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Il comune di Montecorvino Pugliano composto da più frazioni come Pugliano, Santa Tecla, Gallara e Torello, San Vito, Condolizzi, Condorelli, Pendazzi, Pendazzelli, Santesi, Sorbo, Bivio Pratole e Pagliarone queste ultime località si sono sviluppate sulla strada statale 18 “Tirrena inferiore”.

Il Municipio è situato in Via Roma cap. 84090.

Sono numerose le ipotesi sul nome che secondo alcuni potrebbe derivare da “Mons e Chorak” che significa ardore, nel senso di “terra vulcanica”. La spiegazione è data dal carattere vulcanico del territorio che presentava fenditure esalanti gas, e ancora oggi si trovano, a Montecorvino Pugliano, acque sulfuree. Altri ritengono che possa derivare dal nome del console romano Marco Valerio Corvino che su queste colline aveva probabilmente una proprietà. Un’altra ipotesi ancora lo farebbe derivare dai termini Kora (città) e Ina (nostra) per indicare il luogo in cui abitavano i nobili patrizi romani. Pugliano fu aggiunto più tardi, lo si trova per la prima volta in un documento del 919 e forse indicava una piccola strada, anticamente chiamata via Piana, lungo la quale si è sviluppato il centro abitato. La cittadina è situata alle falde dei Picentini.

Dal municipio, nell’ex convento di Santa Maria, si ammira lo splendido panorama che si estende su tutta la Piana del Sele, con lo sfondo blu del cielo e del mare. I primi nuclei abitativi risalgono al 201 a.C. quando Picentia fu rasa al suolo dai Romani, dopo la seconda guerra punica. Ricostruita, la città fu definitivamente distrutta nell’88 a.C. In pianura si formarono acquitrini e si diffuse la malaria, non era più possibile viverci sia per motivi di salute sia per l’insicurezza diffusa dopo la caduta di Roma. Per questo motivo la gente si spostò verso le colline, in luoghi più protetti e nascosti, e non potendo costruire un’unica città con la cinta muraria, fondarono i piccoli centri distanti l’uno dall’altro, che nel loro insieme si chiamarono Montecorvino.

Nel VI secolo arrivarono prima i Bizantini, poi i Goti. Nel 1494 il sostegno di Montecorvino in difesa del re Alfonso I d’Aragona contro gli Angioini fu determinante per la vittoria. Per riconoscenza Alfonso II d’Aragona conferì il titolo di barone del regno a 23 famiglie, 16 di Rovella e 7 di Pugliano. Nel 1820 motivazioni politiche ed economiche spinsero i cittadini di Pugliano a chiedere al re di Napoli di separarsi da Rovella. Fino ad allora Pugliano aveva formato un unico comune con Rovella, secondo dopo Salerno per grandezza ed importanza. Si estendeva, infatti, dai monti al mare. Nacque così Montecorvino Pugliano, formata da 10 casali con Santa Tecla per capoluogo.

Montecorvino Pugliano partecipò nel 1820 e nel 1848 ai moti antiborbonici per la Costituzione. Fazioni opposte contrapponevano Pugliano e Santa Tecla che si contendevano i posti di maggiore responsabilità nell’amministrazione comunale. Nel 1911 un regio decreto sancì la separazione di Montecorvino Pugliano da Pontecagnano Faiano. Da allora Montecorvino Pugliano comprende le frazioni di Santa Tecla, Pugliano, Gallara, Torello, Pagliarone e San Vito. La storia di Santa Tecla inizia molto lontano da Montecorvino Pugliano.

Tecla era figlia di regnanti e viveva in Livigogna o Livigonia, in Turchia. Il padre, per suggellare un’alleanza, desiderava che la fanciulla sposasse il figlio di un regnante vicino. Ma Tecla non voleva e si rifiutò. Per punirla il padre allora la fece gettare nella fossa dei leoni. Ma avvenne un miracolo: i leoni, invece di sbranarla, si inginocchiarono intorno a lei. Il giorno dopo fu ritrovata viva dalle guardie. Il padre, sempre più infuriato la fece gettare nella fossa dei serpenti. Ma neanche questi la toccarono. Il re, allora, ordinò che fosse chiusa in una cella a pane e acqua, fino a quando non avesse cambiato idea. In cella a Tecla apparve San Paolo che le disse: “Accetta di sposarti. Il giorno del matrimonio qualcosa accadrà”. Tecla lo ascoltò ed il giorno del matrimonio avvenne il terzo miracolo: il padre stava per essere colpito da un fulmine, ma Tecla lo salvò, e per questo è considerata protettrice dei tuoni e dei fulmini.

In seguito Tecla fuggì e giunse nel territorio di Montecorvino Pugliano dove si rifugiò in una cascina abbandonata.

Qui iniziò la sua vita di preghiera, di aiuto verso il prossimo, sposa di Gesù. All’epoca la chiesa era a tre navate, ma nel momento in cui Tecla morì, richiamati dal suono delle campane che si misero a suonare da sole e da una grande luce, accorsero non solo gli abitanti, ma anche i soldati che spararono all’impazzata distruggendo le navate laterali.
Per cui è rimasta solo la navata centrale. Continuando a sparare, i soldati si raggrupparono sotto la grande quercia.

Fu allora che iniziò a soffiare un vento fortissimo che sradicò l’albero e lo abbatté sui soldati seppellendoli. La navata centrale, in cui erano il corpo della santa e tutta la popolazione che vi si era rifugiata, miracolosamente era rimasta in piedi.

Da allora, Santa Tecla è diventata la patrona di Montecorvino Pugliano.

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