Gorga frazione di Stio

Gorga

Gorga è un piccolo paese frazione nel Comune di Stio posto nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano circondato da colline e da fresche sorgenti.

Il fiume Alento inizia il suo corso nelle immediate vicinanze, sul Monte Le Corna, grazie ai tanti torrenti che scendono dalle colline.

La particolare struttura del dialetto, la chiesa dedicata a San Gennaro, protettore del paese, la presenza di una cappella millenaria che testimonia la presenza dei monaci basiliani stabilitisi nella regione intorno all’anno 1100, fanno pensare a un processo evolutivo che potrebbe comprendere l’insediamento nella zona di genti che risalivano il corso dell’Alento per cercare zone tranquille e fertili da coltivare.

L’isolamento che si imponeva come misura cautelare a quei tempi (peste, malattie sconosciute) ha fatto sì che il paese si sviluppasse pian piano intorno alle sorgenti del fiume fino a occupare l’attuale posizione. Sono riscontrabili numerosi ruderi nelle campagne circostanti che sono testimonianza dei passati insediamenti.

Per quanto attiene alle notizie documentabili, la storia di Gorga è intimamente connessa alle vicende dello Stato di Magliano di cui faceva parte come casale. Fu anche Università autonoma, ma nel periodo napoleonico Gorga fu aggregata al Comune di Stio.

Monastero di S. Maria di Caporosso (oggi scomparso) si trovava sulla riva destra del fiume Alento, nei pressi dell’abito dell’antica Magliano (oggi Magliano vetere). Di esso non vi è alcuna traccia, ma questo non deve destare meraviglia in quanto anche di altri e più importanti monasteri non rimane nulla o solo qualche misero rudere. L’area di pertinenza di S. Maria di Camporosso inizia, infatti, dalla “coniunctura de flurio Alento et riu curbu”, che è l’attuale “Vallone Cupo”, un profondo torrente che immette le proprie acque nel fiume Alento.

La Grancia di San Lucido (scomparsa): l’esistenza e l’antichità della “grancia di San Lucido”, chiesa e priorato, è documentata fin dall’anno 1167. Risale alla colonizzazionebenedettina, infatti, fu dedicata alla fondazione del “beato Lucido”, monaco benedettino originario di Aquara, vissuto tra il X e l’XI secolo. La crisi dei monasteri e l’introduzione delle “commende” portarono decadimento spirituale che coinvolse anche la “grancia di San Lucido”. Nel 1756, infatti, era ancora in vita come “commenda”. La Grancia è ubicata nella località San Lucido del comune di Stio non lontano da una sorgente detta “fontana della Pastena”. L’edificio, privo di copertura, è a pianta rettangolare di m. 8 x 25 circa. Sorge su un pianoro ad orientazione Ovest-Est con l’ingresso sul lato Ovest di stampo italo greco (ciò fa ipotizzare un insediamento anteriore ai benedettini). Era diviso in due ambienti separati da 2 strutture ad arco, oggi crollati. Al vano anteriore si accede alla porta sul lato Ovest su cui era posta la lapide di 1,40 x 0,80 m. Oltre ai frammenti di lapide ritrovati, ciò che ben si conserva è la muratura perimetrale, la quale presenta i connotati tipici di una tecnica molto antica: blocchi di pietra squadrata di media grandezza messi in opera con malta e conci di cotto.

Monastero di San Gennaro (oggi scomparso) si trovava lungo il corso del fiume Alento, in direzione di Gorga, si arriva al torrente che scende da dietro la chiesa di S.Maria e da lì, salendo attraverso un piccolo bosco (Aoro), si arriva in cima ad una collina sulla quale si trova un altro monastero, ciò quello di S.Gennaro. Il monastero di S. Gennaro era ubicato più in alto, sulla sommità della collina ancora oggi denominata “l’area di San Gennaro”, un luogo non molto distante dall’attuale sito della Chiesa di Gorga, che è da sempre dedicata proprio a S. Gennaro, a testimonianza di un culto millenario per il grande martire cristiano.

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