Comune di Oliveto Citra

Via Vittorio Emanuele II, n. 46 - 84020 Oliveto Citra (SA)

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0828.799001

L’abitato di Oliveto Citra, si è costituito aggregandosi intorno al suo Castello, domina l’alta valle del fiume Sele in una posizione che ne ha favorito, fin dall’antichità, il collegamento e il controllo di un percorso naturale il quale, attraverso la sella di Conza e la valle dell’Ofanto, collega la costa tirrenica al territorio irpino e daunio, ovvero costa tirrenica e adriatica.

Il Municipio di Oliveto Citra è situato in Via Vittorio Emanuele II, n. 46 cap. 84020.

Non a caso Oliveto partecipa, fin dall’VIII sec a.C., alla cultura di “Oliveto-Cairano”, la quale nell’ambito della Fossakultur era caratterizzata da forti tendenze conservatrici, rilevate dall’esame di molti corredi tombali; geograficamente tale cultura abbracciava i centri che si snodano nell’area dell’Ofanto, perciò Cairano, Calitri, Bisaccia, Morra de Sanctis, e quelli dislocati lungo il corso del Sele, Oliveto Citra, Montercovino Rovella,fino ai monti picentini. La “cultura Oliveto-Cairano” mostrava, altresì, affinità sostanziali con le culture dell’opposta sponda adriatica, chiaro segno di una continua serie di scambi, ovvero della provenienza di un primo gruppo di genti da quell’area.

Nella seconda metà dell’VIII sec a.C. si consolidò la presenza greca sulla costa tirrenica con il centro di Pitecusa (Ischia) e la fondazione della colonia di Cuma; l’incontro con una civiltà più evoluta ebbe un effetto dirompente sulle comunità indigene della Campania, alcune delle quali ne trassero, però, notevoli benefici.

Si presume che queste popolazioni, viste le condizioni e la posizione favorevoli, si dedicarono al controllo dei traffici che avvenivano, appunto, tra la costa adriatica e la tirrenica.

Le popolazioni locali erano talmente influenzate dai sanniti da essere coinvolte nel III guerra sannitica contro i romani, che li vide sconfitti e sottomessi nel 290 a.C. circa: una leggenda riporta che la Civita fu distrutta come atto di ritorsione.

Alcune tracce fanno ipotizzare che vi siano comunque degli insediamenti successivi, appunto di epoca romana.

Segue poi un periodo abbastanza oscuro, soprattutto per una ricostruzione storica che possa definirsi tale; anche in questo caso, come spesso accade, la leggenda si sovrappone ad essa: ci è dato sapere che, nel periodo di piena crisi dell’Impero, le popolazioni di Oliveto erano raggruppate a piccoli gruppi in alcune località che ancora oggi riportano i nomi di santi – ci si trovava in piena era cristiana! -. Iniziava ad assumere una certa importanza, e questo per un periodo abbastanza lungo, la comunità insediata nell’attuale località denominata Casale, che eresse la chiesa paleocristiana di S. Maria de Faris (o Foris).

Il territorio di Oliveto fu compresa nell’antica Lucania, i cui confini settentrionali erano delimitati proprio dal Sele: ne fece parte fino alla caduta dell’Impero a seguito delle invasioni barbariche; con l’arrivo dei Longobardi fu annessa, insieme agli altri centri della Valle intorno al 590 d.C., nel ducato di Benevento.

I secoli che seguirono, come risaputo, furono contrassegnati da un profondo stato di caos politico e sociale, dovuto alle continue lotte intestine tra i Longobardi per le successioni; tale situazione favorì, tra la metà del IX e tutto il X sec d.C., le scorrerie dei saraceni, i quali spesso si avventavano anche sulle contrade di Oliveto.

Salerno fu conquistata dai Normanni verso la fine del 1070 e la formazione del regno dei Normanni porterà alla nascita di numerose baronie che avevano insito il germe della rivolta, caratteristica costante di tutta la storia della monarchia nell’Italia Meridionale: quella da loro fondata, infatti, provocò la rottura fra città e campagna, dando spazio alla classe baronale che riduceva sempre di più le terre libere, alimentando di conseguenza il distacco fra le popolazioni e il potere dominante.

Anche gli abitanti delle varie località di Oliveto, quindi, si trasferirono attorno al nuovo castello, edificato appunto dai Normanni, per assicurarsi la loro protezione; fu edificato, di conseguenza, sulla sommità di una grande formazione rocciosa, che dominava naturalmente tutta la valle, con ovvie funzioni di difesa e che riprendeva un disegno castrense, abbastanza ricorrente nelle architetture fortificate normanne.

Intorno al 1290 Carlo II d’Angiò divise il Giustizierato in due, creando così il “Principatus a Serris Montorii Citra” ed il “P. a Serris Montorii Ultra”, ossia il principato Citeriore, oggi provincia di Salerno, e il P. Ulteriore, provincia di Avellino.

Nel 1444 Ferdinando II d’Aragona, poi re di Napoli come Alfonso II, conferma a Ferrante Dias (o Diaz) Garlon, conte di Alife, il possesso delle terre di Oliveto e del Principato Citra.

Nel 1495, pur avendo seguito gli Aragonesi in armi, Ferrante Dias fu reintegrato da re Carlo VIII di Francia a signore di Oliveto. Dal 1556 fino ai primi del seicento Oliveto appartenne ai Blanch; di seguito, metà del secolo, al marchese Marcantonio Cioffi di Salerno; poi al Marchese di Ruggiano, suo unico erede.

Nella seconda metà del ’700, Galanti ne “Della Descrizione Geografica e Politica delle Sicilie”, individuava Oliveto all’interno della subarea regionale del Vallo di Diano, costituita in particolare da: Brienza, Buccino, Campagna, Eboli, Marsiconuovo, Moliterno, Oliveto, Padula, Sala. In questo contesto si definivano, di conseguenza, i rapporti di forza all’interno della società. Galanti rimandava al pensiero che nel ’500 iniziò a definire il concetto di “identità urbana”, stabilendone i criteri con approfonditi studi specifici.

Nel 1811, un decreto muratiano aveva sezionato il Principato Citra in quattro distretti: Salerno, Campagna, Sala Consilina e Vallo della Lucania: Oliveto fu annessa al distretto di Campagna.

L’unità d’Italia riordinò amministrativamente il territorio; quindi i comuni alla destra del Sele (Senerchia, Caposele, Calabritto) furono attribuiti alla provincia di Avellino, mentre quelli alla sinistra (Contursi, Oliveto, Colliano, Valva, Laviano, Santomenna e Castelnuovo di C.) alla provincia di Salerno.

In seguito, al nome Oliveto fu aggiunto Citra, chiaro riferimento dell’appartenenza all’omonimo Principato.

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