Il Castello longobardo di Laurino

Via Palazzo Ducale, 84057, Laurino, SA, Italia

Sullo sperone più alto della collina, di fronte alle bastionate del monte Cavallo, sfidano ancora il tempo le rovine del primitivo Castello longobardo. Malgrado le ingiurie dei secoli e degli uomini, la struttura è ancora in parte leggibile anche se i piani superiori sono quasi tutti crollati.

Nell’anno 964 Landolfo, figlio del principe Atenolfo di Capua, per iniquità, per orgoglio e crudeltà era stato con tutti i suoi figli discacciato da Capua, e si era ritirato a Napoli….il buon principe Gisolfo, a preghiere di sua madre (“Gaitelgrima”), ch’era sorella di esso Landolfo non solo li chiamò in Salerno, e lo arricchì, ma lo rendè ancora il primo dopo di lui nel Principato, per la sua affettuosa confidenza, e per avergli dato il contado di Conza, e altri contadi ai di lui figli, a Landolfo, uomo fraudolento e di pessima fede, quel di Laurino, Sarno ad Indolfo, e Marsico a Guaimario( 971). Landolfo, quindi, fu il secondo feudatario di Laurino.

Non ne furono certo contenti i due nipoti, conti Guaimario e Guaiferio, cui fu riservata picciola donazione, eppure figli di due fratelli germani, a loro volta figli del principe Guaimario II, allorché Gisolfo diede a famiglia straniera i Contadi di Conza, di Laurino, di Marsico, di Sarno; e tutti ad una sola famiglia, che videro poi servirsi degli stessi, per mandare in rovina lo stesso Gisulfo.

Più volte Landolfo aveva cospirato contro il nipote fino all’arresto ed al trasferimento in catene ad Amalfi insieme con la moglie Gemma (973). Il minimo che Gisulfo potesse fare fu quello di togliergli temporaneamente la contea di Conza, ma era stato costretto a piegarsi alle “preghiere” della madre.

Di fatto i due fratelli divennero vassalli di una famiglia straniera. Per di più Gisulfo, non avendo avuto da Gaitelgrima alcun figlio, nel 974 adottò e associò al Principato il figlio minore di Pandolfo (il Testaferrata), Principe di Benevento, anche lui di nome Pandolfo (II).

Nello stesso anno Gisulfo era stato spodestato dal fratello Landolfo; il Testadiferro lo restaurò come suo vassallo, ereditandone il trono alla sua morte (977/978).

Nell’adottare Pandolfo, Gisulfo gli diè in Ajo Giovanni di Lamberto, figlio di Lamberto di Toscana, che sposò, nel 954, Gaitelgrima di Teano o di Capua del quale disse, che già era Conte di Laurino, col nome appunto di Giovanni di Laurino.

Morto Pandolfo Testaferrata nel 981, i suoi possedimenti furono divisi fra i suoi figli, dopo aspre contese. A Landolfo toccarono Capua e Benevento, mentre Pandolfo II fu principe di Salerno.

Molto probabilmente la contea di Laurino passò al “toscano” Giovanni, che da allora, appunto, assunse il nome di Giovanni di Laurino (… nel 974 fu fatto tutore di Pandolfo Giovanni Conte di Laurino…). Aveva sangue bavaro e carolingio nelle vene, una illustre discendenza, ma non fu fortunato. Cacciato dai suoi possedimenti toscani il padre marchese Lamberto nel 931 da Ugo, re d’Italia, Giovanni, presumo per i buoni uffici della madre Gaitelgrima, figlia di Atenolfo, conte di Teano, giunse a Salerno alla corte di Gisulfo, che provvide a sistemarlo nella Contea di Laurino.

Infatti già nell’anno 945 il Conte di Laurino, aveva donato al monastero di S.Benedetto di Salerno una selva in monte Peloso insieme con il casale di Moriano nei pressi di Montepeloso (oggi Irsina, provincia di Matera). Nel 988, dopo che la città fu assediata e distrutta per la seconda volta dai Saraceni, fu ricostruita da Giovanni II, principe di Salerno dal 983 al 999, figlio di Giovanni di Laurino.

Il castello di Laurino esisteva, quindi, nella prima metà del X secolo, periodo in cui va collocata, con maggiore esattezza, la sua costruzione.

Da una bolla papale del 1255, diretta Universitati hominum castri Laurini, su espressa volontà dei cittadini, Alessandro IV accoglie sotto la protezione papale il castrum, stabilendo che rimanga sempre de demanio Ecclesiae.

Dunque, a quella data, il castello e il casale, dopo la distruzione per opera di Federico II nel 1246, erano stati fortificati. Laurino era diventata un castrum, cioè una città fortificata.

Restando incerta la lettura Laurim per Laurino nel Chronicon salernitanum, il Conte Giovanni di Laurino sembra essere stato il primo feudatario della contea con tal nome, altrimenti il terzo dopo Landenolfo e Landolfo. Seguirono, secondo qualche studioso, Dauferio, morto nel 1017, precipitato con il cavallo in una vallata, e, nel 1025, Pandone. Sirca, forse sua figlia e nipote di Guaimario, sarebbe restata del contado, sposando Targhisio, signore del castello di Sanseverino, capostipite della dinastia normanna dei Sanseverino.

Si perdono, a questo punto, le tracce dei feudatari della Contea. La contea è assorbita nell’ambito dei numerosi possedimenti dei Sanseverino e non avrà grandi feudatari propri fino all’epoca angioina.

Il Catalogus baronum lo conferma. In esso è presente la lista di diversi feudatari minori di Laurino che erano tenuti, secondo la propria (modesta) disponibilità patrimoniale, a fornire al re dei militi in occasione della sua partecipazione alle crociate o per la difesa del regno dalla minaccia saracena.

È da presumere che alquanto scarsi dovettero essere i rapporti col potere centrale e piuttosto angusti i rapporti sociali al di fuori del contado, anche se i Normanni vollero che le antiche consuetudini fossero rispettate. Ciò che può apparire uno svantaggio, ritengo, invece, che fu l’occasione per mettere alla prova gli istituti cittadini e le qualità amministrative, frutto di antichissimi usi, consuetudini, statuti consolidatisi nel tempo, che daranno la stura, poi, all’elaborazione scritta di quelle magnifiche disposizioni elencate negli Statuti comunali.

Il periodo svevo potenziò con la sua avanzatissima legislazione, frutto del genio di Federico II e dell’ampia controllata autonomia concessa, tale tendenza. Dal documenti dell’epoca, infatti, sappiamo che il castello di Laurino era di proprietà regia. Laurino, cioè, era di fatto una libero comune, cioè una Universitas (da universi cives,”unione di tutti i cittadini”) demaniale, che dipendeva direttamente dalla Corona e godeva di maggiore libertà e privilegi.

Terminati, dunque, per sempre i tempi “eroici” di Giovanni, dal quale discenderà la principessa Sichelgaita, sì, proprio lei, la coltissima principessa longobarda, spiccata la personalità, ferreo il carattere, che sposerà Roberto il Guiscardo, primo grande principe della dinastia normanna salernitana.

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