Penta, frazione di Fisciano

Penta, Fisciano, SA, Italia

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Penta, situata a 260 m sul livello del mare è una frazione i cui primi insediamenti sono antichissimi, in virtù della presenza di sorgenti e corsi d’acqua. Il suo toponimo deriva o dalla pendenza dovuta alla configurazione geografica (“parte scoscesa di colle”) o dalla presenza di 5 porte nel paese (Porta Coeli, Porta S. Anna, Porta S. Rocco, Porta Lauria, Porta di basso Penta, detta  “o’ vuccuo”)..

La notizia documentata più antica della località si ritrova nel Codex Diplomaticus Cavensis del 1011, da cui si rileva che Penta e Fisciano rientravano nei confini rotensi, ossia appartenevano al gastaldato longobardo di Rota (Mercato S. Severino), sotto la giurisdizione del Principato di Salerno. Successivamente subentrò lo Stato di Sanseverino, retto dai Sanseverino di Marsico, una delle più potenti famiglie feudali del Regno di Napoli e dell’Italia meridionale.

Nel 1140 i Padri Verginiani presero possesso del monastero dedicato a S. Andrea, fondato probabilmente dallo stesso Patriarca dei Verginiani, S. Guglielmo da Vercelli. La presenza dei Verginiani influì molto sulla coltivazione di erbe medicinali e sulla costruzione di opifici. Tanto più che nel XIV secolo Penta divenne uno dei centri più importanti della Congregazione.

Le prime notizie sulle due chiese di Penta – quella di San Bartolomeo e quella di S. Maria delle Grazie- risalgono invece al 1309. Mentre nel periodo aragonese (XV-XVI secolo) Penta acquisì notevole importanza, per la presenza dei notai Paolo de Ansalone e Masullo de Riccardo e perché ospitò la Principessa Marina d’Aragona, zia del futuro re di Spagna, Carlo V.

A tale periodo risale anche la costruzione di numerosi palazzi gentilizi, per la corte e per ospitare delegazioni diplomatiche. Ma purtroppo, nel 1583, Penta seguì le sorti di tutti i casali dello Stato dei Sanseverino e, venduta da don Ferrante Gonzaga, passò prima al Duca di Nocera, Ferrante Carafa e poi ai Caracciolo. Nel 1656 venne colpita da una terribile pestilenza, durante la quale si diffuse il culto di San Rocco, eletto santo patrono del paese.

Agli inizi del XIX secolo, in seguito all’emanazione delle leggi eversive del 1809, il cenobio dei Padri Verginiani venne chiuso e venduto a Vincenzo D’Anna, che lo trasformò in dimora signorile, per poi rivenderlo al ricco inglese Lord Crafen.

Durante il decennio francese (1808-15), con la soppressione della feudalità e la riorganizzazione del Regno di Napoli, lo Stato dei Sanseverino fu diviso nei quattro comuni di Mercato San Severino, Calvanico, Baronissi e Fisciano, di cui appunto Penta divenne frazione.

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