Chiesa di Santa Maria dei Longobardi

Corso Positano, Novi Velia, 84060 SA, Italia

09:00-12:00 15:00-19:00

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La Chiesa di Santa Maria dei Longobardi fu realizzata fuori le mura della città ed ebbe anche funzione di fortezza in quanto inserita nella murazione che veniva spostata più in avanti. Ad essa fu adagiata la nuova porta che assunse naturalmente il nome di Porta dei Longobardi. Questa chiesa, nei secoli, diede sempre maggior lustro al paese per la sua bellezza e ricchezza di opere d’arte che seppe nel tempo procurarsi

Nel corso del XVI e XVII secolo, la Chiesa raggiunse una posizione privilegiata proprio perchè presso di essa confluivano le rendite di altre parrocchie ormai soppresse. L’importanza di Santa Maria dei Lombardi ha però origini più antiche che si intrecciano con le vicende dei Longobardi, popolo devoto, capace di dare unità spirituale e storica alla complessa geografia religiosa e territoriale del Cilento; da una parte, quindi, la divisione del territorio in due circoscrizioni, le cui sedi furono appunto Novi e Rocca Cilento, dall’altra, fondare a Novi una chiesa che si contrapponesse con la liturgia latina alla officiatura del rito greco di S. Maria dei Greci.

Un ruolo e una importanza quella di S. Maria dei Lombardi che si delinea maggiormente nei secoli XVI-XVII, con il succedersi, nella gestione politica e territoriale di Novi, di famiglie baronali quali i Marzano, i Pignatelli, i Carafa, gli Zattera. Presenze che impongono e determinano nella vita culturale ed artistica del piccolo centro, scelte e modelli. Del resto i presupposti controriformistici tendenti a promuovere stabilità ed omogeneità culturale; la pressante richiesta di immagini “devote” da parte della committenza; le rappresentazioni figurative che diventano supporto all’insegnamento orale del sacerdote; la maggiore versatilità della pittura su tavola che offre possibilità di innovazioni formali, rispondendo anche meglio ai particolari gusti devozionali ed estetici dei committenti, promuovono e determinano il gusto e le tendenze che caratterizzano buona parte delle opere artistiche appartenenti alla chiesa.

Al XV secolo risale la tavola Adorazione dei Magi di Cristoforo Faffeo, artista di cui si attesta la presenza a Napoli presso la corte Aragonese tra il 1489 ed il 1497, e già conoscitore delle opere romane di Melozzo e Antoniazzo. Il dipinto del 1497 (documentato) pone il Faffeo in un aggiornamento delle novità romane del Pinturicchio. La critica individua come riferimento iconografico il Presepe di Pinturicchio nella cappella della Rovere a S. Maria del Popolo a Roma, realizzato tra il 1488 ed il 1490. Allo stesso secolo appartengono gli affreschi della cripta raffiguranti la Natività di Cristo, databili ai primi anni del XV secolo. Il dipinto murale, recentemente restaurato, si caratterizza per l’intensa religiosità popolare che non può essere disgiunta dallo studio e dalla conoscenza delle fonti scritte e verbali. L’intento dell’artista è fortemente narrativo, ricco di colorito romanzesco da arcaica fiaba popolare. L’elaborazione è intrisa di una cultura orientale ed ellenistica, che si rià ai Vangeli Apocrifi con un riferimento alla Natività raccontata dallo Pseudo-Matteo.

Al XVI secolo risale l’imponente polittico di G. F. Criscuolo posto sull’altare maggiore firmato e datato sul basamento che affianca la tavola con S. Giovanni Battista: “Io HAnn E/ PHILIPPU/ DE NEAPLI PiNSIT/1540”.

