Comune di Scafati

Piazza Municipio,1 - 84018 Scafati

Sito Web

081.8571111

Il comune di Scafati è il primo comune dell’agro nocerino sarnese per popolazione, la sua superficie pianeggiante è ubicata alle pendici del Vesuvio ed è attraversata dal fiume Sarno, che, separa in due zone distinte il popoloso centro urbano.

Scafati occupa la parte più settentrionale della provincia di Salerno; è di fatto è inglobata nella conurbazione napoletana, costituendo un unico agglomerato urbano con Pompei e Castellammare di Stabia, entrambe nella città metropolitana di Napoli.

Questa vicinanza con l’immediato hinterland partenopeo la rende legata ad esso sia dal punto di vista urbanistico che economico.

Il Municipio di Scafati è sito nel palazzo Mayer, antica casa della famiglia Mayer, una delle più grandi famiglie tessili nella valle del Sarno, costruito attorno il XIX secolo, in Piazza Municipio,1 cap. 84018.

Non si ha notizia della presenza di un insediamento umano, nell’odierna Scafati, durante la prima età del ferro (IX-VII secolo a.C.); in base ad alcuni scavi eseguiti nella valle in epoche diverse si ha motivo di ritenere che la popolazione del protostorico, nel corso del proprio dislocamento lungo il Sarno, non si insediò nell’area che oggi appartiene al comune di Scafati, anche se una citazione dell’Eneide identifica i “sarastra” come abitanti dell’odierna Scafati.

Il territorio pompeiano continuò a godere dei benefici della feracità del suolo e la popolazione a fruire delle conseguenze degli intensi scambi commerciali con le altre regioni italiche, finché il terremoto del 62 e l’eruzione del 79 vennero a turbare una vita fondata sul lavoro e sull’agiatezza. Nella storiografia locale, tutta la campagna dell’Ager Nucerinus viene associata alla stessa sorte delle campagne pompeiane, ma in realtà le cose dovettero andare in altro modo. Infatti i ritrovamenti nella zona dimostrano che essa costituì una via di scampo, dove, chi era riuscito a salvarsi ha potuto rifarsi una vita.

La valle continuò a gravitare nell’area bizantina, finché, nel 601, Arechi, duca di Benevento, l’occupò dopo feroci devastazioni. Nel 652 Sarno passava sotto la dominazione longobarda. Il corso del fiume Sarno cessò di essere la linea di delimitazione tra i due principati. Fu così che il territorio di Scafati rimase ancora assegnato al Ducato di Napoli, ma la separazione fra i due stati non garantiva una pace sicura alle popolazioni poste lungo la linea di confine. Infatti, alcuni mutamenti politici portarono alla ridefinizione dell’assetto territoriale e dall’anno 848 il territorio di Scafati entrò a far parte della valle del Sarno, passando dalla dominazione bizantina a quella longobarda del principato di Salerno. Nel 1140 Ruggiero II divenne re di Sicilia e di Puglia. Ciò portò sicurezza nelle campagne, perché determinò la cessazione delle furibonde guerre combattute fra i conti e i principi.

Quando quella terra si avviò a ridiventare coltivabile e una popolazione iniziò a fermarsi per lavorarla e abitarvi, fu donata a Riccardo Filangieri.

Estintasi la famiglia Filangieri, la terra di Scafati ritornò al regio demanio e segnatamente alla corona angioina. La nuova situazione non fu certo migliore: alla tolleranza degli Svevi si sostituì un’ostinata e crudele intransigenza che impedì all’Italia meridionale e alla Sicilia di raggiungere lo splendore che aveva cominciato ad annunciarsi sotto la caduta dominazione. La presenza di una monarchia stabile a Napoli, però, determinò miglioramenti nelle condizioni di vita nella città e un nuovo e più intenso rapporto con la vicina campagna.

L’agro nocerino sarnese, si trovò così investito di più larghe e frequenti richieste di vettovagliamento, il che dette impulso allo sviluppo e all’incremento dell’agricoltura. Nel 1284, Carlo II d’Angiò concesse la terra di Scafati al monastero di S. Maria di Realvalle come un feudo nobile. L’abbazia tenne il feudo sino ad alcuni anni prima del 1355, quando la regina Giovanna I lo concesse al Gran Siniscalco del Regno, Niccolò Acciaiuoli. Da qui il feudo tornò nuovamente nelle mani dell’abbazia alla quale fu tolto definitivamente nel 1464 per donazione fattane da papa Pio II a suo nipote Antonio Piccolomini, liberatore della terra scafatese. Con quest’ultimo passaggio si chiuse la lunga serie di infeudazioni cui fu esposta la terra di Scafati.

Intorno all’anno 1532 si verificarono alcuni fattori favorevoli al miglioramento dell’economia agricola: ai terreni vulcanici fertilissimi, si aggiunsero quelli ricavati dalla riduzione dell’area boschiva, rendendo così possibile l’estendersi dell’area messa a coltura; furono impiantati opifici e mulini feudali in località Bottaro e fu aperta la strada regia, lungo la quale si intensificò il traffico commerciale.

Nel biennio 1647-48 la valle fu teatro della guerra fra le forze popolari e quelle baronali come riflesso immediato della rivolta di Masaniello, scoppiata pochi mesi prima a Napoli. La sua caduta in mano alle forze baronali segnò l’inizio di un triste periodo di sottomissione alla volontà dei baroni. Un secolo e mezzo dopo, l’ideale rivoluzionario della repubblica partenopea, nell’Agro e a Scafati in particolare, ebbe vita brevissima. Le classi intellettuali rimasero indifferenti o volutamente estranee al movimento delle idee e non si lasciarono travolgere dai fatti. In questa zona la repubblica fu una ventata insignificante che non vide più rivivere l’ardore e il coraggio testimoniati dall’aspra guerra contadina del tempo di Masaniello.

Fu importante centro industriale tessile e dell’armeria sotto il Regno delle Due Sicilie. Infatti, l’allora re Ferdinando II istituì un polverificio e realizzò un’opera di rettifica del basso corso del fiume Sarno per il trasporto delle polveri da sparo dall’opificio verso il mare, intervento che risolse anche diversi problemi per la popolazione legati alle continue esondazioni del fiume. Inoltre, sempre sotto la reggenza di Ferdinando II, fu costruito uno scalo ferroviario sulla storica linea Napoli – Portici, la prima ferrovia d’Italia, quando questa fu allungata fino a Nocera Inferiore. Il Comune di Scafati è stato travolto nel 1707 dalla caduta abbondante di piroclasti del vesuvio insieme ai comuni di Striano, Torre del Greco e Boscotrecase. Danni alle coltivazioni, centinaia di feriti.

Durante la seconda guerra mondiale, in Italia molte piccole città non furono toccate dal conflitto. Scafati quindi di per sé era un posto tranquillo, ma siccome si trovava sulla strada principale per Napoli, nei suoi vicoli stretti e tortuosi, i tedeschi avevano deciso di ritardare l’avanzata delle unità corazzate britanniche che erano penetrate attraverso le montagne a nord di Salerno. Il primo gruppo armato di resistenza del meridione d’Italia, il Gruppo 28 Settembre.

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