Chiesa di San Matteo

Via San Matteo, Nocera Inferiore

081.5174714

09:00-12:00 16.00-19:00

La Chiesa di San Matteo è la Chiesa madre di Nocera Inferiore.

La prima menzione della chiesa di San Matteo de Archiponticulo (letteralmente “al ponte vecchio”) è contenuta in un documento conservato nell’Abbazia di Montevergine, datato al gennaio del 985.

La menzione de Archiponticulo è dovuta alla presenza, nei pressi della chiesa, di un fiumiciattolo formato dal deflusso delle acque che scendevano dal complesso montuoso di Montalbino. Il sito è stato identificato durante gli scavi del complesso archeologico di piazza del Corso. Ad ulteriore prova, il Codex Diplomaticus Cavensis cita la presenza, nella zona, di un ponte di pietra di epoca romana.

La struttura fu edificata nell’area di un sacello dedicato a Giano, il dio bifronte, e dedicata, per corrispondenza storica a San Matteo, popolarmente noto come il santo con due volti.

In origine la chiesa fu solo una rettoria. Raggiunse la dignità di parrocchia solo nel 1390. Per la sua importanza e antichità è considerata la chiesa madre di Nocera Inferiore. In passato i parroci della città si recavano a San Matteo nel festivo del Santo omaggiandone la statua con un grande cero.

Furono dipendenti di San Matteo le chiese del Corpo di Cristo e di Santa Maria del Presepe (nota anche come Santa Monica).

Durante la sua lunga storia, la chiesa ha ospitato matrimoni celebri: il 20 settembre 1614 vi si celebrarono le nozze tra il duca di Nocera Francesco Maria Carafa e Anna Pignatelli; il 2 ottobre 1655 vi fu celebrato il matrimonio tra il pittore Angelo Solimena e Marta Resigniano.

La forma attuale della facciata della chiesa risale ad una risistemazione rinascimentale del tempio (XVI secolo). Il portale, in tufo grigio di Nocera, è sormontato da una tondo con un bassorilievo raffigurante il santo cui è dedicata.

L’interno è composto da tre navate, ai lati delle quali sono collocate due ampie cappelle appartenenti alla confraternita dei Morti e alla confraternita di Santa Lucia. Due degli altari laterali provengono dalla dismessa chiesa benedettina di San Giovanni in Parco.

Nuovi restauri, compiuti tra Ottocento e Novecento, hanno conferito all’interno la struttura attuale. La chiesa fu danneggiata seriamente dal terremoto dell’Irpinia del 1980. È stata riaperta al culto solo nel 2000, anno del Giubileo, da mons. Aniello Attanasio.

L’opera principale conservata nella parrocchia è rappresentata dalla pala dell’altare maggiore. Dipinta nel 1706 da Angelo Solimena, con apporti del figlio Francesco, raffigura la Vergine col Bambino tra San Matteo e San Pietro. Sempre sull’altare maggiore è collocato lo stucco con due Angeli musicisti: il primo reca in una mano uno strumento musicale e con l’altra presenta ai fedeli un libro su cui si legge Venite adoremus; l’altro indica il Santissimo collocato alle sue spalle.

Di notevole importanza è anche il tondo raffigurante la Vergine del Rosario, conservato nella cappella del Sacramento. Si tratta di un olio su tavola raffigurante la Madonna del Rosario, circondata dai 15 quadretti dei Misteri. L’opera, del XVI secolo è stata attribuita alla bottega del pittore Marco Pino da Siena.

Le altre tele (di minore rilevanza artistica) raffigurano una Sant’Anna bambina coi genitori, e una Pietà tra Santa Lucia e Sant’Agnello.

La navata centrale è stata affrescata nel 1934 dal pittore nocerino Maiorino Palmerino. Vi sono rappresentate le Virtù teologali, alcuni santi tra cui San Francesco d Assisi e Santa Costanza. Nella parte centrale della navata campeggia un ovale di San Matteo Evangelista: vi è rappresentata l’apparizione dell’angelo al Santo. Il messaggero divino tende la mano verso l’evangelista, nell’azione che rappresenta l’abbandono del vecchio stile di vita da esattore delle tasse di Matteo (reso dal sacco di denaro che lui stesso schiaccia sotto il piede sinistro), e la nascita della sua vita spirituale, simboleggiata percepibile dalla palma del martirio che stringe nella sua mano destra.

Degna di nota, infine, è la lastra sepolcrale di Lodovico Ghequier De Mely-Nadas, alfiere ungherese morto in città nel 1822 all’età di 16 anni.

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