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Il comune di Sala Consilina si trova ad un’altitudine di 614 metri s.l.m, raggiungendo i 1467 metri nella sua parte montana e copre una superficie di 59,2 Kmq, estendosi nella parte occidentale del Vallo di Diano. Sala Consilina è ubicata nel Vallo di Diano, un’ampia vallata disposta in direzione nord-ovest verso sud est e rientrante tra le appendici dell’ appenino calabro-lucano.

La stessa risulta delimitata dalla catena degli Alburni ad ovest e dalla catena della Maddalena ad est, il cui crinale segna il confine tra Campania e Basilicata, che racchiudono la lunga valle del fiume Tanagro che scorre quasi centralmente nella piana.

Il Municipio è situato in Via Mezzacapo 44 cap. 84036.

La fascia pedemontana dove sorge Sala Consilina fu sede di insediamenti remoti del Vallo di Diano. La vasta necropoli che per più di 4 km si estende dalla contrada Profica alla contrada Marsicanello, ha, infatti, messo in luce la stratificazione di diverse culture, a partire dal IX secolo a.C., da quella villanoviana a quella romana.

Notevoli e meravigliosi sono gli arredi venuti alla luce nelle circa duemila tombe a cremazione ed inumazione; molti di questi si possono ammirare non solo nel locale Antiquarium, ma ancor più nel Museo Provinciale, nella Certosa di Padula (Salerno) dove migliaia di altri pezzi sono custoditi nei depositi, e perfino nel Museo Petit Palais di Parigi.

La mancanza di un riferimento di questa enorme necropoli ad un insediamento stabile – di cui nessuna traccia è stato possibile ritrovare-, fa pensare che per secoli gli abitanti di questi luoghi dimoravano in vari nuclei di capanne, scomparse a seguito di eventi naturali o di successivi insediamenti abitativi.

Certo è che nessuna notizia storica ci è pervenuta in ordine alla preesistenza dell’insediamento sino al tardo Medioevo. Abbiamo invece documenti che ci confermano l’esistenza, sia in epoca romana che nell’alto Medioevo, di centri come Atinum, Marcellianum eConsilinum, molto prossimi a Sala Consilina, la cui evoluzione ebbe con essa molti momenti di intreccio e di contatto.

Per la sua posizione strategica si presume che al tempo dei Romani un posto di guardia era situato nella parte alta dove forse sorse anche un tempio pagano, sostituito successivamente dall’antichissima Chiesa di San Leone. Le Taverne (lungo la via Provinciale, nell’omonima contrada) potrebbero essere state fin dai tempi antichi una stazione di sosta lungo il tracciato della più antica strada consolare romana collegante Capua con Reggio.

La maggior parte degli storici è pertanto, concorde che l’insediamento odierno di Sala trae origine dalla distribuzione di Marcellianum, i cui abitanti vennero a stabilirsi sulla fascia immediatamente soprastante l’antica necropoli. Che si trattasse degli abitanti di Marcellianum, o di altrove, sembra ipotesi comunque attendibile, perché sono molti i toponimi – a cominciare dalla denominazione della città – che ricordano la dominazione longobarda e successivamente quella normanna, e all’inizio dell’anno Mille.

Verosimilmente per la sua morfologia Sala sorse nell’Alto Medioevo (VII-VIII secolo d.C.), allorquando un nucleo di Longobardi si stabilì su un territorio con probabili finalità militari, creandovi una struttura fortificata (il castrum o castello) e anche una residenza signorile (una curtis o un palazzo, con una sala). Di questa fase originaria non resta traccia materiale evidente, né si coglie un riflesso nella documentazione oggi conservata negli archivi pubblici.

