La Chiesa Parrocchiale Santa Maria del Paradiso fu edificata nel 1520 nei pressi del Palazzo Feudale, sull’architrave vi è la più antica traccia dello stemma di Laureana, un lauro sulla campagna.

La chiesa costruita tutta in pietra locale compresi gli altari e la fonte battesimale di pietra monolitica, fu successivamente riedificata nel 1599 mantenendo le strutture architettoniche precedenti.

Nel 1583 esistevano 10 altari privati che appartenevano alle famiglie nobili di Laureana e servivano per la sepoltura, per quanti non avevano un’altare privato vi era la cappella di San Cono.

Nel XVII secolo la chiesa di Santa Maria del Paradiso ebbe un altro rifacimento e secondo lo stile del tempo fu arricchita di marmi e altri arredi sacri in modo molto fastoso.

Nel 1790 ebbe un nuovo crollo per essere successivamente restaurata dopo le guerre napoleoniche dal parroco Don Pietro Arciello.

Nel 1792 si avvia la nuova costruzione e durante il 1793 furono gettate le fondamenta della nuova chiesa, ma i lavori procedettero a rilento per poi arenarsi del tutto, cosicché per molti anni la fabbrica rimase ad appena sette palmi da terra. Nel 1832 riaffiora la volontà di riprendere i lavori, convogliandovi i proventi dei due palazzi lasciati in dono alla Parrocchia dal dott. Luca Antonio Grasso nel 1683. A tale scopo viene affidata una perizia al Mastro Muratore Giuseppe Murno da Padula e al fabbricatore Salvatore Conforto da Calvanico. Il 18 maggio 1835, il procuratore del clero don Antonio Cagnano indirizza al vescovo di Capaccio una lettera nella quale descrive la situazione in merito alla costruzione della chiesa. Sotto la visione dell’architetto Carmine Conforti, nel 1838 riprendono i lavori alacremente e in due anni la muratura raggiunge il tetto.
Alla medesima altezza perviene la costruzione del campanile e vi si alloca la campana, fino ad allora rimasta al suolo. I lavori erano portati avanti dal fabbricante Giuseppe Desiderio. Ad animare e sostenere il tutto era il parroco dott. Luigi Arciello, nativo di Sicignano degli Alburni. Egli era coadiuvato da una commissione per la fabbrica, di cui si ha notizia nel verbale di una riunione tenuta il 7 gennaio 1845.

Certamente non fu la prima, non fu l’unica e neppure l’ultima. La chiesa fu solennemente inaugurata il 1 gennaio 1851 con grande concorso di popolo.

Dell’evento si ebbe eco anche sulla stampa dell’epoca.

L’inaugurazione rendeva disponibile al culto l’ampio presbiterio con l’altare maggiore e la navata centrale, dove, nelle sei arcate laterali erano collocati altrettanti altari. Le navate laterali, invece, rimasero grezze e non accessibili, come appena pochi metri dal suolo rimase la costruzione della seconda torre campanaria, a destra di chi guarda, destinata all’orologio.
Forse la causa dell’incompiutezza dei lavori è da ravvisare nell’inattesa morte del parroco Luigi Arciello, avvenuta il 4 gennaio 1860.

Nel 1875, il parroco succeduto all’Arciello, mons. Pietro Principe, eresse l’altare monumentale e la balaustra che ancora oggi è possibile ammirare. Intorno alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso le condizioni della muratura ne richiesero la chiusura al culto e l’avvio di un ampio e radicale restauro. Fu durante questi lavori che vennero sfondate le arcate e reso accessibile lo spazio delle navate laterali, insieme all’eliminazione di quanto restava dell’incompiuto campanile destro. Purtroppo in questa fase andò perduta non poca suppellettile. Tra le cose che i fedeli ricordano con rimpianto è senza dubbio da annoverare l’organo a canne collocato sulla cantoria che allora sormontava la porta d’ingresso. Il 27 marzo del 1967, giovedì santo, dopo più di dieci anni di chiusura, la chiesa ritornava ad accogliere i fedeli per le celebrazioni liturgiche. Va ricordato che per i circa dieci anni di chiusura della chiesa, la vita liturgica si svolse nella cappella dell’Annunziata, messa a disposizione dalla proprietaria famiglia del Mercato, ma certamente angusta per le celebrazioni parrocchiali.

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