Grotta di Nardantuono

Olevano sul Tusciano

La Grotta di Nardantuono è situata sul lato sinistro orografico della Valle del Tusciano si apre, lungo le balze del Monte Raione, una cavità naturale che è legata alla piu’ nota “grotta dell’Angelo” da uno stretto cunicolo.

Nascosto dai massi, uno stretto cunicolo ti introduce in un braccio laterale della grotta dell’Angelo. Esso  si snoda per circa 200 metri nelle viscere della montagna. La galleria è tormentata: ora stretta, ora larga ed accogliente. La prima parte è ricca di stalattiti e stalagmiti.

Un chiarore azzurrino ti fa da guida e t’invita ad andare avanti.

Tre grandi aperture introducono fiotti di luce nell’anfratto e ti invitano a proseguire. L’originalità del nome  Nardantuono è associato  al noto brigante Antonio Di Nardochiamato Nard’antuono o “l’etiope di Montella”. E’ sulla figura di questo mistico e mitico gregario di cui si sa poco o nulla, affiliato prima alla banda Giardullo e poi di quella di Gaetano Manzo che ne fece il suo rifugio nella seconda meta dell’ 800,  che deriva  il nome  di questa splendida grotta nella grotta: Nardantuono.

La grotta di Nardantuono riveste particolare interesse di natura speleologica e paleontologica.
I numerosi reperti testimoniano la presenza di comunità pastorali che sostavano nella Grotta durante le loro transumanze lungo il fiume Tusciano, dai pascoli estivi nella Piana di Calabritto a quelli invernali nella Piana di Paestum.

Il materiale rinvenuto va dal I° neolitico al periodo della fine bronzo-transizione ferro.

L’industria litica è presente in lame ben rifinite; quella ossea in punteruoli e rudimentali spatole

La straordinaria varietà di decorazioni, nei reperti di ceramica rinvenuti, incise con fasce punteggiate e tratteggiate in solchi geometrici, dimostra che nomadi pastori in determinati periodi dell’anno, avevano contatti e scambi con altre comunità lungo la dorsale appenninica.

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