Comunque sia, se davvero vi fu all’origine un nucleo longobardo, così come il toponimo germanico Saal-Sala induce a ipotizzare, esso potrebbe aver assunto una fisionomia meglio definita dopo il Mille e, più precisamente, durante la dominazione normanna (sec. XI-XII): a quel periodo, infatti, risalirebbe la fondazione di alcune chiese cittadine, come San Leone IX, Santo Stefano e Sant’Eustachio (Tavola “Sala in epoca normanna). Nella fioritura di quel periodo, prodotta anche dalla generale e favorevole congiuntura demografica del tempo, pare che l’insediamento sia andato configurandosi come una tipica Terra normanna, con un nucleo abitato principale e con alcuni casali rurali dislocati in vari punti del suo territorio (San Damiano, Santa Lucia, Sant’Angelo).

Nell’età moderna, l’insediamento rifiorisce lentamente: il Cinquecento  è un secolo di generale ripresa demografica e ciò favorisce in qualche modo anche la situazione locale, che risente tuttavia dell’opprimente regime politico e fiscale, tipico della dominazione vicereale spagnola.

I segni della depressione economica e sociale si manifestarono agli inizi del Cinquecento; nel 1532, i fuochi (alloggi familiari) erano solo 283. Nel 1595 essi erano, però, già saliti a 524

I Sanseverino dominarono Sala fino al 1548. Nel 1552 il feudo fu venduto al principe di Stigliano e nel 1558 passò al principe Scipione Carafa, che per la sua crudeltà fu assalito e ucciso. Il fratello del Carafa vendette allora Sala alla marchesa Ippolita Filomarino. Nel 1579 Sala ottenne di diventare città demaniale, dipendente direttamente dal re, col titolo “regia fidelis dilecta aurea”. Una relativa autonomia, non senza contrasti con la feudalità, dovette godere già in precedenza almeno dal tempo dei normanni; al 1378 risalivano gli Statuta in Ordinatione Universitatis Hominum Terrae Salae, ora smarrit

Alla fine del Quattrocento Giovanni Bigotti aveva donato al monastero di Padula i beni ereditati dal padre e situati a Venosa e a Sala Consilina. I certosini edificarono su questi beni la prima Grancia di Sala (La Vecchia) che è attigua al Palazzo Bigotti e sul portale reca, scolpita su pietra, la graticola con le iniziali dell’ordine certosino.

La situazione si aggrava drasticamente con la metà del secolo XVII, quando la peste del 1656 sconvolge tutto il Mezzogiorno: anche Sala viene decimata dall’epidemia, con conseguenze pesanti sulla sua struttura demografica, economica e sociale.

Nel 1656 era la peste a ridurre i 611 fuochi del 1648 ai 189 del 1669. La spaventosa epidemia è descritta dal medico del tempo Geronimo Gatta in forma epistolare, rivolta alla contessa di Buccino donna Beatrice Caracciolo.

Scelto come sede dei vescovi di Capaccio che vi rimasero fino al 1850, fu venduto nel corso del Seicento a Francesco Filomarino, principe di Rocca dell’Aspro, che ne ebbe la giurisdizione baronale. La cessione provocò forti tensioni tra il principe e il vescovo, alle quali si unì il malcontento popolare contro i nobili, che raggiunse l’acme nel 1647, in coincidenza coi moti di Masaniello a Napoli: in tale occasione un “collettore de’ Regii Fiscali” fu legato a un olmo nella pubblica piazza e arso vivo, e anche il barone della città, Carlo De Mari, venne ucciso insieme a suo cugino.

In seguito la giurisdizione baronale di Sala venne ceduta al duca Carlo Calà di Diano (1665); e poi passò agli Schipani, che la tennero dal 1706 al 1807

In quel periodo, grazie alla scelta da parte dei vescovi di Capaccio di Sala Consilina come sede vescovile, si sviluppò l’abitato intorno alla chiesa di S. Pietro e al vescovado. Il borgo medievale si estende in maniera longitudinale verso Sud lungo le pendici della montagna, ottimizzando sempre l’esposizione verso il sole e i terreni della vallata. Nascono così i rioni della Piazzarella (Piazzetta Gracchi) e di S. Raffaele.

Durante la repubblica partenopea del 1799 gravi fatti di sangue avevano turbato ancora una volta la vita del paese, per effetto della rivolta sanfedista guidata da Michele De Donato. Nel Decennio francese, con la legge dell’8 agosto 1806, Sala fu scelta come capoluogo di uno dei quattro distretti circondariali della provincia di Salerno.

