Trekking ed Escursioni a cavallo

Felitto, SA, Italia

Felitto offre uno tra i paesaggi più suggestivi e spettacolari dell’intero Cilento.

Il corso delle argentee acque fluviali del Calore, che si incunea nei pressi dell’abitato che vi accoglie con fierezza austera dall’alto del suo sperone roccioso. Arroccato su di un colle calcareo, detto Rupe di San Nicola, l’abitato domina a strapiombo la valle fluviale. Nelle immediate vicinanze dell’antico ponte medievale che collegava gli abitati di Felitto e Castel San Lorenzo, parte la traccia di un sentiero che penetra subito nel cuore della montagna. E’ uno spettacolo di rara bellezza quello che si apre ai nostri occhi: ambienti assolutamente incontaminati, quasi selvaggi dove il suono delle acque fa da sottofondo ai richiami degli uccelli.

Un luogo che rappresenta un naturale bird-wacthing, un luogo che merita di essere vissuto con intensità.

Tutt’intorno si profilano le pareti rocciose sulle quali si arrocca l’abitato di Felitto. Spostandosi fuori dell’abitato, una stradina che scende giù, verso destra, conduce dopo poco, alla località Remolino, ove vi è un’area attrezzata per il pic-nic ed una fontana incastonata tra le pietre locali. Questo è il luogo ideale per fare il bagno, per risalire il fiume in canoa o per dedicarsi al trekking in piena libertà. Da qui parte un itinerario che è quasi obbligato.

Giunti a un piccolo sbarramento, una diga posta alla confluenza tra il fiume stesso ed il Fosso Remolino – siamo a 182 m. circa – è possibile ammirare il corso d’acqua “rivestito” di lussureggiante vegetazione. Poco più avanti sulla sponda di destra parte la traccia di un piccolo sentiero che in breve conduce alla cosiddetta “grotta di Bernardo”, nome di un antico brigante che secondo la leggenda l’avrebbe vissuta. In verità, è consigliabile il cammino opposto a quella che conduce alla citata grotta, oltre la diga lungo la sinistra della gola ove vi è un sentiero abbastanza frequentato che penetra a mezza costa nella natura selvaggia. In alto, si ergono le articolate creste ammantate di vegetazione boschiva del monte Ceglie (602 m); mentre sulla destra si notano i costoni meridionali dello Scanno del Mezzogiorno (740 m); sono, queste, alture calcaree che nascondendo la gola hanno contribuito nel corso dei secoli a mantenere integre ed intatte le peculiarità dell’ambiente. Qui la natura diviene protagonista assoluta e numerose sono le specie di infiorescenze che s’incontrano lungo il sentiero come l’aglio ursino; la valeriana e l’orchidea provincialis (una specie selvatica).

Più avanti la traccia del sentiero quasi impraticabile per via della fitta vegetazione che lo circonda diventa sufficientemente percorribile grazie al tracciato della pista reso evidente da vecchi transiti di animali. Intorno si scorgono le bellissime presenze delle felci e dei pungitopo che si alternano a piante di cristo (bianco e rosso) e di laconito (dai fiori blu). Lungo il sentiero gli osservatori più attenti riescono ad individuare le tracce della faina oppure le zolle di terreno rimosso che sono quelle del cinghiale o, ancora le tane del tasso.

Proseguendo in questa suggestiva vallata, proprio al centro della gola, parte una piccola deviazione (qui il tratto è piuttosto difficoltoso) che scende in basso a destra e conduce al cosiddetto ponte di Pietra Tetta. Qui gigantesche pietre sono franate in epoche remote, remotissime, incastrandosi proprio al centro della gola. Dopo aver visitato il labirinto di Pietra Tetta, si prosegue nella fitta vegetazione del bosco, dove il sole difficilmente riesce a penetrare il folto fogliame. Il leccio giovane alterna all’olmo e alle tortili radici dei tronchi più vecchi, mentre il sottobosco è ricco di bacche di mirto e bulbi di giglio selvatico.

Nel tratto più impervio della gola (274 m) si trovano sulla sinistra gli strapiombi calcarei della Rupe Rossa (798 m), mentre sulla destra si profilano le creste boscose della Costa di Magliano (389 m). Dopo quest’ultimo ed impegnativo passaggio, mentre aumenta la pendenza del sentiero, si sale mantenendosi sempre sulla sinistra (il versante è ripidissimo).

Camminando, ci si accorge che all’improvviso la gola termina proprio nel punto di massima impennata; là dove la vegetazione poco alla volta va diradandosi offrendo vedute lungo il suo tratto a monte. Un ultimo sforzo lungo un tratto ghiaioso piuttosto in pendenza ci conduce a ridosso di un sentiero che aggira la Costa di Magliano; dall’alto di questa terrazza panoramica è possibile scorgere, all’opposto imbocco della gola del fiume Calore, l’antico ponte medievale ad arco (schiena d’asino), costruito interamente in pietra tra due lussureggianti sponde fluviali agevolando il collegamento pedonale, per lunghi secoli, tra gli antichi borghi di Magliano e Felitto; sullo sfondo si profila la mole del monte Motola (1700 m).

Non ci sono parole sufficienti per descrivere l’ebbrezza di cavalcare tra fruscianti canneti e odori agresti del Cilento, guadare il Fiume Calore in sella a bellissimi cavalli e sostare sulle sponde del fiume per far riposare corpo e anima.

Tutto condito dalla piacevole compagnia di esperti cavalieri, cowboy nostrani che insegnano ad amare e rispettare la natura nella sua interezza. E proprio nell’entroterra del Cilento, a 30 km dagli antichi templi di Paestum, tra cascate ed argini naturali, nell’habitat naturale della lontra, dei lupi e dei falchi, tra antichi mulini e ponti in pietra, che l’Associazione di Volontariato Ippico Civile Alto-Calore, organizza delle emozionanti passeggiate a cavallo.

ll servizio di trekking a cavallo organizzato dall’Associazione vi permetterà di scoprire questi meravigliosi posti e di vivere un’esperienza unica ed indimenticabile: le guide turismo equestre vi accompagneranno lungo percorsi ed itinerari ippici collaudati, istruttori qualificati vi impartiranno lezioni di equitazione per un’escursione a cavallo nella massima sicurezza.

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