Comune di Castellabate

Piazza Lucia 84048 Castellabate

Sito Web

0974.962311

09:00-12:00

Il comune di Castellabate ha sede comunale nella frazione Santa Maria. Il paese si trova sulla costiera cilentana in Campania e il suo territorio rientra completamente nel parco nazionale del Cilento è stato dichiarato nel 1998 patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO.

Il Municipio è situato in Piazza Lucia cap. 84048.

Castellabate è una zona abitata fin dall’epoca preistorica (paleolitico superiore), come testimoniano i reperti in pietra rinvenuti ad Alano,San Marco e in località Sant’Antonio (nei pressi di Licosa). Tracce di vita nel periodo neolitico nell’area di Tresino sono attestabili dalle selci e un’ansa attribuibile alla cultura di Diana rinvenute.

Nel corso dei secoli sul territorio si insediarono poi diverse popolazioni come gli Enotri, che occuparono la fascia costiera cilentana nell’VIII secolo a.C. prima della colonizzazione greca. I Greci Trezeni, scacciati da Sibari, nel V secolo a.C. fondarono sul monte Tresino la città Trezene d’Italia. Altre testimonianze di una civiltà greca, come dimostrano i ritrovamenti in loco, si hanno sul promontorio di Licosa e dintorni, sede della città di Leucosia o Leukothèa. Da questa potrebbe derivare il nome della popolazione italica che nel IV secolo a.C. abitò la costa tra Poseidonia e Elea: i Leucanoi poi Lucani.

I patrizi Romani, dopo la conquista della zona denominata integralmente da loro Lucania, costruirono numerose ville (di cui permangono i ruderi) nella regione della fascia costiera che va da Licosa a Tresino, che comprendeva il porto greco-romano della città di Erculia (San Marco).

Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente iniziò il lungo periodo delle dominazioni barbariche, caratterizzato da una certa instabilità fino all’avvento dei Goti di Teodorico e più tardi dei Bizantini. Nell’846 Licosa fu considerata una roccaforte di pirati Saraceni, che furono sconfitti proprio nella decisiva battaglia di Licosa da una coalizione di poteri locali che comprendeva tutti i soggetti danneggiati dalle incursioni musulmane: il Ducato di Napoli, il Ducato di Amalfi, il Ducato di Gaeta e il Ducato di Sorrento.

Le prime notizie ufficiali sul territorio risalgono al 977, quando il vescovo di Paestum Pandone vendette alcuni possedimenti terrieri che facevano capo alle chiese di Santa Maria de Gulia, Santa Maria Litus Maris e San Giovanni di Tresino a marinai di Atrani[1]. In queste terre ci fu anche la presenza dei monaci basiliani profughi dell’oriente, la cappella di Santa Sofia ne è una testimonianza. I Longobardi e i Normanni sono tra le popolazioni che hanno lasciato nella zona un forte segno tangibile della loro presenza.

I Longobardi inizialmente depredarono queste terre, ma dopo la loro conversione al cristianesimo operata dai benedettini ne divennero i benefattori attraverso l’imposizione feudale. Essi, data la loro profonda devozione per san Michele Arcangelo, denominarono colle Sant’Angelo l’altura su cui sarebbe sorta Castellabate. Nel 1028 il principe Guaimario III di Salerno scacciò i Saraceni definitivamente. Nel 1072 fu il principe longobardo Gisulfo II di Salerno a donare le terre di Castellabate all’abate della badia di Cava Leone I.

Il lavoro svolto dai benedettini fu talmente meritorio durante la dominazione normanna, soprattutto per le bonifiche operate, che Guglielmo II di Puglia nel settembre del 1123 gli concesse il privilegio di costruire una fortezza per difendere le popolazioni locali dagli attacchi dei pirati saraceni, i quali compivano frequenti scorrerie nella zona.