Al tempo della Carboneria a sala facevano capo ben tre “vendite”: Consilina cosmopolita, Scuola della virtù e Sferza dei vizi. Ciò non impedì al re Ferdinando II di Borbone, in viaggio verso le Calabrie, di fermarsi a Sala, nel 1832, nel palazzo di Gaetano De Vita. Ma quando lo stesso re, nel 1848, dopo aver concesso la Costituzione la ritirò, i salesi dichiararono decaduta la dinastia dei Borbone e proclamarono la città sede del governo provvisorio. La rivolta fu tuttavia repressa dalla gendarmeria borbonica, che mise il paese in stato di assedio. Il 30 agosto 1860, infine i capi liberali stabilirono a Sala il governo provvisorio, e il 5 settembre vi giunse Giuseppe Garibaldi, in onore del quale vennero eretti due archi di trionfo.

Nell’Ottocento la popolazione continuò a crescere arrivando a 8.181 abitanti nel 1871. Ma, dopo i molti contributi dati alla causa del Risorgimento che proprio a Sala, perché sede di distretto, ebbero le più solenni manifestazioni sino all’arrivo di Garibaldi nel ’60, a nulla valsero i generosi tentativi del delegato Alfieri d’Evandro per la “ricostruzione morale e civile di questa vasta zona del Salernitano”. Il Comune di Sala fu, infatti, uno dei primi a registrare le difficoltà economico-sociali del tempo, malgrado l’Unificazione del Paese, e a dare inizio a quel pesante fenomeno di esodo che ancora sussiste. Nel 1881 la popolazione si era, difatti, già ridotta a 6.018 unità, di poco superiore a quella del 1797

Nel Novecento occorre arrivare al censimento del ’31 per poter registrare la presenza di 8.943 abitanti. Ma, d’allora in poi, il sorgere delle prime sedi per l’istruzione superiore e dei primi uffici amministrativi di tipo comprensoriale, – unitamente alla nascita di alcuni opifici e ad una certa apertura alle attività per il commercio – incominciarono a determinare un lento consolidamento della popolazione, che, malgrado il perdurare dell’emigrazione, ancora sussiste.

Nel corso di quest’ultimo secolo e soprattutto negli anni Sessanta-Settanta, un’intensa attività edilizia da un lato e dall’altro una crescita del commercio hanno accelerato e marcato l’evoluzione di Sala da originario paese agricolo in centro sede di servizi e di attività economico-commerciali.

Alla luce della radicale trasformazione del tessuto socio-economico cittadino degli ultimi cinquant’anni, ben si comprende, dunque, il declino del centro storico, da tempo abbandonato dagli antichi nuclei gentilizi e borghesi locali, oggi pressoché privo delle attività artigiane che un tempo l’animarono; al contempo si spiega anche il graduale ma inesorabile spostamento delle principali attività commerciali e amministrative dell’Ottocento dal centro cittadino (Piazza Umberto I, corso Vittorio Emanuele) alle aree di più recente urbanizzazione, con maggiore disponibilità di spazi per il parcheggio lungo un asse che oggi si snoda dalle vie Mezzacapo-Matteotti fino a Trinità.

La situazione attuale del centro storico, nel quale sono evidenti e diffusi i segnali di modernizzazione delle originarie strutture edilizie sette-ottocentesche, i danni che vi ha apportato il terremoto del 23 novembre del 1980 e gli interventi che a quell’evento sono seguiti, nel confronto con l’espansione del moderno centro urbano, rendono vieppiù percepibile la portata della trasformazione avvenuta in questa seconda metà del secolo XX, di sicuro la più radicale e profonda che sia stata registrata dal 1497 ad oggi.

Lo splendido scorcio che si notava dalla vallata verso il centro di Sala fu deturpato dalla costruzione negli anni ’60 dalla pronunciata teoria di fabbricati condominiali che si andarono a realizzare a valle della via Nazionale.

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