L’iconografia del polittico, proposta dalla critica si delinea in questo modo: l’Eterno Padre, seguono S. Lucia, la Madonna con Bambino, la Maddalena, il S. Giovanni Battista, l’Adorazione dei Magi, il S. Marco. Al di sotto nella predella, (di cui sono presenti solo due tavolette) gli Angeli oranti. La Madonna con Bambino è la copia della Madonna del pesce di Raffaello realizzata tra il 1512 e il 1514 (attualmente presso il Museo del Prado di Madrid). L’opera di un’efficacia neoraffaellesca, probabile frutto di un aggiornamento romano avvenuto dopo il 1536, pone il Criscuolo, come un’artista raffinato e capace di confrontarsi con gli esiti e gli sviluppi contemporanei della pittura cinquecentesca a Roma, Firenze in Emilia e Lombardia. A destra dell’altare maggiore vi è una tavola raffigurante la Madonna con Bambino tra S. Caterina d’Alessandria e Santo Vescovo. Il dipinto è di un anonimo pittore individuato dalla critica come il Maestro di Vallo della Lucania, realizzato tra il terzo e quarto decennio del Cinquecento. E’ un’opera che si caratterizza per la semplificazione formale nella costruzione dei personaggi e nella stesura dei colori. L’artista fa sue le istanze manieristiche romane del Vasari, Salviati, Gherardi e Roviale, in un’aggiornata sintesi “accademica” della maniera moderna tra Raffaello e Michelangelo. Il dipinto trova riscontro con un’altra opera dello stesso artista realizzata per Vallo della Lucania: il polittico di S. Maria delle Grazie, anch’esso datato tra il terzo e qnarto decennio del XVI secolo.

La scultura lignea S. Margherita, probabilmente proveniente dalla chiesa di S. Margherita è opera di uno scultore dei primi anni del XVI secolo. Il manufatto dimostra che l’ignoto artista è a conoscenza delle soluzioni formali prodotte da Giovanni e Pietro Alamanni (presenza “nordica” a Napoli alla fine del XV secolo). A questo però si aggiunge che, l’opera richiama stilemi e tipicità delle soluzioni figurative prodotte da Giovanni da Nola. L’artista napoletano è, infatti, operante a Teggiano tra il 1506-1508 per l’importante commissione del Compianto e a Padula per la statua di S. Maria primo ventennio del XVII secolo. Sulla base della scultura vi è una iscrizione Valenzanus che ci riporterebbe ad un probabile committente quale fu un fra Mauro Valenzano, documentato come priore del convento dei Padri Celestini, annesso alla chiesa di S. Giorgio tra il l6l3-l621.

L’iconografia si arricchisce di un particolare che è quello del monticello su cui la Madonna ed il Bambino stanno seduti, e di uno stemma con un’aquila bifronte con corone, forse riferito al committente. L’immagine è stereotipata e si rifà ad una tipologia molto utilizzata alla fine del Cinquecento: alle Madonne della Vittoria (realizzate per ricordare la battaglia di Lepanto) con l’uso della tecnica dell’estestofado che tanta fortuna aveva avuto nel corso del secolo. Il dipinto su tavola, il Matrimonio mistico di S. Caterina è di un pittore che tenta di caratterizzarsi attraverso la conoscenza e le elaborazioni semplificate delle evoluzioni raffaellesche del Sabatini e del Criscuolo.
Il dipinto, databile tra il quarto decennio del XVI secolo, ha una resa pittorica e approssimativa dettata anche dalla sproporzionata e impacciata figura del Battista. Il gruppo scultoreo dell’Annunciazione, attualmente nella cripta, è opera del XVIII secolo attribuibile alla bottega di Giacomo Colombo.

Il riferimento iconografico è l’Annunciazione realizzata a S. Arsenio, nel Vallo di Diano dallo stesso autore. L’importanza assunta dalla chiesa di S. Maria dei Lombardi è tale da indurre Papa Innocenzo X, il 26 maggio del 1648 di concedere a chiunque avesse visitato septem Altaria quatenus sita in ecclesia Sancta Maria de Lombardi nuncupatis loci Novi Caputaque diocesis le indulgenze di rito.

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