Museo Archeologico Lucano dell’Alta Valle del Sele

Via Castello Oliveto Citra

089.225 578

Lun: chiuso - Mar/sab dalle ore 9:00 alle ore 13:15 e dalle ore 14:00 alle ore 15:15 - Dom dalle ore 9:00 alle ore 13:00

Il Museo Archeologico Lucano dell’Alta Valle del Sele è ospitato nel Castello di Oliveto Citra che rimaneggiato a causa dei danni del terremoto del 1980, riveste un significato rilevante, sia per il valore architettonico del “sito”, che per il valore estetico del luogo: sorge infatti al centro dell’abitato, in una posizione che domina la valle sottostante. E’ perciò molto stretto il rapporto che lega il castello alla tradizione storico-culturale ed urbanistica di Oliveto: anche se privo di edifici di particolare valore architettonico, interessante è il tessuto viario e il sistema degli spazi – con presenza umana e sociale – che si crea nel centro del paese, snodandosi proprio dal Castello.

Le prime indagini archeologiche sul territorio di Oliveto Citra – stimolate dai continui rinvenimenti di materiale sporadico nelle località Turni, Civita, Vazza e Isca -, iniziarono con una breve campagna di scavi nel 1928, durante la quale si misero in luce numerose sepolture; l’anno dopo, nel 1929, furono rinvenute altre tombe ancora in contrada Turni.

Questa località, situata a circa 3 km dall’abitato di Oliveto, ha restituito finora più sepolture. Nel 1951 un ulteriore breve intervento portò alla luce altre sei tombe a fossa in contrada Aia Sofia, mentre di alcune tombe a cassa e a cappuccina in tegole della contrada Cava dell’Arena si recuperarono i materiali, ma non le associazioni tombali; lavori agricoli eseguiti nella contrada Fontana Volpacchio consentirono, sempre nel 1951, lo scavo di altre quattro tombe a fossa.

Le testimonianze archeologiche di Oliveto Citra sono distribuite in diverse contrade del suo territorio: Turni, Civita, Vazza, Isca, Puceglia, Aia Sofia, Cava dell’Arena, Fontana Volpacchio. Tranne che per Civita, si tratta generalmente di necropoli collocate in un arco cronologico che va dalla fine dell’VIII al IV sec. a.C.

I corredi più antichi sono stati restituiti dalla località Turni e contengono, oltre a vasi d’impasto, una notevole quantità di bronzi, tra i quali il tipico bracciale ad arco inflesso.

località e nella stessa Turni sono attestati ritrovamenti di epoca più recente con la comparsa anche di materiale d’importazione: bucchero, coppe a vernice nera. Vi sono, inoltre, pendagli d’ambra e vasi a decorazione fitomorfa.

I corredi del IV sec. a.C. si addensano soprattutto nelle contrade di Aia Sofia e Cava dell’Arena: in essi non è più presente il materiale tipico della cultura di “Oliveto-Cairano” e la loro composizione non si discosta di molto da quella dei corredi tombali contemporanei testimoniati nella Campania sannitizzata.

La distribuzione dei ritrovamenti è in punti diversi e su un’area molto vasta del territorio, questo potrebbe far pensare, per un’epoca più antica, ad un tipo di insediamento per villaggi

Probabilmente queste genti giungevano dai Balcani e forse anche dalla Macedonia, giacché ultimamente si è notato che il materiale ceramico restituito dai centri protostorici della Macedonia è simile a quello dei centri della “cultura di Oliveto-Cairano”. Le prime testimonianze archeologiche di queste popolazioni provengono dai siti che gravitano intorno all’Ofanto, quali Cairano, Calitri. Bisaccia, Morra De Sanctis; in seguito, verso la fine dell’VIII sec. a.C. le genti di Oliveto-Cairano si spostarono verso il Tirreno, nei centri che gravitavano intorno al Sele, quali Montecorvino Rovella e Oliveto appunto.

Sono state ritrovate donne di Oliveto-Cairano sepolte in necropoli, insieme a uomini e bambini, di Eboli, Pontecagnano, Pitecusa, ciò presuppone che non si trattava di semplici scambi matrimoniali, ma di inserimenti stabili in altre comunità. Si ebbero, quindi, contatti sia con i Greci sia con gli Etruschi e ciò è evidente nella presenza di una notevole quantità di materiale tipico di queste popolazioni.

Nel Museo sono esposti circa un cinquantina di corredi tombali, si da lasciare comunque nel Museo di Salerno un campione rappresentativo della “cultura di Oliveto-Cairano.

Molto suggestivo il costume ornamentale femminile, cosi ricco e particolare; attraverso la ricostruzione su supporto grafico, si è idealizzato il volto femminile adornato con i caratteristici pendagli, orecchini e ciondoli, e impreziosire le braccia con i bei bracciali a forma di cuore.

I corredi femminili mostrano infatti una singolare ricchezza con elementi assolutamente caratteristici: il corpo appare sovraccarico in tutte le sue parti di ornamenti, come attestano, oltre alle fibule comuni ad entrambi i sessi in ogni periodo, gli orecchini, le collane, le armi, i bracciali, i pendagli, gli anelli, che compaiono nei corredi con particolare abbondanza.

Molto incerto affermare fino a che punto la suppellettile funeraria poteva rispecchiare il costume reale, soprattutto quando la pesantezza e le dimensioni di alcuni ornamenti, unite spesso alla quantità, fanno sospettare un utilizzo soltanto eccezionale (fibule da parata).

Davvero singolari i pendagli costituiti da tre spiraline, ciascuno, in un elemento “a batocchio” (ma arricchite su entrambi i lati da appendici laterali, probabili decorazioni teriomorfe, cioè una divinità o figura mitica raffigurata in forma animale) che dovevano essere appesi al velo che copriva il capo, portandosi ai lati del volto in corrispondenza degli orecchini.

Ugualmente suggestivi i pendagli di bronzo, a forma di oinochoe (brocchetta) – assolutamente eccezionale ad Oliveto Citra – utilizzato in area picena, e dunque in tutta l’area medio-adriatica, e a forma di accetta, catalogabili nella stessa cultura.

L’immagine ieratica e solenne della donna di Oliveto Citra, come elemento caratterizzante e distintivo di questa antica cultura, rappresenta, quindi, la sintesi ideale di un primo approccio alla storia di questo territorio.

Ingresso: Gratuito

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