La storia di questo territorio è legata indissolubilmente alla figura di san Costabile Gentilcore, quarto abate della Badia di Cava. Nel medesimo anno in cui fu elevato alla dignità di abate egli avviò i lavori di costruzione del castello di Sant’Angelo (10 ottobre 1123). L’abbaziato di Costabile fu breve: questi difatti si spense il 17 febbraio 1124. Il suo successore, l’abate Simeone, completò la costruzione del maniero e si prodigò in favore della popolazione locale. Nel 1124 egli comprò dal conte di Acerno il porto “Travierso” e lo fece ampliare, sviluppando così il commercio. Nel 1138 concesse ai sudditi del potere feudale dell’abbazia un diploma di diversi privilegi: ridusse a metà gli aggravi, donò ad essi le case che abitavano e le terre chiedendo in cambio la loro bonifica e coltivazione. Dal 1194 al 1266 il feudo fu sotto il dominio svevo, per passare poi sotto quello angioino.

Il castello si rivelò un valido presidio e Castellabate, grazie anche ai benefici derivati dalla sua posizione naturale, divenne col tempo la più importante baronia del Cilento. Nel 1276 il feudo ecclesiastico comprendeva i casali di Perdifumo, San Mango, San Mauro, Acquavella, Casalicchio, Serramezzana, San Giorgio, Tresino, San Matteo ad duo fulmina, Torricelle, Montecorice, San Zaccaria e Santa Barbara di Ceraso, e i principali approdi cilentani: Stajno, Travierso, Santa Maria de Gulia, Pozzillo, Oliarola, San Primo di Cannicchio e San Matteo. Durante la guerra angioina-aragonese il castello subì gravi danni e venne conquistato nel 1286 dagli Almugaveri agli ordini di Giacomo I di Sicilia, che lo tennero fino al 1299 quando fu ripreso dagli Angioini di re Carlo II d’Angiò.

Nel 1302 questi lo laicizzò, nominando Giacomo di Sant’Amando capitano del castello e concedendo agli abati cavensi, ritenuti responsabili di scarsa vigilanza, esclusivamente di dimorare. Castellabate quindi ospitò un presidio della corona, in cui si succedettero i capitani Riccardo di Eboli, Goffredo di Castro, Tommaso III Sanseverino e Ruggiero II Sanseverino, fino al 1349, quando fu restituito completamente alla Badia di Cava dalla regina Giovanna I di Napoli. Nel 1357 il castello fu conquistato con la violenza, sequestrando anche l’abate Maynerio, da Nicola Vulture di Rocca Cilento, ai cui discendenti venne poi sequestrato il feudo perché partigiani di Luigi I d’Angiò.

Altre notizie sul feudo ecclesiastico si hanno nel 1412, anno in cui papa Gregorio XII per saldare alcuni debiti bellici lo vendette a re Ladislao I di Napoli. Sotto la regina Giovanna II di Napoli, il castello venne occupato dal conte di Campagna Francesco Mormile, che lo dovette cedere poi nel 1427 al principe di Salerno e barone del Cilento Antonio Colonna. Re Alfonso V d’Aragona nel 1436 lo concesse a Giovanni, conte di Marsico e barone del Cilento, appartenente alla famiglia dei Sanseverino che lo amministrarono fino alla ribellione di Ferrante Sanseverino (1552), ultimo principe di Salerno. Da allora alla guida di Castellabate si avvicendarono diversi feudatari: Marino Freccia (1553), acquistandolo all’asta dalla Regia Camera della Sommaria; Vincenzo Loffredo (1556); famiglia Filomarino, conti di Rocca d’Aspide (1557); famiglia Acquaviva, conti di Conversano (1622); famiglia Caracciolo di Torrecuso (1645), che dovette fronteggiare un evento catastrofico come la peste del 1656; consigliere regio Francesco Nicodemo (1704); reggente Giacinto Falletti (1713); marchese Paride Granito (1733).

Il paese fu interessato dalla Repubblica Napoletana del 1799, in cui Luisa Granito ebbe un ruolo politico attivo. La famiglia Granito, dopo diverse successioni, possedette il feudo fino all’eversione della feudalità avvenuta nel 1806.

