Comune di Magliano Vetere

Corso Umberto I, Magliano Vetere, 84050 SA, Italia

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09:00-12:00

Il comune di Magliano Vetere è circondata da monti e colline, distese di boschi e dalle gole del fiume Calore.

Il Municipio è situato in Corso Umberto I cap. 84050.

Il comune di Magliano Vetere, in ragione delle caratteristiche del suo territorio, ha sempre rappresentato un punto di comunicazione strategico tra la Valle del fiume Calore Lucano (situata più all’interno) e la valle del fiume Alento (più vicina alla costa cilentana). Queste due vallate, infatti, sono separate da una impervia dorsale montuosa, dominata dalla forma tagliente dei monti Vesole, Faito e Chianiello, lungo la quale in passato, l’unica via di comunicazione agevole, era rappresentato dal passo di Preta Perciata (Roccia Bucata) oggi compreso nel comune di Magliano Vetere.

Pertanto, in ragione della sua posizione strategica, in epoche passate Magliano è stato un centro molto importante perché permetteva di controllare buona parte dei transiti che dalla costa cilentana si muovevano verso l’interno e viceversa.

Alcuni ritrovamenti archeologici testimoniano che già in epoca pre-romana erano presenti dei nuclei abitativi lungo il corso dei fiumi Calore Lucano ed Alento, i quali lambiscono due lati opposti del territorio di Magliano e sono separati, come già accennato, da un’aspra catena montuosa. Probabilmente si trattava di popolazioni emigrate dalla costa a seguito di eventi bellici o di qualche pestilenza.

Secondo alcuni storici, Magliano divenne un centro importante e fortificato già nel VI d.c. per volere dei Goti i quali erano interessati al controllo della strategica via di comunicazione che attraversava il territorio, ma vi è da dire che il primo documento storico che cita espressamente Magliano risale ad un periodo successivo ed è datato 29 maggio 848, ed è presente nel codice Diplomatico Cavese e parla di un atto di acquisto di un frutteto per l’importo di 65 soldi d’oro effettuato dalla comunità di Mallianum.

Un successivo documento dell’anno 1008, in piena epoca longobarda, fa riferimento a Magliano Vetere quale importante punto strategico per il controllo del valico di Preta Perciata.

Ed infatti, a partire dall’anno 1074, il valico di Preta Perciata risulta essere stato uno dei 14 valichi del Mezzogiorno con diritto di pedaggio ed è per questo che il territorio di Magliano è stato spesso, nel corso dei secoli, oggetto di contese e trasferimenti di signoria non sempre di facile ricostruzione.

Magliano fu considerato un centro importante non solo dai Longobardi ma in seguito anche dai Normanni, i quali, quando organizzarono l’amministrazione del territorio locale sotto la Baronia di Novi Velia, decisero che Magliano doveva essere la sede di uno dei quattro Stati in cui era ripartita la predetta Baronia e aggregarono nello Stato di Magliano le università di Magliano Vetere, Capizzo, Stio e Gorga.

Nel 1230 l’imperatore Federico II ritenne che Magliano non dovesse essere più un suffeudo di Novi Velia e lo elevò al rango di feudo affidandone il governo di Teobaldo di Monteforte. Dopo la congiura dei Baroni del 1245 (cd. congiura di Capaccio) e la distruzione del castello di Capaccio, ove perì anche il Barone di Magliano, il governo di questo fu affidato dal re Manfredi ai fratelli De Fenicolo.

Nel 1271, con la venuta degli Angioini ,che sconfissero gli Svevi, lo Stato di Magliano viene affidato a Francesco di Monteforte, figlio di Teobaldo. Durante la cosiddetta guerra del Vespro tra Angioini e Aragonesi, questi ultimi, invasero le terre di Magliano, trucidarono nobili e poveri.

Nel corso del Quattrocento, forse ad opera di monaci basiliani, furono erette due cappelle rupestri nel territorio di Magliano: la cappella di San Mauro sul Monte Faito a Capizzo e la cappella di Santa Lucia a Magliano Vetere.

Dal 1433 Magliano fu posseduta da Guglielmo Sanseverino, Conte di Capaccio; dal 1489 da Berlingieri Carrafa; dal 1513 da Camillo Pignatelli.

