Grotta dell’Angelo

Valle dell'Angelo, SA, Italia

La Grotta di S. Michele Arcangelo (o grotta dell’Angelo) è situata in località Costa della Salvia, è raggiungibile grazie a un bel sentiero panoramico che sale sul monte Ausinito, attravesandone gli splendidi boschi.

La grotta, da sempre meta di pellegrinaggi, custodisce una piccola statua dell’Arcangelo Michele (1800) in atteggiamento di difesa.

Il culto dell’Angelo rievoca l’antica presenza longobarda: i longobardi, infatti, solevano adibire gli antri scavati nella roccia a luoghi di preghiera.

La statua di San Michele fu rubata dalla grotta tra il 1647 e il 1656, e in seguito alla peste, per carenza di preti non fu più frequentata come invece era avvenuto per molti anni.

Il culto di San Michele riprese nella seconda metà del ‘700 ed il popolo, per attestare la sua riconoscenza per le grazie ricevute da San Barbato e da San Michele, fece ampliare la Chiesa Madre e costruire la statua del Santo nella grotta.

La statua fu realizzata da Nicola Tommasino nel 1800.

A circa 200 metri dalla grotta è la pietra dell’Angelo, una roccia cava dove i pellegrini infilavano le mani o il braccio in un antico e simbolico gesto verso le viscere della terra, in segno di fertilità e auspicio di vita. Meno di 100 metri avanti è invece la pietra del riposo, dove la stanchezza dei pellegrini miracolosamente si placava.

Alla grotta si accede per un sentiero che passa per il ponte sul Calore, che già nell’800 era praticabile, ma via via che ci si inoltra per la montagna il tracciato si fa più impervio fino a scomparire.

Durante i pellegrinaggi la statua dell’Angelo veniva portata dai fedeli alla grotta, poi, verso il tramonto si riportava nella chiesa di San Barbato, nella quale si entrava con dei ramoscelli di albero raccolti sul monte. La festa terminava con la celebrazione della Messa e la benedizione.

Solitamente si portavano i rami di albero raccolti nelle proprie case, perché le proteggessero; si portavano anche delle foglie di salvia che venivano essiccate e pestate in un mortaio, per usare la polvere che ne derivava come medicinale.

Sono diverse e tutte affascinanti le leggende intorno a San Michele.

La prima vuole che alcuni pastori che avevano portato gli animali al pascolo sulla vetta del monte Ausinito, furono improvvisamente colpiti da una tempesta che sradicava gli alberi e faceva rotolare enormi sassi.

Improvvisamente su di loro planò un grosso uccello che lasciava una scia di luce: i pastori seguirono quella luce che li condusse nella grotta dove pregarono e ringraziarono San Michele per aver loro salvato la vita.

Una leggenda simile vede protagonista una giovane fanciulla, anch’ella recatasi nei pressi della grotta per pascolare gli animali, nella quale si rifugiò quando cominciò a piovere. Ma quando la neve cominciò a cadere copiosa le fu impossibile uscirne. Così, esauriti il cibo e l’acqua che aveva a disposizione, invocò l’aiuto del Santo, ed improvvisamente cominciò a sgorgare acqua da una sorgente che è rimasta ancora oggi, cosicché ella potè salvarsi la vita.

Tornata a casa, decise di farsi suora con il nome di Angela.

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