Chiesa di San Giorgio

Viale Porta San Giorgio, 12B, Novi Velia, 84060 SA, Italia

La Chiesa di San Giorgio in Novi Velia è stata officiata fino al 1920 ma sono poche ormai le persone che ne hanno una immagine diversa da quella di un rudere adibito ai più diversi usi.

Questa, con il passare del tempo, dopo che, presumibilmente nella terza decade del secolo scorso, l’incuria, l’abbandono e la mancanza di qualsiasi forma di manutenzione avevano causato il crollo del tetto, era rimasta naturalmente sottoposta a un continuo quanto inesorabile processo di degrado. Nell’immediato dopoguerra, nel 1953, al fine di eliminare le parti pericolanti e per scongiurare il pericolo di ulteriori crolli che periodicamente si verificavano, era stata minata subendo un vero e proprio tentativo di abbattimento.

Da allora, per circa mezzo secolo, è stata una sorta di spazio comune di cui, paradossalmente, quasi a perpetuare la tradizione civica che molte chiese hanno nel luogo, più di qualche cittadino se ne è servito utilizzandola, alternativamente e a volte contemporaneamente, come fienile, deposito di legname, e, purtroppo, anche come stalla.

Tra le persone più anziane in vita sono pochissime coloro che la ricordano ancora integra e funzionante: una zia racconta di tanto tempo fa, quando, ancora bambina, insieme alla nonna, andava a rabboccare la lampada votiva della “Madonna del Monte”; vi è chi racconta di quando, d’inverno, andando a sentir messa, dovendo aspettare l’apertura della Chiesa, si riparava sotto il portico davanti la Chiesa e chi, poco più che giovanotto, ha potuto guadagnare qualche soldo lavorando, dopo l’esplosione delle mine, all’eliminazione dei calcinacci e alla riparazione dei tratti di muri rimasti sul sagrato della Chiesa.

La Chiesa di S. Giorgio occupa l’ala sud dell’ex Convento dei Celestini che, posto sulla sommità della collina in prossimità della parte più alta su cui vi è la Torre Longobarda, forma insieme a questa e all’ex Castello dei Baroni di Marzano una sorta di vera e propria Acropoli Architettonica.

Il Convento è organizzato su due livelli intorno a un chiostro con il pozzo centrale, ove si affaccia al piano terra sui quattro lati il portico e al primo piano per tre lati la galleria; questa, sul quarto lato verso est, diventa corridoio disimpegnando ambienti su ambo i lati. La condizione morfologica del luogo ha condizionato non poco lo sviluppo e lo stratificarsi della struttura, infatti, mentre le ali est e ovest hanno la medesima imposta corrispondente al livello del chiostro, le ali sud e nord hanno imposta diversa tra loro, nonché, sottoposta rispetto al chiostro; tale sviluppo risulta motivato dalla configurazione della collina su cui il Convento sorge, infatti, in quel punto, questa ha il crinale lungo l’asse est-ovest, mentre digrada, con notevole acclività, verso nord e sud. Il piano di calpestio della Chiesa, al di sotto del quale vi sono, in maniera piuttosto irregolare, degli ambienti ipogeali voltati, risulta così sottoposto di circa 1,50 mt rispetto al chiostro.

Dell’ex Castello Baronale, trasformato prima in convento per i Celestini (XIV sec.) e poi in seminario diocesano (XIX sec.) resta ben poco per raccontare a noi delle sue antiche destinazioni.
L’ala sud, destinata da sempre al culto (chiesa di S. Giorgio), e l’ala nord destinata alla vita monastica e seminariale (celle per i frati e refettorio) sono giunte a noi a livello di rudere.

Le altre due ali, la sud e la nord già destinate ad ambienti per la vita conventuale (celle per i monaci e successivamente locali per il seminario) risultano oggi occupate, al piano terra, principalmente da locali di deposito e qualche abitazione, mentre, al primo piano, solo da abitazioni. Queste due ali pur sottoposte nel corso degli anni a una serie continua di trasformazioni, principalmente motivate dalla necessità di inserire elementi di adeguamento tecnologico e di servizio quali bagni e cucine per le abitazioni, sono abbastanza integre ma quanto le trasformazioni, pur avendo comportato numerose superfetazioni, hanno altresì assicurato quel minimo di manutenzione che ha permesso alla struttura di sopravvivere.