Secondo alcuni storici, nel 1669 il borgo di Magliano Vetere sarebbe stato bruciato per aver ospitato un brigante e i superstiti si sarebbero rifugiati nei pressi dell’antica rocca costruita dai Goti dando vita al casale di Magliano Nuovo, per poi ricostruire tempo dopo l’antica Magliano Vetere.

L’ultimo feudatario di Magliano fu il barone Nicola, che lo tenne fino all’abolizione della feudalità, avvenuta con li leggi eversive della feudalità di inizio Ottocento.

Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Gioi, appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie.

Dopo l’unità d’Italia, seguendo le direttive impartite dal Generale Enrico Cialdini, nelle zone segnate dal fenomeno del brigantaggio, furono istituti alcuni corpi di volontari, definiti Guardia Nazionale, posti a difesa del territorio del neonato Stato unitario. Nel corso di tali vicende, anche nei tre borghi di Magliano (Magliano Nuovo, Capizzo e Magliano Vetere), fu istituita la Guardia Nazionale.

I corpi di volontari di Magliano, la mattina del 4 giugno 1863, si scontrarono con una banda di briganti, dando vita ad uno degli episodi fratricidi più drammatici della storia postunitaria del Cilento. Infatti, nei territori adiacenti Magliano imperversava la banda borbonica capitanata da Giuseppe Tardio di Piaggine il quale, forte di un manipolo di circa 90 uomini la mattina del 3 giugno 1863 saccheggiò il vicino paese di Campora e all’alba del 4 giugno assalì i comuni di Stio e Gorga, confinanti col comune di Magliano.

In seguito, verso le 11 di mattina, la banda mosse verso Magliano Nuovo. All’arrivo dei briganti la guardia nazionale posta a presidio del borgo si dileguò e Tardio e i suoi uomini furono liberi di saccheggiare il borgo ed istigare la popolazione alla lotta. Ma mentre Tardio si attardava a Magliano Nuovo, forse per ben saccheggiare la casa del barone Giovanbattista Pasca, la notizia dell’avvenimento si diffondeva nei paesi vicini mettendo in allarme le caserme dei Reali Carabinieri e il Comando di Linea della Guarnigione Piemontese di Vallo della Lucania. Così dopo poche ore il borgo di Magliano Nuovo venne circondato da tre lati dai volontari della guardia nazionale di Magliano Vetere al comando di Fortunato Morra, dai Carabinieri di Gioi Cilento e dai militi della guardia nazionale di Stio, Gorga e Vallo della Lucania.

Circondato da tre lati, a Tardio, come unica via di uscita, non rimase che la palude stretta tra i monti Ceglie, Faito e Chianiello che cercò disperatamente di raggiungere. Ma appena fuori dal casale il piccolo esercito di Tardio si trovò di fronte le guardie provenienti da Palazzo Soccorso (contrada della stessa Magliano) ed ebbe inizio una furibonda battaglia. Ben preso alle guardie nazionali cominciarono ad arrivare rinforzi dai dintorni e la banda di Tardio incominciò ad avere la peggio.

A Tardio e ai suoi sopravvissuti non rimase altro da fare che darsi alla fuga. Alcuni briganti vennero catturati, sommariamente processati e giustiziati, ma Tardio e alcuni suoi uomini riuscirono a dileguarsi in direzione di Sacco, per poi giungere a Corleto Monforte ove la banda si sciolse. L’episodio, è passato alla storia per la drammaticità del combattimento che vide contrapposti uomini provenienti dalle stesse comunità e perché, dopo le perdite subite a Magliano Nuovo, Giuseppe Tardio non riuscì più ad assalire interi paesi come aveva fatto fino ad allora.

Dal 1860 al 1927, durante il Regno d’Italia Magliano Vetere ha fatto parte del mandamento di Gioi, appartenente al Circondario di Vallo della Lucania.

A partire dalla seconda metà del Novecento, la costruzione di nuove e più agevoli vie di comunicazione asfaltate nel Cilento ha sensibilmente ridotto l’importanza di Magliano quale importante via di comunicazione e pertanto, il territorio ha fortemente risentito del fenomeno migratorio.

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