Chiesa di San Giovanni Battista

Corso Umberto, Cardile, SA, Campania, Italia

09:00-12:00; 15:00-19:00

La Chiesa di San Giovanni Battista, esisteva già nel sec. XVI, sin dalla costruzione, aveva solo una navata; il soffitto era a cassettoni di legno, al centro del quale vi era un dipinto di San Giovanni Battista, mentre gli archi sorreggevano una volta a crociera.

Nella visita pastorale del 1745 si nota la mancanza del coro, che invece esisteva nel 1698, visto che il 24 maggio 1698, il vicario De Pace, fratello del vescovo, nel visitare la parrocchia di Cardile, registrò la presenza di un coro alle spalle dell’altare con sedili in legno. La chiesa era chiusa da due porte: su quella principale era collocato un organo.

Il vicario De Pace, inoltre, annotò un tabernacolo scolpito in legno sull’altare maggiore, tre calici con base di bronzo, due patene d’argento, una sfera pure d’argento su base di bronzo lavorato e una lunula vero non est decurata. Nella chiesa era stata costruita agli inizi del ‘700 una cappella dedicata a San Giovanni; nella cappella era collocata una statua in legno del Santo protettore.

L’altare maggiore, dedicato a San Giovanni Battista, patrono di Cardile, era stato costruito in gesso e marmo. Al centro dell’altare vi era un’immagine di San Giovanni (tela picta), incastonata in una cornice marmorata. Nella tabella si leggeva un onere di celebrare una messa solenne nel giorno della festa del Santo, oltre la celebrazione di altre messe durante l’anno.

La chiesa di San Giovanni presentava nel suo interno delle sepolture comuni per il popolo, ma anche delle cappelle private in cui venivano seppellite le persone più agiate del casale. Nel ‘600 i morti continuarono ad essere tumulati nella chiesa, come evidenziato da un testamento (1624) di Caterina Ferra, abitante a Cardile nel luogo “ubi dicitur in capocardile: item essa testatrice lascia che (quando) piacerà alla divina maestà, passarà da questa vita p(rese)nte in miglior vita volet il suo corpo sia seppellito dentro la detta ecc(lesi)a de S.to Giovanni Bap.ta di detto Casale (…)”.

Dopo la peste del 1656 i morti non furono seppelliti nella chiesa, ma esternamente ad essa; infatti, nella visita pastorale del vicario De Pace del 1698 non si annotava alcuna sepoltura nella chiesa, ma l’esistenza di un cimitero, dal quale si accedeva al giardino del locale barone e da questo al palazzo baronale. La possibilità di accedere dalla chiesa al palazzo baronale era stata concessa dall’amministrazione della diocesi (vicario Lanzullo), privilegio poi regolarmente approvato e confermato. Nel 1745, dalle visite pastorali, si nota ancora la mancanza di sepolture nella chiesa, mentre nel 1772 veniva descritta un’unica sepoltura esistente nel pavimento della chiesa; pertanto, veniva ordinato nella Santa visita del 25 marzo 1772 la costruzione di distinte sepolture in cui si seppellissero separatamente gli uomini e le donne.

La statua rappresentante San Giovanni Battista è settecentesca e di scuola napoletana.

La prima notizia sulla presenza della statua in chiesa risale alla visita pastorale del 1736. Si tramanda che quando la statua di San Giovanni giunse nel porto di Pioppi, alcuni cardilesi partirono verso la marina per prelevare il Santo custodito in un cassone di legno. Una volta caricato a spalle, i cardilesi, incamminatisi per la fiumara, di ritorno a Cardile, si dovettero fermare per strada, a causa dell’eccessivo peso della statua. Ignari dell’aspetto della statua e spinti dalla curiosità, aprirono la cassa di legno. All’apparire della sagoma del Santo rimasero talmente impressionati dalla figura quasi umana che, caricata sulle spalle la cassa, non sembrò più pesare e rapidamente, risalendo la fiumara, giunsero a Cardile.

Il campanile della chiesa venne costruito nel 1619; alla punta, originariamente, era collocata una pigna, abbattuta agli inizi del ‘900 da un fulmine. Nel 1698, dalla visita pastorale del vicario De Pace, risultava che dal campanile pendevano tre campane, di cui la più grande era rotta; inoltre, la torre campanaria era munita di un orologio proclero popolique commoditate. Nel 1736 furono preparati diversi materiali (calce, pietre, travi di legno, etc.) per riparare il cadente campanile. Solo attraverso un decreto del vescovo venne obbligato agli amministratori dell’università di Cardile di riparare il campanile, visto che da più tempo il materiale giaceva senza essere utilizzato.

Si ordinò, pertanto, che il campanile venisse restaurato nello spazio di sei mesi, a pena di interdizione ecclesiastica, affidando il controllo della regolare esecuzione dei lavori all’arciprete Giuseppe Riccio.

 

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