I Mulini di Campora

Campora, SA, Italia

A Campora vigeva questa regola ineludibile: solo al feudatario spettava installare dei mulini per la macina dei cereali.

I Mulini ad acqua erano posti a cascata lungo i corsi dei fiumi, qui giungevano i contadini con gli asini carichi di grano che dovevano attendere a volte lunghe ore per il loro turno di macina, non era raro che facessero notte nell’attesa che il mugnaio consegnasse loro la farina. Il mugnaio era colui che presiedeva al rito della trasformazione del prezioso cereale in farina, regolando sia la quantità del grano da molire, dipendente dal carico dell’acqua, sia la giusta pressione da dare alle macine per ottenere, in maniera empirica, ma sapiente, la giusta granulosità della farina, che doveva essere nè troppo fine, nè troppo “semulosa”.

Le macine di pietra, pur avendo speciali requisiti di durezza e omogeneità di struttura, richiedevano continui lavori di scalpellamento, con apposite martelline, dei solchi, che il troppo uso levigava. Per rimuovere le macine si usava un argano. Per la captazione dell’acqua a monte del mulino si costruiva una diga, detta palata, per poter molire anche durante il periodo di magra. L’acqua veniva raccolta in una grossa vasca. Lo schema diga-canale, vasca di raccolta, casetta del molino si ripete in tutte le strutture esistenti a Campora.

La diga costruita a monte del mulino, in contrada Scalone, incassata nella roccia, è una costruzione molto ardita per quell’epoca; intatta resiste egregiamente alle furiose piene del torrente Torno.

La diga ad arco è normalmente utilizzata per altezze di sbarramento rilevanti, ed è costruita da una struttura che sfrutta la configurazione ad arco (ovviamente in senso orizzontale) per ridurre le dimensioni dello sbarramento. La configurazione ad arco consente lo scarico delle forze sui vincoli costituti dalle spalle della diga, legate alla roccia su cui esercitano una sollecitazione di pura compressione.

Si ottengono così strutture esili (comunque di qualche metro di spessore) rispetto alle dighe a gravità, che per altezze minori, sono sempre dello spessore di parecchi metri. La tecnologia delle dighe ad arco le rende sempre più sicure dal punto di vista strutturale. Più a valle del mulino Scalone, nella seconda metà del XVI secolo, fu costruito un altro mulino, detto delle grotte, la diga realizzata era del tipo a gravità, e fu travolta dalle piene del Torno, per cui il mulino divenne inagibile e quindi abbandonato.

La forza dirompente dell’acqua con i suoi effetti devastanti, è da sempre al centro delle attenzioni degli “idraulici”, che dal tempo dei romani, tentano di edificare delle opere in grado di opporsi efficacemente alle forze dell’acqua. In questo senso la diga del Molino Scalone è un’opera rivoluzionaria per il tipo di struttura, in quanto nella zona non compare l’utilizzo di questa metodologia costruttiva, che si basa sullo schema statico dell’arco e che sfrutta a vantaggio della stabilità della diga la stessa forza ed il peso dell’acqua e dei detriti.

La diga ha un’altezza complessiva di 15 metri ed una larghezza di 2,5 metri all’imposta, circa 7 metri verso la metà e 10 sul ciglio di coronamento. In pianta è costruita con andamento ad arco, la struttura è costituita a corsi regolari orizzontali, posti a secco, di un’altezza di 50 cm., con blocchi ricavati sul posto, regolarmente ricavati a cuneo sui fianchi e spinati sui letti, in modo che le giunture tra blocchi si mostrano larghe di qualche millimetro. I massi impiegati sono stati sagomati a concio, vale a dire in modo che i fianchi fossero tagliati a cuneo verso un centro verticale ed i corsi formassero una specie di piattaforma arcuata orizzontalmente.

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