Chiesa di Santa Eufemia – Santuario Eucaristico

Via Roma, 84070, San Mauro La Bruca, SA, Italia

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L’antica Chiesa di Santa Eufemia fu costruita sul luogo dove si trova oggi l’attuale chiesa parrocchiale, quest’ultima inaugurata nel 1885. Dell’antica chiesa, demolita per far posto alla nuova, avanza solo il presbiterio con cupola affrescata e il soccorpo.

Il presbiterio dell’antica chiesa è oggi nella cappella laterale dell’attuale chiesa parrocchiale, nella quale è venerata la statua lignea di San Mauro Abate.

L’antica chiesa era costruita in posizione trasversale all’attuale chiesa ed era di ridotte dimensioni.

La facciata dava sull’attuale Via Roma, dove si trova oggi la cappella di San Vincenzo Ferreri. Il piccolo campanile si elevava nello stesso posto dell’attuale, che lo ha inglobato. Fino al 1983 non si sapeva nulla circa la costruzione dell’antica chiesa.

In quell’anno, il parroco don Pasquale Allegro, nel fare eseguire lavori d’impermeabilizzazione dell’attuale cappella di San Mauro, allo scopo di salvaguardare l’affresco che adorna la medesima cappella (già presbiterio dell’antica chiesa), scoprì la data 1511, segnata sulla calce ancora fresca all’esterno della cupola stessa.

Tale scoperta ci permette di datare con sicurezza detta chiesa antica, la cui costruzione terminò nell’anno 1511.

È logico ipotizzare che i lavori per l’edificazione del sacro edificio siano iniziati già nella seconda metà del XV secolo, cominciando dall’attuale soccorpo, che si rese necessario a causa del naturale pendio della collina, per realizzare il piano sul quale far sorgere la chiesa.

È altresì probabile che dopo la costruzione dell’attuale chiesa di Sant’Eufemia, ultimata nel 1511, la vecchia chiesa del Monastero sia stata man mano abbandonata, fino alla sua rovina, già documentata nel 1771.

È ancora verosimile che il centro abitato attuale sia sorto in quegli anni (XV – XVI secolo) intorno alla nuova chiesa, in una posizione incantevole, con veduta panoramica sulla valle del Lambro e sul golfo di Palinuro.

A determinare lo spostamento dell’abitato e della chiesa concorsero cause a noi ignote, anche se la tradizione popolare ricorda che l’antico abitato in contrada Santa Maria fu distrutto sette volte dai Saraceni.

Nell’antica chiesa erano cappelle o altari eretti dal popolo o da famiglie private, le quali si assicuravano così una sepoltura privilegiata nella chiesa, dove esistevano delle fosse comuni dove venivano inumate le salme dei fedeli, senza distinzione di sesso e d’età. Di alcune di queste cappelle era notizia in tre pergamene, custodite dal fu Filippo De Cocinis, il quale le conservava in un cofanetto intarsiato e che le donò al parroco Allegro.

Di queste tre antiche scritture, due sono ancora oggi conservate in Parrocchia, mentre la prima, quella più antica, è andata perduta da parte di alcuni studiosi, a cui il vescovo Biagio D’Agostino l’aveva consegnata.

Pergamene – La prima, dunque, delle tre pergamene era del 1577 e riguardava l’istituzione della Congregazione del Sacratissimo Rosario nella Cappella omonima, eretta nella chiesa di Santa Eufemia. La pergamena riportava nel fregio di cui era adorna gli stemmi dei Cavalieri Ospitalieri o Ordine di Malta a sinistra e del Baliaggio di Santa Eufemia a destra. La seconda pergamena, datata 17 agosto 1699, si presenta incompleta, mancando una colonna di scrittura nella parte destra. La pergamena reca l’intestazione di Nicola Rota, Vicario Generale. La terza scrittura, sempre a firma del vicario Generale Nicola Rota, recante la data dell’8 agosto 1712, contiene la nomina del sacerdote don Carlo Cocina a Cappellano della Cappella dell’Annunziata, eretta e dotata da don Giuseppe Di Giacomo, il quale era morto il 31 marzo di quell’anno. Le cappelle dell’Annunziata e del Rosario, nell’antica chiesa di Sant’Eufemia in San Mauro La Bruca, scomparvero quando la chiesa fu demolita per costruire l’attuale. Altre cappelle erano dedicate a San Michele Arcangelo e a San Vincenzo Ferreri, le cui belle statue lignee sono ancora oggi venerate nell’attuale chiesa parrocchiale. È da ricordare che esiste una tela raffigurante San Michele Arcangelo, nell’atto di ricacciare il dragone, datata intorno al settecento. È probabile che suddetta tela era venerata nell’antica chiesa prima dell’acquisto della statua lignea dello stesso Santo. Di quest’antica chiesa si conservano ancora due acquasantiere. Una, che reca incisa sul bordo la data 15XX, si trova in fondo all’attuale chiesa parrocchiale. L’altra, invece, è stata portata a Napoli per essere restaurata.

L’affresco copre interamente la cupola (diametro m. 4,40) dell’attuale cappella di San Mauro. Detta cappella non è altro che il presbiterio dell’antica chiesa di Santa Eufemia.

L’affresco, danneggiato a causa delle infiltrazioni d’acqua piovana, reca la firma di un certo Antonio Aiello da Rivello (Potenza) e la data del 1585. Rappresenta l’incoronazione della Vergine da parte della SS. Trinità e degli apostoli.

Miracolo Eucaristico – Nella notte del 25 luglio 1969 ignoti ladri, sprezzanti di ogni senso del sacro, penetravano nella Chiesa Parrocchiale di San Mauro La Bruca e, senza alcuno ritegno, rendendosi così rei di grave sacrilegio, rubarono, oltre alle Reliquie dei Santi Patroni e a tanti oggetti sacri, anche la pisside, che conteneva le Ostie consacrate, custodita nel Tabernacolo. Appena usciti dalla Chiesa i ladri gettarono le Sante Particole, ed il coperchio della pisside che le conteneva, su un muricciolo davanti alla porta laterale. La mattina seguente, le Ostie profanate furono trovate da una piccola bambina.

Il parroco Don Pasquale Allegro, avvertito del ritrovamento, raccolse le Particole, in numero di 63, ricollocandole nel Tabernacolo. Il Vescovo di Vallo della Lucania, Mons. Biagio D’Agostino, con decreto del 25 luglio 1970, stabilì che le Particole profanate fossero conservate in perpetua adorazione e riparazione nella Chiesa Parrocchiale di Sant’Eufemia in San Mauro La Bruca. Stabilì inoltre che il 25 luglio di ogni anno fosse celebrata nella Parrocchia di San Mauro La Bruca una solenne Giornata Eucaristica di riparazione. Donò infine alla Chiesa che egli aveva elevato alla dignità di Santuario Eucaristico l’ostensorio, per custodirvi le Sacre Specie, che furono sigillate in esso.

Dal giorno in cui si perpetrava il sacrilegio, le Sante Particole, sono state conservate intatte prima nel Tabernacolo e poi nel trono di marmo, realizzato nel presbiterio della Chiesa con le generose offerte dei fedeli.

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