Paestum, frazione di Capaccio

Paestum, SA, Italia

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0828.812111

Paestum è una frazione di Capaccio.

Paestum, antica città fondata con il nome di Poseidonia intorno alla fine del VII secolo a.C. da coloni greci di Sibari, che raggiunse presto grande floridezza, come attestato dall’imponenza dei superstiti templi.

Nel 273 a. C. divenne colonia romana con il nome di Paestum. Si abbellì di altri edifici come le terme e gli anfiteatri, conservando la sua floridezza fino al tardo Impero. Nell’alto Medioevo iniziò la sua decadenza, a causa delle alluvioni e della malaria e nel sec. IX, dell’invasione dei Saraceni.

L’impaludamento della città fece sì che essa si contraesse progressivamente, ritirandosi man mano verso il punto più alto, intorno al Tempio di Cerere, lì dove è attestato l’ultimo nucleo abitativo. Tagliata fuori dalle direttive commerciali, insabbiatosi il suo porto, la vita dell’antica polis dovette ridursi ad un’esistenza di pura sussistenza. Con la crisi della religione pagana, poco lontano dal Tempio di Cerere sorse una basilica cristiana (chiesa dell’Annunziata), mentre pochi anni dopo lo stesso tempio venne trasformato in chiesa. Un interessante caso di sincretismo religioso si ha nell’iconografia della Vergine venerata nell’area pestana: uno dei simboli della Hera poseidoniate, la melagrana, emblema di fertilità e ricchezza, passò alla Madonna, che difatti prese l’epiteto di Madonna del Granato. Sebbene fosse divenuta sede vescovile almeno a partire dal V secolo d.C., nell’VIII secolo o IX secolo d.C. Paestum venne definitivamente abbandonata dagli abitanti che si rifugiarono sui monti vicini: il nuovo insediamento prese nome dalle sorgenti del Salso, Caput Aquae, appunto, dal quale probabilmente deriva il toponimo Capaccio. Qui trovarono scampo dalla malaria e dalle incursioni saracene, portando con sé il culto di S. Maria del Granato, tuttora venerata nel santuario della Madonna del Granato. Nell’XI secolo Ruggero il Normanno avviò un’operazione di depredamento dei materiali dei templi di Paestum, mentre Roberto il Guiscardo fece spoliare gli edifici abbandonati della città per ricavarne marmi e sculture da impiegare nella costruzione del Duomo di Salerno.

A seguito dell’apertura da parte di Carlo di Borbone dell’attuale SS18, che tranciò l’anfiteatro in due parti, si ebbe la definitiva riscoperta della città antica. Vennero così realizzati e pubblicati i primi rilievi dei templi, incisioni e stampe che ritraevano i templi ed i luoghi, disegni e schizzi degli ammirati visitatori che andavano via via aumentando. Celebri sono le splendide tavole del Piranesi (1778), del Paoli (1784), del Saint Non (1786). Lo storico dell’arte Winckelmann richiamò l’attenzione sui monumenti pestani,Goethe rappresentò suggestivamente l’incontro romantico con Paestum, con i suoi solenni e suggestivi ruderi, muti testimoni immersi nella desolazione della piana pestana.

A tale diffuso interesse non seguirono però campagne di ricerche e di scavi, a causa del banco di calcare formatosi nel corso dei millenni per precipitazione dalle acque del Salso: coprendo ogni cosa, aveva convinto gli studiosi e gli archeologi che della città antica, oltre ai templi, non si fosse conservato nulla. Fu solamente agli inizi del Novecento che, riconoscendo nel banco una formazione recente, furono intrapresi i primi scavi: tra il 1907 e 1914 indagini interessarono l’area della “Basilica” spingendosi in direzione del Foro; tra il 1925 ed il 1938 si completarono gli scavi del Foro – con l’individuazione del cosiddetto “Tempio della Pace”, del comitium, della via di Porta Marina, e dell’anfiteatro – e si intensificarono le ricerche intorno al Tempio di Cerere; venne dunque completato lo scavo delle mura, in parte restaurate con criteri discutibili, e vennero individuate le cosiddette Porta Marina e Porta Giustizia.

Il 9 settembre 1943, Paestum fu interessata, insieme alla località definita Laura, dagli sbarchi delle forze alleate, a seguito dell’sbarco a Salerno. Dopo la II Guerra Mondiale gli scavi sistematici della città ebbero forte impulso: negli anni cinquanta si approfondirono le indagini delle aree intorno ai templi, portando al recupero delle stipi votive della “Basilica” e del “Tempio di Nettuno”; il “Tempio di Cerere” venne liberato dalle superfatuazioni più tarde, secondo l’allora imperante concezione dell’archeologia volta a scoprire le fasi classiche a scapito di quelle successive. Nel 1954 si scoprì il sacello sotterraneo. Più recente fu l’individuazione delle insulae ad ovest della Via Sacra, consentendo di comprendere alcuni elementi dell’abitato della città antica, del suo impianto urbanistico e del suo sviluppo edilizio. Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta, vennero scavate sistematicamente le numerose e ricchissime necropoli di Paestum, permettendo il recupero non solo di opere straordinarie e pressoché uniche, come la Tomba del Tuffatore, ma anche dei ricchi corredi funerari con le splendide ceramiche di produzione locale, opera di artisti rinomati come Assteas, Python ed il cosiddettoPittore di Afrodite.

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