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Il Santuario Francescano di San Francesco e Sant’ Antonio è un santuario dedicato ai santi Francesco d’Assisi e Antonio di Padova, situato nella città di Cava de’ Tirreni, all’ingresso del quattrocentesco Borgo Scacciaventi, in un’ampia piazza prospiciente la statale 18 che da Napoli conduce a Salerno.

Alla fine del XV secolo la vita commerciale e religiosa di Cava de’ Tirreni era concentrata lungo i portici del Borgo Scacciaventi; nel 1450 il Municipio decise di costruirvi una nuova chiesa con annesso convento, da affidare ai frati francescani.

La municipalità continuò a sostenere tutte le necessità economiche della comunità francescana, in segno di gratitudine per l’assistenza e l’apostolato religioso svolto dai frati, considerando quindi la chiesa di San Francesco come la “Chiesa della Municipalità”.

Per poter meglio servire ai bisogni anche materiali del popolo, il 25 agosto 1580 i frati fondarono la Confraternita dell’Immacolata Concezione di Maria, che si è prodigata in opere caritative fino ai giorni nostri: infatti, sospesa solo nel 1943, si è poi ricostituita nel novembre 2001 con il nome di “Arciconfraternita della SS. Concezione e di San Francesco e Sant’Antonio”.

Il 5 giugno 1688 avvenne il primo terremoto, che danneggiò il soffitto sull’altare maggiore: restarono intatte le statue dell’Immacolata Concezione, di San Francesco e di Sant’Antonio, tuttora esistenti. Il sisma del 1694 causò invece il parziale crollo del campanile; riportata al suo splendore, la chiesa subì altri danni minori da altre scosse, negli anni 1732, 1805 e 1857; restaurata, sempre grazie al sostegno della città, fu riaperta solennemente il 21 agosto 1864.

L’11 settembre 1943 fu la guerra a provocare gravi danni: alcuni colpi di obice, partiti dalle navi anglo-americane impegnate nello sbarco delle truppe alleate a Salerno, raggiunsero l’edificio. In pochi attimi andò perduto il lungo lavoro di costruzioni e restauri dei secoli precedenti: crollarono parte del campanile e della facciata, e l’intero soffitto a cassettoni in legno e oro. Andarono distrutti anche l’organo e le pareti dellanavata centrale, con decine di pregevoli affreschi, tele e quadri di maestri del Seicento e del Settecento.

Ancora una volta si diede inizio all’opera di ricostruzione, terminata solo negli anni sessanta. Tuttavia, l’ultima scossa del 1980 provocò la distruzione quasi totale dell’intero edificio; si salvò dalla macerie solo ciò che era nell’abside e nel presbiterio: i dipinti e alcune statue, che furono recuperate in buono stato, oltre al nuovo grande organo Tamburini, con le sue 5000 canne, collocato nella chiesa nel 1960.

Fu solo nel 1996 che ebbe inizio l’ultimo lavoro di riedificazione, durato tredici anni; l’opera, realizzata in varie fasi, si è compiuta grazie al sostegno economico dei fedeli. Numerose sono state le iniziative per la raccolta dei fondi; ed esempio la sottoscrizione “Un mattone per San Francesco”.

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