Valle del Mingardo

Fiume Mingardo, SA, Italia

La Valle del Mingardo è storicamente stata la via preferenziale per l’accesso all’entroterra del Cilento. In particolare, passarono da questa valle i soldati Bulgari, giunti una prima volta nel Cilento nel 553 a seguito del generale longobardo Narsete impegnato nella guerra gotica; nel 667, capeggiati dal condottiero Alcek, si stabilirono nel Ducato di Benevento al servizio del re longobardo Grimoaldo; infine, intorno al VIII-IX secolo, si spostarono nella zona del Monte Bulgheria (che dai Bulgari prende il nome) e, con gli abitanti locali, diedero vita ai borghi di Acquavena (frazione di Roccagloriosa) e Celle di Bulgheria.

Sui dirupi della Gola del Diavolo nel 1075 venne ucciso in una imboscata il longobardo Guido, descritto come “molt bel et molt vaillant en fait d’armes”. Nel 1054 Guido divenne Conte di Policastro per volontà del Principe di Salerno Gisulfo II, che volle ricompensarlo del suo aiuto per ottenere il dominio del Principato. L’imboscata ha origine dalla contesa tra il conte Guido e Guimondo de Moulins (o Guimondo dei Mulsi), al quale era stato assegnato il territorio confinante e che avanzava pretese sul borgo di San Severino, sostenendo che doveva essere assegnato a lui. Per risolvere la controversia, i due nobili accettarono di sottoporsi all’arbitrato del principe di Capua. Per cui Guido si mise in viaggio per recarsi a Capua, ma mentre percorreva la gola del Mingardo fu aggredito e ucciso dagli sgherri di Guimondo.

A pochi metri dalla foce del fiume la spiaggia dell’Arco Naturale, che nel 1963 fu scelta dalla casa cinematografica  Universal Studios per le riprese del colossal Gli Argonauti, diretto dal regista Don Chaffey e nel cui cast era presente l’attrice inglese Honor Blackman. Si tratta di una spiaggetta di pietrisco molto suggestiva per la presenza dell’arco roccioso ed in passato molto frequentata dai turisti, sino al 2007 quando per il crollo della facciata interna dell’arco le autorità hanno stabilito il divieto di accesso all’area per ragioni di sicurezza.

Il fondo valle del Mingardo è percorso dalla SS 562d, detta Mingardina, che da poco prima di San Severino scende sino alla strada statale panoramica SS 562 Palinuro-Marina di Camerota, che attraversa il Mingardo a circa 700 metri dalla foce. L’ultimo tratto di fiume è costeggiato sul lato nord dall’ultimo tratto di via Palorcio, strada comunale di Palinuro.

Nel punto in cui la panoramica attraversa il Mingardo, ha inizio il sentiero di S. Iconio, un antico sentiero che porta ai ruderi del cenobio di S. Iconio, fondato nel IX-X secolo dai monaci basiliani, quando scacciati dall’Epiro dalla furia delle lotte iconoclaste avutesi agli inizi dell’VIII secolo, trovarono rifugio in Cilento accolti dai Longobardi. Il sentiero attraversa la pineta di S. Iconio, una pineta spontanea di pino d’Aleppo da cui monaci e contadini estraevano la resina per ricavarne incenso e pece. La pineta si estende lungo la costa dalla foce del Mingardo sino a località Torre Ferone nei pressi di Marina di Camerota e si staglia fra rupi ricoperte di euforbie e ravvivate da fioriture di finocchio di mare, dall’endemica primula di Palinuro e dall’arisario, una pianta perenne che fiorisce tutto l’anno. A seguito della costruzione della statale SS 562, l’accesso attuale al sentiero è stato spostato rispetto all’originale ed oggi risulta molto ripido. Per il contenimento della terra sono utilizzati assi di legno e pali conficcati nel terreno. Nei punti di maggiore pendenza del sentiero sono realizzati degli scalini rustici utilizzando la pietra rinvenuta in loco.

Da Celle di Bulgheria la valle del Mingardo è percorsa anche da una antica mulattiera, la Tragara (il termine “tragara” è la denominazione locale dei grandi massi che occasionalmente rotolano giù nella valle). Noto anche come Via del Sale o Via dei Briganti, il sentiero era anticamente utilizzato dai briganti ed oggi è frequentato da molti appassionati di trekking. A poca distanza dalla Tragara, si trova l’Epitaffio, un grande muro posizionato in direzione nord-sud.

La valle, poco a monte della confluenza del torrente Serrapotamo, è attraversata dal Viadotto Mingardo, viadotto a 16 campate, lungo complessivamente 720 m e largo 15,55 m. L’opera fa parte del tratto Futani-Centola, ultimo tratto di 10 km (10.079 m) inaugurato il 25 febbraio 2006 per il completamento della superstrada a scorrimento veloce SP 430 Agropoli-Sapri. La realizzazione del tratto Futani – Centola ha richiesto la creazione di altri quattro viadotti in direzione nord: il Viadotto Serrapotamo (630 m), il Viadotto La Bonifica(180 m), il Viadotto Mascale (270 m) e il Viadotto Lambro (540 m).

L’opera civile più spettacolare che attraversa la valle del Mingardo si trova all’altezza di San Severino: si tratta di un ponte ferroviario ad 8 arcate in mattoni rossi costruito nel 1929 dal regime fascista. Il ponte in muratura ha sostituito il vecchio ponte in travatura metallica a tre luci, costruito nel 1895 per l’apertura della linea ferroviaria  Pisciotta–Castrocucco. Il ponte è un’opera di alta ingegneria, realizzata incassando la struttura nella parte più stretta del fiume Mingardo. La sua particolare collocazione gli permise di evitare anche i bombardamenti da parte degli aerei alleati, che più volte tentarono di distruggerlo prima dell’Armistizio. Il ponte è stato in esercizio fino al 1965, momento in cui vi è stata la dismissione della linea a un binario, con la realizzazione della nuova tratta che ha dirottato il traffico ferroviario sulla nuova struttura in cemento armato. Recentemente il ponte è stato dotato di una idonea illuminazione, che la sera crea suggestivi giochi di luci ed ombre tra le arcate. Attualmente il ponte viene utilizzato per iniziative nell’ambito della manifestazione giornata nazionale delle ferrovie dimenticate, giunta nel 2010 alla terza edizione.

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