Santuario di San Michele di Mezzo

Via San Michele, Carpineto, Fisciano, SA, Italia

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Il Santuario di San Michele di Mezzo, situato nella frazione di Carpineto, è stato riaperto al culto il 5 maggio 2011, si venera il culto di San Michele Arcangelo ogni 29 settembre. Le origini di questa chiesa rupestre vanno certamente collocate nei primi secoli della affermazione del cristianesimo in Campania; la grotta fu probabilmente utilizzata quale laura da parte di monaci di provenienza orientale. In questo ambito va collocata l’immagine più suggestiva dell’intero complesso rupestre: quella della Vergine col Bambino al centro dell’altare costruito nel livello inferiore della grotta. Una immagine che è presente nella iconografia bizantina come la Madonna Platytera.

Platytera tòn uranòn in greco antico vuol dire Più ampia dei cieli, e così nei primi secoli del cristianesimo veniva denominata Maria che aveva portato Dio nel suo seno (“Più vasto del cielo è il corpo che avvolge il Creatore”, metafora presente in Cirillo di Alessandria, 431).

Il concilio di Calcedonia nel 451 sancì, insieme alla due nature di Cristo, il ruolo di Maria quale Theotokòs, ovvero Madre di Dio.

Sarebbe stato l’evangelista Luca, colui che più diffusamente parla dell’infanzia di Gesù, ad aver materialmente effettuato il primo ritratto della Madonna. Il rotolo tenuto nella mano del Bambino ci rimanda al passo del vangelo di Luca (4,16-21) dove Gesù lesse in una sinagoga la profezia del Profeta Isaia sulla venuta del Messia.

La grotta sacra di San Michele di mezzo in Fisciano ha visto, raccolti in preghiera, due grandi Santi della cristianità: Papa Gregorio VII e Alfonso Maria de’ Liguori. La presenza di entrambi è ricordata con due affreschi collocati in posizione simmetrica rispetto all’altare della Madonna Platytera.

Sant’Alfonso è raffigurato, anziano vescovo, in posizione benedicente.

L’affresco è infatti datato 1824, mentre come sappiamo Alfonso fu proclamato santo nel 1839 da Papa Gregorio XVI. San Gregorio VII è raffigurato nel pieno della maestà e della fierezza dell’alto magistero. Anche questo affresco è completato da una scritta in latino che dice:

Ho amato la giustizia ed ho odiato l’iniquità
Perciò muoio in esilio
L’iscrizione su pietra che testimonia l’impronta dell’Arcangelo Michele sul luogo. È anch’essa in latino e dice:

Questa grotta, se non lo sai,
Una volta era quasi dell’inferno
Io scacciai i demoni
Nel mio nome la consacrai.

Lungo la strada che dalla provinciale conduce al Santuario, furono realizzate negli anni trenta del secolo scorso dal fiscianese Generale Ianniello, edicole campestri raffiguranti le dodici stazioni della Passione di Cristo. Fino agli anni sessanta/settanta erano apprezzabili le maioliche settecentesche che illustravano i vari momenti del percorso. La loro distruzione e/o asportazione ad opera di vandali indusse una benemerita associazione della zona a ripristinare le stazioni con nuove maioliche di fattura moderna.

Le nuove icone furono benedette all’inizio degli anni novanta, in una partecipata cerimonia che unì l’anelito religioso con la consapevolezza del valore della memoria storica, dall’allora Pastore della Diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, Mons. Guerino Grimaldi. Padre Francesco, un roccioso frate cappuccino che per lunghi anni ha curato e difeso il sacro luogo. Scomparso Padre Francesco, per molto tempo il Santuario restò abbandonato, salvo una breve parentesi di utilizzazione da parte di alcuni padri saveriani che utilizzarono il complesso ed i boschi circostanti come luogo per soggiorno e campeggio di giovani.

Ma da quando i saveriani non hanno più utilizzato il Santuario, l’abbandono più totale ha comportato un gravissimo deterioramento del complesso. Il crollo del tetto della chiesetta, insieme al furto delle suppellettili e finanche all’asportazione di un pregevole pavimento in ceramica, hanno fatto il resto.

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