nell’abside. La pala d’altare, firmata Ippolito Borghese e datata 1619, è racchiusa in una mirabile cornice in legno scolpita e modanata della stessa epoca. L’artista attivo a Napoli dal 1598 al 1627 realizza quest’opera sicuramente su commissione da parte dei padri cappuccini, in quanto proprio agli inizi del seicento questi ultimi commissionavano per le chiese dei loro conventi, grandi pale d’altare dedicate per lo più all’Immacolata Concezione e ai santi della devozione francescana. Quest’opera infatti, costituisce la tappa estrema dei documentati e fitti rapporti del Borghese con le province meridionali dell’ordine cappuccino. Sue opere sono presenti in altri conventi sia della Campania che della Basilicata.

Un documento in marmo, datato 1754, è posto sul pavimento davanti all’altare della Cappella del Crocifisso, e ricorda le varie opere commissionate dalle famiglie gentilizie di Camerota.

Sul retro della chiesa si trova la sagrestia suddivisa in tre ambienti voltati con lunette. Sotto la finestra è collocato un lavabo in marmo nero portovenere composto da una grande vasca con fregi e data 1736, scolpita in numeri romani tra le due bande che compongono i due serbatoi che sovrastano la vasca.

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