Comune di Salerno

Via Roma, 84121, Salerno, Italia

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Il comune di Salerno sorge sull’omonimo golfo del mar Tirreno, tra la costiera Amalfitana (a ovest) e la piana del Sele (a sud est), nel punto in cui la valle dell’Irno si apre verso il mare.

Dal punto di vista orografico il territorio comunale è molto variegato, infatti si va dal livello del mare fino ad arrivare ai 953 metri del monte Stella. L’abitato si sviluppa lungo la costa e si estende verso l’interno fino alle colline retrostanti.

La città è attraversata dal fiume Irno, che fino alla metà del secolo scorso ne segnava il confine orientale e da cui, probabilmente, deriva il suo nome. Altro corso d’acqua che scorre nel territorio comunale è il fiume Picentino, che ad oriente di Salerno separa la città stessa dalla confinante Pontecagnano Faiano. Nella città è presente anche un piccolo lago, il Lago di Brignano.

Il Municipio è situato in Via Roma – Palazzo di Città, cap. 84121.

Il primo insediamento documentato sul territorio di Salerno risale al VI secolo a.C., si tratta di un centro osco-etrusco che sorgeva sul fiume Irno poco lontano dalla costa in un punto strategico per le vie di comunicazione dell’epoca. Nel V secolo a.C., con la ritirata degli Etruschi dall’Italia meridionale, lo stesso insediamento venne occupato dai Sanniti. In circostanze non note tale insediamento venne abbandonato attorno al 280 a.C.

Nel 197 a.C. viene fondata sulla costa la colonia romana di Salernum. La città si espanse e durante l’impero di Diocleziano divenne il centro amministrativo della provincia della Lucania e del Bruzio.

Nel 646 Salerno cadde in mano longobarda e divenne parte del ducato di Benevento. Nel 774 il principe Arechi II vi trasferì la corte e nell’839 il principato di Salerno divenne autonomo da Benevento acquisendo i territori del Principato di Capua, la Calabria e la Puglia fino a Taranto.

La realtà della città era caratterizzata da un ambiente multiculturale; il principato era difatti uno Stato cuscinetto tra il papato e l’impero, da una parte, e l’oriente bizantino e il mondo islamico dall’altra. Questo quadro politico contribuiva tuttavia anche ad una certa instabilità.

Dal punto di vista commerciale, anche per tramite della vicinissima e potente Amalfi, la città era collegata alle più remote coste del mediterraneo.
In questo contesto sorse intorno al IX secolo la Scuola Medica Salernitana che la tradizione vuole fondata da quattro maestri: un arabo, un ebreo, un latino ed un greco. La scuola fu la prima istituzione per l’insegnamento della medicina nel mondo occidentale e godette di enorme prestigio per tutto il Medioevo. La città era una meta obbligata per chi volesse apprendere l’arte medica o farsi curare dai suoi celebri dottori. Questa fama valse a Salerno il titolo di Hippocratica civitas, titolo di cui ancora la città si fregia nel suo stemma.

Tra il X e il XII secolo la città visse il periodo più florido della sua storia, Opulenta Salernum fu la dizione coniata sulle monete per testimoniarne lo splendore.

Nel 1076 Roberto il Guiscardo conquistò Salerno che divenne capitale dei domini normanni ovvero del ducato di Puglia e Calabria (titolo in precedenza assegnato a Melfi), che comprendeva tutta l’Italia meridionale. In questo periodo fu fatto costruire il duomo in stile arabo-normanno.

A partire dal XIV secolo la città di Salerno e gran parte dell’attuale sua provincia divennero dominio dei principi diSanseverino, una potente famiglia feudale che ebbe molta influenza sulle le sorti del Regno di Napoli per gran parte delRinascimento.

Nel XV secolo la città fu teatro di scontri tra le case reali degli Angioini e degli Aragonesi, con cui i signori locali si allearono alternativamente.

Il XVI secolo fu un periodo funesto per la città. Già durante la prima metà del secolo l’ultimo discendente dei Sanseverino (Ferrante Sanseverino, contrario all’Inquisizione) entrò in conflitto con i governanti spagnoli, portando alla rovina l’intera famiglia. La loro caduta si ripercosse anche sulle popolazioni, poiché i loro beni furono confiscati, suddivisi e quindi donati o venduti a numerosi signori, segnando l’inizio di un lungo periodo di decadenza per la città di Salerno.