L’ingresso principale al convento avviene tramite una rampa che si sviluppa dalla via S. Giorgio, superando il portale in pietra che si apre su un cortile dal quale si accede sia alla Chiesa che al Convento.

La Chiesa ha sviluppo in lunghezza, con orientamento tipicamente bizantino, ovvero est-ovest, (l’ingresso è rivolto verso ovest mentre l’abside guarda ad est). Il lato sud è sul limite della via S. Giorgio, mentre il lato nord è adiacente alla restante parte del Convento.
Addossata alla Chiesa, sul lato sud, laddove i resti sono ancora visibili, vi era la Porta S. Giorgio, che con la Porta Longobardi costituivano i due principali accessi alla Città.

Quest’ultima, ancora del tutto integra, è posta anch’essa a ridosso della Chiesa di S. Maria dei Lombardi.

Le due porte guardavano la prima verso la montagna, ad est, mentre l’altra, aperta ad ovest, verso la valle di Novi, quasi a testimoniare il rapporto tra la costa e l’entroterra, all’interno del quale Novi ha avuto ragione di nascere e svilupparsi nel tempo.

Durante i lavori di restauro della Chiesa di San Giorgio di Novi sono emersi (…) alcuni frammenti di pitture murali.
La prima scoperta risale ad alcuni anni fa.

Due figure inginocchiate e a mani giunte emersero da un pezzo di intonaco, staccatosi per l’umido, poco al disopra del calpestio di questa chiesa completamente diruita, senza il tetto e che miracolosamente restava in piedi nonostante i tentativi di abbatterla per sicurezza pubblica.

Si racconta dell’impiego di dinamite che ebbe per risultato solo il crollo di qualche tratto di muro. Alla prima osservazione del lacerto fu possibile stabilire solamente che si trattava di due oranti (poi risulteranno tre per una piccola figura comparsa alla pulitura tra le due figure maggiori). Era ovvio che questo lacerto prevedeva un più ampio episodio pittorico al disopra delle figure. Da sondaggi effettuati a cura di alcuni volenterosi cittadini, fu accertato che non vi era altra traccia di affresco. Ma non era vero. Bisognava attendere l’inizio dei lavori di restauro ed i primi interventi per accertare che il lacerto trovato apparteneva ad un più ampio afreesco picchettato e quindi coperto con intonaco in epoca tardo barocca. Fu allora deciso di rimuovere il vecchio intonaco. Comparve cosi un ampio affresco che rappresentava una figura di frate che reggeva un libro con la mano destra. Del viso era leggibile solo una parte del lato destro che mostrava la barba. Al disotto di questa immagine fu inoltre accertata l’esistenza della sottoriportata iscrizione:

+ HIC IACET CORPUS
ABATIS …..+
(QUI GIACE IL CORPO DELL’ABATE…..)

Quindi era stata individuata una cappella parietale con un Santo la cui effige era stata violentemente cancellata dall’intervento di rinnovo del XVII secolo; una immagine dedicatoria raffigurante una famigliola ovvero un uomo, una donna ed una bambina ed infine una scritta funeraria indicante il luogo di sepoltura di un Abate. Restava da accertare chi fosse il Santo, di che famiglia si trattasse ed infine chi fosse questo abate ivi sepolto. Un abate di S. Giorgio, di nome Eliseo de Jutiis, in data 21 settembre 1617 detta il suo testamento. Egli vuole che alla sua morte sia seppellito in detta chiesa ed esattamente nella Cappella di San Martino di patronato dela famiglia De Fusco.

I lacerti di affresco rappresentavano, la famiglia De Fusco (padre, madre e figlia), il frate rappresentava San Martino, e l’abate Eliseo de Jutiis.

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