Chiesa del Santissimo Salvatore

Via San Salvatore, Castel San Giorgio, SA, Italia

331 868 9950

La Chiesa del Santissimo Salvatore è situata nella frazione di Aiello, di semplice fattura, chiusa da una corte e posizionata su di una collinetta.

Il primo documento ufficiale della chiesa del Santissimo Salvatore viene rintracciato alla Badia di Cava dei Tirreni nelle pergamene del Codice Cavensis, è dell’Anno Domini 986 in cui il presbitero LEO cita i confini di terreni della chiesa di S. Angelo del luogo Apus-monte dove, dalla parte di occidente confina con una terra di S. Salvatore che si dice nel Castro. Nell’anno 987, vengono misurate dei terreni nel luogo detto Maimanu nella valle di Paterno, e ad oriente confina con una terra di San Salvatore. Nell’anno 1042 sempre in luogo Paterno nei confini di Apus- Monte, viene misurata un’altra terra nel luogo detto Maimanu e il toru de Gattulo che si trova sopra il luogo detto Paterno e dalla parte di oriente salendo per mezzo detto toru di Gattulo confina con una terra della Chiesa del S. Salvatore.

Nel 1164 viene citata una zona detta Marigliano nei pressi della Chiesa del Santo Salvatore, e in un altro documento si fa riferimento alle terre di Sant’Angelo (oggi Monte San Michele) che si trovano tra le prime case del monte nei pressi della stessa Chiesa del San Salvatore. Nel 1172 è citata la starza detta di S. Salvatore in S. Giorgio, confinante con la pubblica via e col fiume Saltera. Nel 1248 parte della starza di S. Salvatore in S. Giorgio, viene donata da Roberto di Sangiorgio, le decime sul feudo Le Lenza anche in S. Giorgio, cedute da Riccardo suddetto nel 1193.

Nel 1309 la chiesa è rettoria con Bonifacio De Lallo rettore e tale Oliviero cappellano. La Chiesa del SS. Salvatore nell’anno 1511 ebbe il titolo di Parrocchia e successivamente anche quello di Arcipretura, nel suo distretto comprendeva: la Cappella di S. Maria di Costantinopoli dei casali di Aiello e Campomanfoli, la Cappella della SS.ma Annunziata del Casale di Costa, la Cappella e Romitorio di San Michele Arcangelo sull’omonimo monte, la Cappella dello Spirito Santo del Casale di Cortedomini, la Cappella di San Simone e Georgio (Romitorio di San Giacomo) di Cortedomini, la Cappella di S. Maria alla Barra posta in mezzo alla piazza di San Giorgio.

Nel 1571 Don Galiazzo Pandone iniziò a costruire a sue spese una Cappella in detta Chiesa parrocchiale vicino alla tribuna maggiore a man sinistra e la nominò La Cappella del Santissimo Corpo de Cristo.

Nella chiesa vi era la Cappella di San Giovanni Battista con la porta, che affacciava nel cortile, aperta e senza chiave. Due anni prima il beneficio era stato conferito al chierico Francesco De Santis, il quale, all’atto della visita, percepiva le rendite, ma non celebrava le messe previste, pertanto venne condannato a soddisfare ducati 28 per le mancate celebrazioni . Tra gli altari vi era quello piccolo con l’immagine di S. Maria del Carmelo. Nel 1625 il curato era don Lelio Corvino e abitava in una casa distante dalla chiesa circa 50 passi e nella parrocchiale non vi era alcun sacerdote, essendo la chiesa fuori dell’abitato, e spesso era visitati dai ladri.

Nel 1635 il curato era d. Lelio Corvino. Nei locali della chiesa abitava il presbitero don Pietro Paolo Pepe. L’altare maggiore aveva un pallio violetto e dei veli intorno. In cornu evangelii vi era l’altare del SS. Sacramento della famiglia Abbadessa. L’altare di S. Antonio e Santa Maria del Carmelo. Sull’altare di S. Michele Arcangelo della famiglia Jennaco fu ordinato di non celebrare perché non era stato provvisto dei paramenti necessari. Il beneficiato della Cappella di S. Giovanni Battista era il Rev. Gio. Maria Monando, romano. Aveva di entrata ducati 60 e celebrava 2 messe alla settimana. Nel 1637 Don Francesco Marciano Curato della Parrocchiale Chiesa inviò una lettera all’Arcivescovo in cui diceva che alcuni giorni prima era entrato nella chiesa una persona seguita dai suoi rivali i quali gli diedero una bacchettata in testa e cascò il sangue sul pavimento e per questo motivo per cautela Don Rutilio Giordano Arciprete non fece celebrare messe perché vi erano pareri discordi fra i testimoni presenti in chiesa per l’eventuale sconsacrazione della Chiesa.

L’altare Maggiore è posto ad oriente e conserva il Santissimo in un tabernacolo ligneo. Su questo altare vi è un’icona grande con effigi del Santissimo Salvatore, S. Pietro e altri santi con cornice dorata. Il fonte battesimale ha l’olio sacro. La chiesa ha il confessionale, i libri parrocchiali e il campanile. Vi sono altri altari liberi e denudati eccetto la cappella di s. Giovanni Battista che ha una propria porta con lapide sacra e ha una icona piccola con detto santo in tela dipinto.

Nel 1672 nel Casale di Campomanfoli si costituirono alcuni abitanti i quali asserirono di causa scienza che dentro la Parrocchiale Chiesa del Santissimo Salvatore, vi era eretta una cappella sotto il titolo di Santa Maria della Pietà, San Michele Arcangelo, e Santa Lucia, e i fondatori furono Andrea Filippo, e Giacomo Jennaco, fratelli, i quali dotarono la medesima Cappella di un territorio arbustato vitato, e seminatorio di moia due incirca nominato Lo triglio allo crocevia.

Detta chiesa era posta alle falde del monte per comodità di cinque casali, il casale della Costa , il casale d’Aiello , il casale di Campomanfoli, il casale di Cortedomini, e mezzo casale di San Giorgio e ogni casale era distante da detta parrocchiale mezzo miglio incirca, e ognuno aveva la sua cappella laicale. Nella chiesa vi era l’altare di s. Luigi Gonzaga con statua di legno, l’altare di Santo Antonio di Padova con statua di legno senza reliquia, l’altare di S. Filippo Neri con statua di legno, senza reliquia, l’altare della Pietà primo altare della famiglia di casa Jennaco. Alla cima del Monte c’era una cappella di S. Michele Arcangelo della Abbazia di Materdomini.

La chiesa del Santissimo Salvatore è stata interessata da alcuni interventi di consolidamento e ristrutturazione, ed è stato redatto un progetto generale per il risanamento conservativo ed il restauro delle opere mobili pregiate e della struttura della chiesa più recente, nonchè per la conservazione dei ruderi della chiesa antica.

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