Nel 1544 accadde un episodio leggendario che rimarrà nella memoria della città attraverso il suo stemma: il 27 giugno di quell’anno il pirata Kahir-Ad-Din entrò nel golfo di Salerno con le sue navi e rimase in rada davanti alle città di Salerno ed Amalfi, preparandosi ad attaccarle e saccheggiarle. Le due città si prepararono al peggio; molti abitanti corsero alle armi, altri fuggirono sulle colline, altri ancora si radurarono nel duomo di Salerno chiedendo protezione al santo patrono. Fu così che avvenne un avvenimento miracoloso: un’improvvisa e violenta tempesta ricacciò le navi dei pirati e salvò la città dal pericolo. I salernitani ringraziarono il loro santo patrono e ne inserirono l’effigie nello stemma della città.

Nel 1647, parallelamente alla rivolta napoletana capeggiata da Masaniello, scoppiò a Salerno un moto popolare capeggiato dal pescivendolo Ippolito di Pastina. La rivolta nacque come reazione alla miseria dovuta alla frammentazione del potere locale, seguito alla caduta dei Sanseverino e all’indiscriminato aumento delle tasse imposte dagli spagnoli.

Nel 1656 Salerno fu colpita da un’epidemia di peste che ne decimò la popolazione. La città stava lentamente riprendedosi quando il 5 giugno 1688 subì un violento terremoto, seguito da una nuova scossa nel 1694.

Occorsero decenni perché le sorti di Salerno si risollevassero da questi eventi funesti. Ai primi del Settecento la città era ridotta ad un piccolo abitato di poche migliaia di abitanti.

Solo nella seconda metà del settecento, con l’arrivo dell’Illuminismo, iniziò la lenta rinascita della città, che fu abbellita da alcuni palazzi e chiese.

Nel 1755 veniva redatto il catasto onciario cittadino che enumerava 1500 famiglie e 639 forestieri (religiosi ed altro). All’epoca la cosiddetta “universitas” di Salerno comprendeva gli attuali comuni di Pellezzano, Pontecagnano Faiano e diversi altri “casali” oggi scomparsi o accorpati in altri centri. I 10.000 abitanti circa del centro-città propriamente detto, cioè “Salerno-corpo” vivevano nelle abitazioni ubicate presso le seguenti parrocchie: San Massimo, San Matteo, Carmine, San Lorenzo, la parrocchia dei 12 Apostoli, S.Maria a Torre, S.Lucia de Giudaica; il nucleo centrale della città era detto “dentro Salerno” e vi si accedeva dalle seguenti porte: Porta Catena, Porta San Nicola di Palma, Porta Rotese e Porta di Mare, Porta Nova, Dogana.

Nel 1857, a seguito della fallita spedizione di Sapri di Carlo Pisacane, Giovanni Nicotera sopravvissuto fu portato a Salerno e, sottoposto a processo, condannato a morte, pena poi commutata in carcere a vita. La maggioranza della popolazione di Salerno abbracciò entusiasticamente le idee risorgimentali, secondo lo storico Seton-Watson (in “Italy from Liberalism to Fascism, 1870-1925”) e nel 1861 molti salernitani parteciparono con Giuseppe Garibaldi all’Unità d’Italia.

Con l’Unità d’Italia la crescita demografica della città, dovuta anche in parte alle migliorate condizioni igienico-sanitarie dell’area, è stata quasi vertiginosa: i ventimila abitanti erano diventati ottantamila alla fine della seconda guerra mondiale e quasi 160.000 negli anni settanta.

Nella prima metà dell’Ottocento, durante il regno borbonico, nacquero a Salerno le prime industrie, per lo più a capitale straniero (svizzero in particolare).

Salerno diede appoggio a Garibaldi nel 1860 con nove salernitani che erano nei “Mille” e furono numerose le affiliazioni alle sette tipo Carboneria.

Nel 1861, anno dell’unificazione, Salerno era la terza provincia italiana per valore aggiunto pro capite. Nel 1877 risultavano sul territorio 21 fabbriche tessili con circa 10.000 operai: Salerno venne soprannominata “la Manchester delle Due Sicilie”. Per dare un termine di paragone, si pensi che nello stesso periodo a Torino, lavoravano in questo settore solo 4.000 operai. Immancabilmente, dopo l’unità avvenne il tracollo di numerose industrie, tra le quali le cartiere un tempo fiorenti.

Nel settembre del 1943, durante la seconda guerra mondiale, la città (e la costa del suo golfo, fino ad Agropoli) fu teatro del cosiddetto sbarco di Salerno ovvero dell’sbarco a Salerno: con questa operazione gli alleati accedevano alla costa tirrenica della penisola italiana ed aprivano la strada per avanzare verso Roma.

Nel periodo che seguì lo sbarco (dal febbraio 1944) la città ospitò i primi governi dell’Italia post-fascista e la famiglia reale in fuga, divenendo di fatto Capitale d’Italia fino alla liberazione di Roma (inizio giugno 1944). In questo frangente si ebbe la cosiddetta Svolta di Salerno, con cui gli antifascisti, la monarchia e Badoglio trovarono un compromesso per un governo di unità nazionale.

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