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Il comune di Campora è situato nella parte centrale del Cilento, a circa 15 km nord da Vallo della Lucania, ed è parte del suo parco nazionale. La parte orientale del territorio comunale è compresa nell’area forestale di Pruno, ed è collegata ai villaggi tramite una strada provinciale di montagna, la via di Carmignano, che si congiunge con la strada provinciale Pruno-Laurino e successivamente con la Piaggine-Pruno-Rofrano.

Il Municipio è situato in P.zza Umberto I, 13 cap. 84040.

Già citato in un documento del XIV secolo con l’attuale denominazione, “In Campora”, il toponimo rinvia al latino campus, nella duplice accezione di “luogo piano” e di “superficie agraria”.

Per secoli la vita di Campora è stata legata soprattutto alla funzione di controllo che questo centro abitato poteva svolgere sull’importante via di transito che da Vallo della Lucania passava da queste terre per poi proseguire per il Vallo di Diano. Il territorio dove attualmente sorge Campora, come dimostrano i numerosi ritrovamenti che risalgono all’età Eneolitica –III millennio a.c.-, era abitato fin dalla preistoria. Furono, poi, gli abitanti dell’Antica Velia a costruire una torre fortificata per sorvegliare la strada diretta verso il Vallo di Diano.

L´attuale centro abitato sorse comunque, solo dopo le incursioni saracene sulla costa all´incirca attorno al X secolo, quando le popolazioni in fuga si rifugiarono in un monastero basiliano dedicato a San Giorgio. Infatti a questo periodo risale l´origine del paese, come sta a dimostrare l´esistenza del Monastero di Sant´Angelo di Campora, fondato dai monaci basiliani (italo-greci) che vivevano in questa zona nel X secolo.

Le prime notizie certe sul paese partono dal 1131 quando, da un documento, si evince che il re normanno Ruggiero II (*vedi nota) confermò ai padri basiliani di Grottaferrata il possesso della torre della Grancia di Sant’Arcangelo. Questo importante documento attesta anche che queste terre furono donate un secolo prima ai suddetti monaci da Guiscardo V, principe longobardo di Salerno.

Federico II nel suo atto del 1220 stabilì che gli abitanti di Campora, come quelli di numerosi borghi vicini, erano tenuti a partecipare alla manutenzione del castello di Laurino.

Nel 1269, Carlo I d’Angiò concesse Castrum campore a Mathe de Alena e successivamente a Simone Bois. Il 27 febbraio 1433 Americo di Sanseverino, conte di Capaccio ebbe tra i suoi feudi anche quello di Campora. Nel 1444 Salvatore de Senis fu investito da re Alfonso feudatario di Campora, insieme a Caselle, Casalnuovo ed altri. A costui successe Bindo e poi Alfano, al quale successe Porzia Tolomea de Senis che sposó D. Carlo de Guevara conte di Potenza.

Ma nel 1453 Campora fu venduto insieme ad altri feudi da re Alfonso ad ad Alfonso della Gonesse. Poiché quest’ultimo nel 1486, prese parte alla congiura ordita da Antonello de Petruciis, primo ministro di re Ferrante, il feudo passò a Carlo Carafa, marchese di Montesarchio che lo perse per tradimento. Nel 1469 fu concesso da Roberto Sanseverino al figlio G. Francesco. Nel 1527 Porzia Capano sposa Lionetto Mazzacane di Diano, tra i feudi dei Capano vi era anche quello di Campora.

Passato poi ai Sanseverino di Caiazzo, Campora seguì sotto il loro dominio le vicende del feudo di Albanella fino al 1532. In quest’anno diventò Signore di Campora Alfonso Avalos d’Aquino, marchese del Vasto.

Nel Seicento il feudo appartenne prima alla famiglia Troilo e poi a quella dei Macedonio.

Anche Campora fu colpita dalla peste del 1656, che decimò la popolazione a soli 120 abitanti.

Nel 1756 il titolo di marchese di Campora passò a Scipione Loffredo.

Alla fine del secolo e per tutto il Settecento feudatari di Campora furono Giovan Marco Bartolomeo, Scipione e Domenico Loffredo.

Dalla consultazione dell’Onciario, cioè del catasto del Regno di Napoli, emerge come il territorio camporese fosse suddiviso in tante minuscole proprietà di cui solo poche superavano i 5 tomoli. Le proprietà più consistenti, invece, erano nelle mani del barone Loffredo e degli enti ecclesiastici.

Anche per questa ragione, subì, tra Otto e Novecento, una consistente flessione del numero degli abitanti a causa di una perdurante crisi agraria.

Campora aderì alle rivolte patriottiche ed innalzò nel 1799 l’albero della Libertà, nel febbraio del 1821, a Campora, come nel resto del Cilento, i contadini occuparono le terre padronali e, nella Pasqua del 1823, la popolazione reagì violentemente al regime poliziesco dei Borboni, ed un fervente patriota, Giovanni Trotta, sindaco del paese, incitò i suoi paesani alla rivolta capeggiandola con molto coraggio.

Successivamente molti “oppositori” furono arrestati e portati nel carcere di Salerno.

La figura centrale, però, resta quella del sacerdote Vitantonio Feola, il cappuccino Giuseppe da Campora, che, indomito, lottò per il trionfo delle idee liberali, fu tra i maggiori agitatori dei moti del distretto di Vallo nel 1848 e tra i fondatori a Stio della Società Operaia di Mutuo Soccorso.

Ormai, soggetto scomodo venne fatto fucilare il 23 giugno del 1863 da Giuseppe Tardio, acclamato capo brigante di Piaggine, che non contento, lo fini con una sciabolata al cuore.

La popolazione subì un forte calo a cavallo fra Otto e Novecento: molti camporesi, infatti, a causa della crisi agraria furono costretti a emigrare.

Indirizzo

Il nosto indirizzo:

Piazza Umberto I, 13, 84040 Campora, SA, Italia

GPS:

40.305994, 15.293016999999963

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