L’8 agosto 1806 Castellabate, dopo l’abolizione della feudalità, con le contrade di Santa Maria, San Marco, Ogliastro Marina e Lago, fu elevato a capoluogo di comune e del circondario “Castel dell’abate”, rientrante nel distretto di Bonati (provincia del Principato Citra) delRegno di Napoli. Il 13 agosto 1806 Licosa fu assalita dalla flotta inglese dell’ammiraglio William Sidney Smith, che cercava di fomentare le popolazioni costiere ad un’insurrezione contro Napoleone. Il fortino licosano fu difeso dai Còrsi guidati da Matteo Buttafuoco e dalla popolazione locale, che cercarono di respingere gli Inglesi inscenando una cruenta battaglia.

Dal 1811 al 1860 fu capoluogo dell’omonimo circondario appartenente al distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie, nel quale rientravano anche Perdifumo (con i casali di Camella e Vatolla), Serramezzana (con i casali di Capograssi e San Teodoro) e Ortodonico (con i casali di Cosentini, Fornelli, Montecorice e Zoppi). Il territorio fu interessato dai moti cilentani del 1828, un tentativo di insurrezione per ottenere da Francesco I il ripristino della Costituzione del 1820 nel Regno delle Due Sicilie.

Nel 1836 la popolazione castellabatese fu messa a dura prova dall’epidemia di colera che imperversò anche nella zona cilentana. Il 17 gennaio 1848 Castellabate insorse contro le autorità borboniche dando vita ai moti insurrezionali del 1848, a cui parteciparono gli esponenti delle famiglie gentilizie come Pompeo e Carlo de Angelis, Costabile Matarazzo, Giovanbattista Forziati, Antonio Baglivo, Luigi Parente, Tommaso Perrotti, Andrea Guglielmini, Federico Coppola e Nicola Pepi.

Dal 1860 al 1927, durante il Regno d’Italia fu capoluogo dell’omonimo mandamento (che comprendeva anche Ortodonico, Perdifumo e Serramezzana) appartenente al circondario di Vallo della Lucania. Fu coinvolta dall’esteso fenomeno dell’emigrazione di fine XIX secolo, di cui Francesco Matarazzo ne divenne l’esempio più significativo. Matarazzo, partito dal paese natio inizialmente anch’egli in cerca di fortuna, con le proprie fabbriche contribuì in maniera significativa allo sviluppo industriale del Brasile, meta privilegiata degli emigranti di Castellabate.

Il paese passa praticamente incolume la fase della prima guerra mondiale. Nel settembre del 1943, durante la seconda guerra mondiale, il territorio, come gran parte della costa salernitana, fu teatro del cosiddetto sbarco di Salerno ovvero dell’sbarco a Salerno: le truppe deglialleati occuparono la marina di Castellabate per diversi giorni prima di avanzare verso Roma. La torre del Semaforo di Licosa venne utilizzata come postazione militare dai tedeschi durante lo sbarco alleato.

Il periodo post bellico fu caratterizzato dal contrasto tra i cittadini di Castellabate paese (il capoluogo storico sul colle) e quelli di Santa Maria (la frazione marina più sviluppata), che contendevano ai primi la sede comunale. L’apice della discordia si ebbe il 30 luglio 1946, quando furono trasferiti la maggior parte degli uffici municipali da Castellabate a Santa Maria.

Lo strappo tra le due località fu tale che negli anni sessanta venne presentata più volte la richiesta (sempre respinta) di costituire il comune autonomo di Santa Maria[28]. Negli anni settanta il paese fu teatro di una profonda trasformazione urbana, che lo tramutò da territorio agricolo e dedito alla pesca a centro turistico balneare, con la costruzione di alberghi, camping, residence e seconde case estive.

Visitato 404 volte, 1 Visit today

Postato in Pubblica Amministrazione